martedì 15 marzo 2011

Panic no more!


Altro giro, altra corsa. Il terribile terremoto che ha colpito il Giappone e la crisi nel Mediterraneo hanno aumentato i carichi di lavoro di chi lavora nell’umanitario. Sono stati giorni di valigie, conference call e posti di vita neutri, come li chiamo io, che sarebbero poi le stazioni ferroviarie e/o gli aereoporti. Di queste No-Zone parleremo più avanti…
…adesso ci dedicheremo a un po’ di nostalgia. L’ultimo numero di Mojo Magazine mi ha impattato con una bella copertina e un CD dal tiolo PANIC! Bello in rosso su bianco e chiaro! Il sottotitolo 15 Track of riotous ‘80s indie insurrection! Prometteva bene, e le promesse sono state mantenute! Felt, Billy Bragg, Redskins, Wah! e tanti altri sono stati la “mia” musica di quando poco più che ventenne vivevo a Londra.
Erano gli anni di Margaret Thatcher di una non più giovane Inghilterra che si ritrovava a passare da un socialismo tory and un liberismo pragmatico che avrebbe nel tempo fatto collassare un sistema di welfare allora efficace. Quando arrivai a Londra, come tutti i ragazzi italiani, mi ero già organizzato a vivere under the UB40 ( lo UB40 era il modulo da compilare per ottenere il sussidio di disoccupazione in UK. Un discreto mucchietto di soldi…abbastanza per vivere punk orientated), ma grazie alla “stretta” Thatcher questo beneficio venne fortemente limitato per i cittadini non dell’Union Jack. Altro che razzismo leghista. In quei giorni inizio un forte conflitto tra il blocco socialista inglese e una nuove visione liberista conservatrice. Supportata dal vento americano di Reagan ( edonismo reaganiano ) la Thatcher introdusse una forma di tutela della cosa-pubblica molto anglo-centrica e conservatrice e il sistema degli outcats mantenuto e sostenuto da queste solidarietà sociale entrò in crisi.
Io ero lì e con i mie amici aderivo al Red Wedge Movement, una sorta di socialismo radicale che vedeva in Orwell e in certa sinistra illuminata ( che poi arrivò al governo inglese con Tony Blair ) una forma di Movimento veramente indipendente e autonomo, ma – e questo è il punto dove voglio arrivare – esclusivamente fatto da giovani.
In questi giorni che vedo manifestazioni, un giorno si e l’altro pure contro ogni cosa, mi rendo conto che, nonostante il mondo internittizzato ( ma forse proprio perché il mondo si è internettizato! ) l’impegno dei giovani è sempre più limitato. E vedere che popoli “viola” o “Art.21” hanno in pensionati e politicanti un gran numero di “sostenitori” la dice lungo sul perche l’Italia è un paese di vecchi. E perché il socialismo non attrae più nessun giovane. Ma soprattutto perché sempre più giovani delegano a sedicenti grandi vecchi il loro futuro e non si impegnano in prima persona per generare aspettative e momenti di…real panic!!!

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