mercoledì 27 novembre 2013

A volte ritornano. E mejo de prima!!!

A volte ritornano e più mejo di prima. Non è neanche finito, ma è già aperto. E' il primo Record store della celebre catena londinese Rough Trade, ad aprire i battenti a New York. Il punto vendita si trova nel rione di Williamsburg, ed è il più grande della Mela, con i suoi 1.400 metri quadri di spazio, che alloggiano anche una sala attrezzata per esibizioni live, da 250 posti. All'interno, naturalmente, cd, vinili e tutto quanto pertinente al mondo della musica alternativa Rough Trade mostra di voler replicare il successo del suo punto vendita Est, a Londra, aperto nel 2007 contro ogni pronostico degli esperti di marketing - in una fase di mercato più che stagnante - e fautore del rilancio della catena. Ma andiamo avanti e sull’ultimo numero di Vive le Rock [magazine per anime punk!!] una bellissima intervista a Pete Stennett, fondatore della Small Wonder Records, ci ricorda i giorni del primo EP dei CRASS e la storia della censurata Asylum, che nel vinile diventerà una traccia di due minuti di silenzio, ironicamente intitolata The Sound Of Free Speech. Sono questi, come dirà lo stesso Stennet sul concetto “noi contro loro” ad essere quei segnali di intransigenza che mi mancano. Il senso di appartenenza ad una comunità, fosse anche solo punk, era la chiave di volta per iniziare una battaglia che porterà non solo gli stessi CRASS a fregarsene della censura di Asylum, ma ad iniziare quell’attività terroristica che sarà l’intera produzione della CRASS record’s.
..oggi di quello spirito di appartenenza resta ben poco ed è proprio nella parcellizzazione dei Movimenti, della non aggregazione, se non virtuale, delle idee che l’attuale regime economico trae la sua forza. Una volta, anni fa, scrissi su Nuova Politica che il virtuale, se proiettato indietro nel tempo, avrebbe sicuramente cambiato la nostra storia. Provate ad immaginare un Robespierre, ai giorni nostri di FaceBook, inveire contro la Monarchia e sollevare le folle contro il Re. Avrebbe sicuramente milioni di “mi piace”, ma pochissimi rivoltosi al fianco! Ed adesso invece di chiamarla Rivoluzione francese la chiameremmo…FlashMob!
What a fuc*!

sabato 2 novembre 2013

A Voi Dudù e Saviano, per me Penna e Pasolini

Oggi, trent'otto anni fa, ad Ostia, ancora oggi periferia di Roma,  Pier Paolo Pasolini trovava la morte.
Il silenzio di ogni organo di informazione nel NON celebrare questa data è la prova che essere pensatori ed intellettuali non paga. Anzi, ci si consegna, con il messaggio complesso di cui si è portatori, al circo degli ignoranti. E che senso ha amico Pier Paolo?
Viva Dudù, Viva Checco Zalone e la birra falsa dei Simpson!
Voi tenetevi i Santoro & Saviano, io mi rileggo Penna e Pasolini.
...evaffanculo!

giovedì 31 ottobre 2013

Momenti di indifferenza e poesia.

Non c’è pace tra gli ulivi, meno che mai nell’astronave politica che – a km di distanza dal mondo vero – sovrasta il nostro quotidiano e ci dispensa regole e balzelli. In un delirio che oramai appartiene al Circo Freak continua ad accadere di tutto. Pillole veloci. Con decisioni ad hoc si stravolgono regolamenti “istituzionali” per una sola persona. Sul modello dei Tribunali fascisti si fanno regole processuali “alla bisogna” e si consolidano procedure estemporanee come ferme. Sapendo che così non è e con il concetto del voto di maggioranza si torna alla politica del ventennio. Aspettare e vedere. Dopo il pandemonio per Miss Italia e le donne belle ma sceme su un portale globale c’è stato il concorso per le giornaliste sportive più belle dell’anno. Ha vinto la D’Amico, ma con lei si è piazzata bene anche Miss Ipocrisia, poiché nessuno – dico nessuno! – è insorto. Meno che mai le Associazioni on domand come Se Non Ora quando!
…sul Corriere si parla degli aumenti “esponenziali” del trattamento economico del personale della Camera, su Repubblica...indovinate un po’? Delle Escort e di Berlusconi.
Sul Times, home page, si narra del dramma di centinaia di migranti che trovano la morte nel deserto del Niger nella loro “processione” verso un mondo nuovo. Temi diversi tra loro ma che trovano nell’indifferenza di tutti noi un fattore dominante e comune.

La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli.
La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici,
finisce con il vivere solo gli intervalli.

…è una poesia di un autore noto, ma mi illudo che sia stata scritta dal free poet della fotografia. Un pò di poesia per tutti e di tutti...

venerdì 25 ottobre 2013

Dudù ha una nuova ciotola..e il cervo si è (quasi) arreso.


Se da una parte continuo a vivere tra aeroporti e isole, dall’altra, ogni volta che torno a casa, appena accendo le televisioni o vado ai quotidiani on-line ho subito nostalgia della mia natura di espatriat. Breve cronaca di una mattina di relax a casa, nell’attesa di partire per Lampedusa e Malta again! Su La7 c’è un programma, OMNIBUS, che dedica più dell’80% delle proprie trasmissioni a Berlusconi, poi si passa su RAI3 – mi sembra si chiamava Agorà il programma - e un altro noioso Talk show parla di…Berlusconi. Non basta, su RAI NEWS24 la questione è “il voto palese” su Berlusconi. La Gruber non si fa mancare nulla e il tema è “cosa farà Berlusconi?”. Ovviamente su RepubblicaTV…di cosa si parla? Di Berlusconi! Di Santoro & compagni neanche a parlarne. Su RAI2 il problema è…l’eredita di Berlusconi. Oggi su tutti i siti nazionali la prima news è…Berlusconi convoca il partito. Ma il resto del mondo?
Molti lamentano all’Italia di avere una visione provinciale e non globale del problema. E come dare torto a chi ci definisce Berlusconized. Non è questione di chi lo vota e di quale area sociale esso rappresenti, poiché lo strumento della Democrazia questo tutela; la rappresentativa, ma di chi non lo vota, che non riesce a trovare forme di rappresentanza nelle quali riconoscersi e si esalta in una dinamica di denigrazione e sberlfetto della banale ( secondo lui ) capacità intellettiva di chi vota Berlusconi.
…ma il tempo passa – ed è trascorso – e negli ultimi vent’anni si è speso tempo, energia, attenzione, ma anche le Istituzioni ( con la “I” maiuscola ) hanno compromesso molto della loro natura identificando un nemico politico, metterlo nel mirino e cercare di eliminarlo.
Una parabola buddista, in una versione da me aggiornata, narra di un cacciatore che si “fissa” su un cervo bianco e passa la sua vita di cacciatore a cercarlo nei boschi, tra le valle e le montagne, solo per trovarlo quando ormai il cervo vecchio è quasi moribondo e non più in grado di scappare. All’atto di tirare la freccia mortale il cacciatore si rende conto che è invecchiato anch’esso nella caccia e comunque vada, l’uccisione del cervo ora non sarebbe stata la stessa cosa di una caccia ad un cervo giovane. Ambedue hanno vissuto una vita in “fuga”, tuttavia la vita attorno a loro è cresciuta lo stesso, dimenticandosi dei due “protagonisti”.
Mentre in Italia ci dedichiamo TUTTI al Totem Berlusconi, il mondo avanza e non ci sarà ne vittoria, né sconfitta nella parabola discendente del Cavaliere di Arcore, perché – è bene che ne siamo consapevoli TUTTI – questa parabola è stata negli ultimi vent’anni la NOSTRA storia. La storia d’Italia.
…faccio le valige, la splendida gente di Lampedusa mi aspetta.
Rise your hand, open your mind, take your own responsibility!

venerdì 18 ottobre 2013

Grazie Santoro per la nostra libertà di...pippa!!! Fuc* Of*


Back in town from Lampedusa, dove la natura umana si è dimostrata così fragile da domandarci se non dovessimo veramente – e con sempre più rinnovato rigore – affidarci all’innaturale per comprendere, come sia stato possibile, che decine di bambini, piccoli corpi dolcemente adagiati sul molo Favarolo, debbano pagare un tributo di morte al loro (incosciente) sogno di una semplice giornata migliore con i proprio genitori e amici nel cosiddetto “Mondo Nuovo”. Mi è stato chiesto dai molti giornalisti e commentatori presenti sull’isola un commento ( ND lavoro per una Organizzazione Umanitaria Globale ); Apocalittico! Questo è il mio commento. 350 salme su una piccola isola come Lampedusa non ci saranno mai tutte insieme e tutte riconducibili ad un evento. Neanche durante la Seconda guerra mondiale, dove Lampedusa – essendo un avamposto militare comandato dai tedeschi – è stata fatto oggetto di intensi cannoneggiamenti, i vecchi isolani non hanno memoria di così tanti morti e tutti inieme. Il dato triste è che, dopo il numero delle salme, il numero dei giornalisti, tecnici al seguito e staff, fosse il secondo! Ripeto: apocalittico!
Torno a casa e mi ritrovo scioperi, bla-bla-bla governanti e l’ultima “grande” battaglia politica di rilevanza nazionale, nel nome dei giovani disoccupati e contro il potere delle banche, portata avanti dalla corrazzata Santoro: la Sig.na Pascale è lesbica!!! Wowowow!
Negli anni sessanta si battevano per la libertà delle droghe e d’opinione; nei settanta/ottanta arrivò il punk e il fuck yourself! Negli anni novanta la pantera universitaria. Nel duemila? ci occupiamo delle lesbiche di palazzo Grazioli.
Per fortuna che ci sono Santoro&Travaglio. Grazie a loro la nostra libertà di…pippa è assicurata! Fuc* Off!!!
PS Mi è appena arrivato a casa l’ultimo numero di Mother Jones Magazine…che tristezza immaginare che le nostre informazioni passano attraverso certa gente…

sabato 28 settembre 2013

HUCK, SHINDIG! e EBM. What a paper magazine. Digital copy Fuck Of*!

Come è comune a tutti i bloggers, da oramai molto tempo, il mondo della carta stampata lamenta una costante riduzione di vendite e di interesse nel media. Non mi stupisco. Se cercate in un’edicola italiana qualcosa di non convenzionale, ovvero che non sia una rivista di moda o di gossip, dovrete rassegnarvi alla rete. Il panorama dei Media –Rivista in Italia è desolante. Non c’è un corrispettivo in italiano di The Wired o OX [ rivista punk in tedesco, con allegato sempre un CD pieno zeppo di nuovi gruppi ]. Ovviamente di due o tre Magazine che vorrei segnalare oggi neanche la presenza.
La prima rivista si chiama The Huck. Bella la confezione grafica, la scelta della carta e soprattutto i contenuti. Nel numero della passata primavera, con una copertina bellissima, una serie di articoli sulle indie publishers: sul come promuovere i propri lavori indipendenti nel mare magnum della rete;bell’articolo – con belle foto – su l’ AK Press e interessante info sul negozio di comics off di NYC che è un po’ diventato il modello di un certo genere di negozi anche in Italia: Drawn & Quarterly. Su l’ultimo numero interventi del critico e musicista di Greil Marcus ( su Bob Dylan) e intervista/approfondimento sul più anomalo duo-punk-ever (dopo i DOS di Kira), the No Age.
Poche righe anche per The Shindig! Un magazine psyco-orientated  con centinaia di pagine sul variegato – ae audace – mondo degli anni ’60. Ma non solo Flower Power, ma anche cinema, editoria, micro-movimenti lisergici e politica radical di quegli anni.
Un'altra segnalazione è di dovere: Electronic Beats Magazine. Rivista tedesca, di proprietà della Compagnia dei telefoni ( vi immaginate i dirigenti dell’italiana Telecom nell’editorial board di una rivista così? ) impegnata a diffondere la nuova musica ( ma non solo) anche gli strumenti per una nuova concezione del concetto “suono”. All’avanguardia, come molte cose dei nostri amici/nemici germanici. Non vi faccio il lungo e noioso elenco degli articoli, basta andare on-line e curiosare un po’ ( QUI ).
Io, ovviamente, ho messo mano alla mia Visa e mi sono abbonato a due delle tre riviste ( Huck e EBM ), perché – anche se in carta – quando una rivista è bella, vale sempre la pena sfogliarla!
Keep on, kepin on!
 
Keep on, kepi on!

giovedì 26 settembre 2013

Il ritorno di STeno e dei Nabat di Bologna. Un Evento con la "E" maiuscola.


Ok, nuovo Cd di Bob Dylan! Grande notizia! Esce il triplo CD dei Dr.Feelgoodwowowoow! E che dire nel box-style-Radio dei Clash!! Tutto e di più del due Strummer& Jones. C’è da svuotare una ricaricabile Visa!! Però, e questo è ancora il fascino delle piccole cose dal grande cuore, pero, dicevo, quando i Nabat di Steno si riuniscono e stampano un 45 nuovo con nuove canzone non può che essere un Evento. Con la E maiuscola ed in grassetto su ‘sto blog! Continua il magnifico lavoro della Ansaldi Records nel ristampare e ri-proporre - con lo spirito giusto – quei suoni Emilia-Sreet-orientated che hanno consegnato i gruppi di Steno alla legenda. Un 7 pollici, tre brani, registrati decisamente meglio rispetto ai precedenti lavori dei Nabat ( e ci credo! Erano degli anni ’80!!), copertina in bianco e nero grezza…one-two-three, let’s go! Bravo Steno. A presto un intervista della leggenda Oi Emiliana su questo blog.
Evento per evento un’altra ristampa mi ha affascinato e – guardandomi allo specchio, con i miei capelli bianche e qualche kilo in più – ricordato quale fosse l’approccio giusto di allora se volevi essere antagonista e non solo punk! Parlo della ristampa in vinile, in soli 250 esemplari, dei Klaxon, 1984, per i tipi della Sidney Town Records. Materiale d’epoca del primo (raro) EP, ed inediti – questi registrati davvero in stile Demo – rimandano ad atmosfere proto-berlusconiane, ma sempre figlie di una Milano da bere. E mentre in Lombardia il martini scorreva a fiumi, nel Lazio il fresco cannellino annebbiavav i pensieri di rivolta dei tre romani. Robba storica, ma che spacca ancora.
La tradizione street-punk capitolina meriterebbe una riproposizione storica a parte e non detto che il vostro blogger preferito non ci si dedichi!
Gabba ‘ncaz**! Daje oh fraté! Ecco lo slogan giusto!

mercoledì 18 settembre 2013

Articoli rifiutati (a me) e Riviste che chiudono ( loro)



Blog pigro in questi giorni, ma pubblico un articolo che avevo scritto per una rivista musicale nuova. Mi fù respinto poiché “troppo dettagliato”. La rivista ha chiuso dopo sei numeri.
Sarà perché voleva essere più…superficiale? Fuc* Off!!
PS. Ovviamente l’LP the Great Complotto fa bella mostra nella mia personale discoteta-punk-orientated!

Gli anni settanta in Italia sono un margine; da una parte la fine dei sogni lisergici degli anni sessanta e dall’altra l’inizio di un edonismo sfrenato degli ottanta. Gli anni dabere! E il mondo musicale del sottobosco undergroung non poteva non risentirne. Gli swinging-sessanta si chiudono con l’Album Le Stelle di Mario Schifano". Un progetto sonoro proto-multimediale che nasce da una serie di happening dal vivo ( al Piper) dell’artista Mario Schifano, accompagnato on-stage da quartetto ed impegnati a suonare psycadelia pura, mentre su di loro venivano proiettate immagini di un bizzarre film "Anna Carini in agosto vista dalle farfalle”. L’album è uno dei più rari di quegli anni, insieme a quello de I Raminghi, Il lungo Cammino dei Raminghi, che nel 1971 farà da “ponte” con l’allora nascente scuola progressive italiana. Gli anni settanta chiuderanno il giro con l’esplosione della musica punk in Europa, ed il tentativo un po’ naif di intercettarne, se non lo spirito ribelle, almeno la filosofia irriverente.

The Great Complotto è forse un raro esempio di una italianizzazione del movimento punk anglossassone. Verso la fine degli anni Settanta alcuni musicisti di Pordenone decidono, incuriositi, dalla crescente ondata punk che si stava propagando per tutta la Gran Bretagna, di recarsi a Londra, dove si esibiranno in un celebre concerto pirata. Ritornano in Friuli ed ispireranno uno dei primi network autogestiti italiani. Gruppi come HitlerSS e Tampax si consegneranno alla legenda ed anche nella recente Mostra EuroPunk a Villa Medici in Roma cimeli del Grat Complotto hanno fatto bella figura insieme ai primi flayers dei CRASS e gruppi minimali giapponesi. Ma è anche ne mezzo che ci appaiono, nel mondo bizzarro dell’on-line, rare gemme. Cercate su youtube il video di Ivan Cattaneo, L’Elefante è capovolto (1974) con una performance di un giovanissimo Benigni, così come una recente ristampa dei primi, bellissimi e surreali, tre album dell’icona dada-pop di Bergamo merita particolare attenzione: Uoaei del 1975, Primo, Secondo e Frutta (Ivan compreso) del 1977 e nel 1979, l’album SuperIvan, con l’intera Premiata Forneria Marconi come side-band. Il percorso musicale di Ivan Cattaneo ben rappresenta come la contaminazione radical-cultuarale degli anni settanta si sia fatta contaminare da un suono plastic-pop anni ottanta. Il nostro Ivan troverà il successo con un banalissimo 2060 Italian Graffiti. Re-make di canzoncine Ye-Ye degli anni sessanta. Lo stesso successo non arriderà a Stupid Set, Confusional Quartet, Kaos Rock, Gaz Nevada,  Take Four Doses, Luti Chroma, Art Fleury. Ma anche molti altri. Alcuni, come le Kandeggina Gang e gli stessi Kaos Rock beneficeranno di un momento di popolarità con le prime autoproduzioni della Cramps Recors. Per il resto del mucchio solo internet sembra essere un degno custode di così tanti sogni [musicali] infranti.

mercoledì 28 agosto 2013

Bob Dylan's best Joe Five

Ogni tanto prende anche a me la voglia di essere vanesio e condividere ( con i lettori di ‘sto Blog!) le cose che mi piacciono e che non. C’è un po’ di tutto tra le cose, i libri, i film…la musica, gli scrittori che vorrei “promuovere” in questo blog, però – una bellissima notizia arrivata sulla mia posta elettronica, mi ha fatto venire in mente una bella chart. Prima la notizia: Bob Dylan suonerà a Roma il 7 e 8 Novembre! Wowowow…ci sarò! E quale occasione migliore per non fare una chart-list dei 5 momenti più belli di e su Bob Dylan?
So…here let’s go!
Cominciamo con l’album Another Side Of Bob Dylan (1964). E’ difficile trovare un album migliore di altri. L’opera di Dylan è sterminata, tra dischi ufficiali, bootleg e tributi, si arriva  a quasi 400! Per Another Side è un album di “rottura” nella storia di Dylan è un po’ il suo primo viaggio pop attraverso un’America on-the-road che sino allora aveva conosciuto solo attraverso la contaminazione folk. Dal Greenwich village alla West Coast. Non se se l’elettrificazione di Dylan nasca da qui, ma Chimes of freedom è un grande pezzo punk! No? Ascoltatelo al doppio dei giri!!!
Da leggere, e studiare, il libro di Howard Sounes, Down the Highway: The Life Of Bob Dylan tradotto in italiano per I tipi della Guanda con il titolo Bob Dylan. Non solo la storia dell’uomo, ma anche della sua musica e dell’ispirazione dietro ogni (quasi) canzone. Il libro è completo ed accompagna il lettore nei fumosi locali folk dell’East NY, ma anche alle radici di quella musica popolare che il giovane Dylan ben seppe cantare, seppur rubando la scena ai vari Guthrie, Seeger e irish-Brò. Bello e interessante anche una vecchia edizione di un libro della Mazzotta Editore (1978) dal Titolo Joe Hill, woody Guthrie e Bob Dylan – Storia della canzone popolare in Usa di Umberto Fiori. Anche se incompleto il testo ci accompagna nella New York degli anni sessanta, quando essere left non era così oltraggioso come i giorni dei Bush&Clinton ci hanno mostrato e un grande ( ma giovane) Dylan alimentava quei sogni di rivoluzione che hanno motivato ( me compreso) tanti giovani.
Una “citazione” merita il sito di Maggie’s Farm [http://www.maggiesfarm.it/] di Michele Murino. Non so se è il migliore, il primo, il più aggiornato o no. Non lo so, ma in quest’ultimi anni è sempre stato un mio punto di riferimento per approfondire eventuali “ricerche” sull’opera del cantore di Dhuluth. Graficamente si potrebbe fare di meglio, ma i contenuti sono davvero stimolanti. Purtroppo non più aggiornato da molto tempo. E’ un peccato! In lingua inglese merita una citazione http://bobdylandaily.blogspot.it/. Aggiornatissimo e sempre attuale. Però on-line si trovano molte cose interessanti.
Un’ultima citazione merita il bel DVD Don't Look Back, sopratutto l’edizione De-Luxe, del documentarista americano Pannekaker. Il film, girato in bianco e nero, con una durata di poco più di un'ora e mezzo, si basa essenzialmente sulla tournee di concerti che Dylan tenne in UK nel 1965 ed è un bell’esempio di musica pop british vs America folk. MA sono molti i DVD che si possono rintracciare on-line relativi anche a vecchie registrazioni televisive, tornate ora disponibile grazie al digitale e la vendita attraverso internet.
Benedetta modernità!

martedì 27 agosto 2013

XXX XXX. Sei condanne, due evasioni

 “Dall’analisi dei documenti riportati in queste pagine (sentenze dei tribunali, rapporti delle questure, anonime “soffiate” degli informatori dell’OOOO, la polizia segreta del xxxismo) emergono le vicende di un uomo e quelle di una classe politica. È la vita, nella clandestinità e nell’esilio, in carcere e al confino, di una minoranza, composta di giovani che si sollevarono contro il xxxismo, proprio nel momento del suo “fulgore”.
Tra questi giovani che sentono la necessità morale di battersi, di pagare di persona per riaffermare i valori della libertà e della giustizia, XXX XXX si segnalò per la sua ansia di azione e per la sua intransigenza.
Il libro getta luce su una parte di storia poco conosciuta: quella che fu scritta con l’inchiostro della polizia politica e che si sostanziò in provvedimenti repressivi, secondo logiche e tecniche inquisitorie.
Nella testimonianza di YYY YYY (detenuto con XXX XXX nel “braccio” tedesco di Regina Coeli a Roma), che precede queste pagine, è scritto: “Si rifletta che da quel braccio si usciva in un modo solo: per andare di fronte al plotone di esecuzione. Qualche volta si poteva uscire già morti per le percosse subite dagli aguzzini durante gli interrogatori. Se XXX XXX e io ne siamo usciti miracolosamente in un terzo modo – e fu caso unico – è faccenda che non riguarda né XXX XXX né me, ma un gruppo di valorosi partigiani che rischiarono la loro vita per salvare la nostra”.

Questa non vuole essere una presa di posizione ne a favore, né contro. Ho trovato on-line quest’introduzione ad un famoso libro dal titolo “XXX XXX. Sei condanne, due evasioni”. E l’ho solo “contestualizzato”. Questo testo narra della rocambolesca avventura di due detenuti che evadono e si danno alla latitanza. Ambedue diventeranno personaggi istituzionali importanti. Ora anche celebrarti come eroi. E lo sono stati. Si sono opposti con coraggio e virilità a delle sentenza ingiuste ed hanno infranto la legge! Ho cambiato i nomi con delle X e delle Y. Ognuno di voi sostituisca a questi nomi chi crede.
Questo per ricordare a colora che, come un disco rotto, ricordano in questi giorni che le sentenze si rispettano, dico – non sempre! Quando sono ingiuste vanno combattute e per fortuna non siamo più in un regime senno…poveri noi! E grazie al Presidente XXX XXX pluri-condannato ed evasore per averci testimoniato che ogni ingiustizia, che mina la libertà individuale, va sempre combattuta!
Dobbiamo aspettare un altro Piazzale Loreto per comprendere che dobbiamo TUTTI fermarci?
Are U free? Really Free?

domenica 28 luglio 2013

Sex & Drug and Rock'n'roll with Peter Blake's Ian Dury


Molti lo conoscono per il celebre inno "Sex & Drugs & Rock&Roll", pubblicato nel 1977. Pochi però sanno che il cantante inglese Ian Dury, scomparso nel 2000 all'età di 57 anni, in gioventù fu anche un bravo pittore e illustratore. Lo scopriamo oggi con questa mostra organizzata al Royal College of Art di Londra, dalla figlia Jemima, dall'ex manager dei Clash, Kosmo Vinyl e dal famoso graphic designer Jules Balme. Dal 23 luglio all'1 settembre "Ian Dury: More Than Fair – Paintings, Drawings and Artworks, 1961–1972" [ qui il link] presenta oltre 30 opere realizzate da Dury quando era uno studente proprio al Royal College of Art e aveva tra i suoi insegnanti sir Peter Blake, l'artista a cui dobbiamo la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. Lo stile del futuro cantante si rifaceva alla Pop-Art in un intrigante mix di colori accesi, elementi fotografici e continui riferimenti al mondo della musica e delle celebrità.
Per chi andrà a Londra, cercando quello spirito Punk che ancora resiste nella perfida Albione.
Gabba-gabba-Hey!

sabato 27 luglio 2013

The Wire. Jazz, Improvised Music and...Rosso di Montefalco


E’ convinzione comune che con l’arrivo di internet, ma ancora più con la digitalizzazione del mondo, le riviste in carta così come per i libri, siano destinate a scomparire. In parte è vero, però – dall’altra parte – la digitalizzazione dei contenuti hanno consentito ad un totem dell’informazione musicale veramente “alternativa” – The Wire - di rendere disponibile l’intero archivio – al costo di un semplice abbonamento annuo – dei precedenti e rarissimi numeri arretrati. Quindi qual è la domanda? La scomparsa di riviste in carta è più dovuta alla banalità dei contenuti sino ad ora trattati o dall’arrivo di quel digitale che consente – agli stessi contenuti – di essere rilanciati a livello globale senza costrizioni di tempo, reperibilità e – non ultimo – di spesa? Ovviamente non ho risposta, ma sono felice che the Internet Syndicate [ parleremo in futuro del IS ]abbia reso disponibile, almeno per me, l’opera omnia di The Wire.
Pensate che sul The Wire#1, uscito nell’estate del 1982 [ l’Italia vinceva i Campionati del Mondo di Calcio ] già si parlava di Steve Lacy, Max Roach e della Leo Records. Sul secondo Numero Carla Bley e i Rip, Pig + Panic [ chi se li ricorda? Gruppo inglese, erroneamente etichettato come punk, nel quale cantava Nené la figlia di Don Cherry ].
Non so voi, ma in questo caso ( raro) benedico il mio Tablet e mi rileggerò la storia della musica alternativa globale dal basso, ovvero dalle origini. Sarà una calda ma proficua estate.

venerdì 26 luglio 2013

Giornalisti agguerriti e feroci al...guinzaglio

L'autorità garante per le garanzie nelle comunicazioni ha giudicato Fabio Fazio e Lucia Annunziata "colpevoli" d'aver condotto in modo "squilibrato" Che tempo che fa e In mezz'ora. Entrambi avrebbero violato la par condicio nel periodo 2012-2013, mandando in onda più ospiti del centrosinistra.
Così l'Agcom ha ordinato un riequilibrio (per la prossima stagione tv) a favore di esponenti del centrodestra”. Il lancio viene direttamente dal sito di Repubblica che, nonostante i banali tentativi di annacquare le marachelle dei due anchor man, si trova costretto a battere la news, seppur nascosta tra le altre.
La domanda ora è semplice. Visto come in passato i due giornalisti si siano sempre dimostrati come tra i più severi ed intransigenti con i politicanti intervistati (a turno) nei loro studi, rimproverando spesso loro comportamenti “eticamente poco correttiche avrebbero dovuto portare a loro “dimissioni” immediate…dicevo, ora che l’organo di garanzia ne ha certificato la loro parzialità, non dovrebbero loro dare il buon esempio rassegnando le dimissioni poiché giornalisti “poco seri”. Ovvero di parte e faziosi?
Non c’è niente di peggio di un giornalista “al guinzaglio”. Ora - per i due Giornalisti - questo loro collare (virtuale) è stato anche certificato. E pensare che i due giornalisti sono sempre stati tra i più barricaderos nel difendere il valore della libertà di stampa dal Cattivissimo B e i suoi sodali.
Li rivedremo ancora? Io dico di si…e voi?
Keep in touch!

giovedì 25 luglio 2013

Johnny Rotten assessore alla mobilità del Comune di Roma! Why not?

Ma qual è la differenza se hai settant’anni e sei Mick Jagger o Mario Monti? Quale elemento del loro DNA ha subito quella variazione genetica che ne ha determinato il loro essere come sono ora? E  poi…uno drogato, l’altro alla bocconi, ma – alla fine – chi vi sembra che stia meglio? E non ditemi che è tutta una questione di soldi…non direi che il Senatore Monti non ne abbia. Dalla periferia di Londra, al mito globale vs dalla borghesia meneghina all’italiana indifferenza. Non è facile esercitare una “scelta”. Certo, vorrei come padre Mick Jagger…però ringrazio il mio di padre (mimmo) che quando avevo sedici anni mi ha tenuto lontano dalla droga. Sarà anche per questo che non sono diventato il cantante dei Rolling Stones italiani, ma almeno oggi sto bene. Per il Senatore Monti parla la politica e i disastri dei quali – in un modo o nell’altro – ne è anche lui responsabile.
Parlando di politica, ieri sul Messaggero di ieri è comparsa un intervista al nuovo manager dell’ATAC, Dott. Broggi, 53 di Milano, questa parte dell’intervista mi ha fatto strabuzzare gli occhi: «Sono milanese, ma da vent’anni ho trascorso cinque giorni della settimana a Roma. Devo ammetterlo, poche volte ho usato i mezzi pubblici. Bene, dovrò cominciare a farlo per capire meglio il lavoro che mi aspetta». Ma che caz** di affermazione. Dovrà capire meglio?
Caro Dott. Broggi come si sentirebbe se fosse su un tavolo operatorio e un dottore, che si appresta ad aprirLa per operarLA le dicesse. Non l’ho mai fatto, dovrò imparare per capire meglio?
What a fuc* e la cosa bella è che nessuno ha detto niente.
..stavolta neanche beppegrillo.it! l’ho fregato!
Keep on, keepin’on fellà!

martedì 23 luglio 2013

Quattro righe, due libri, due CD e una calda estate

Con l’arrivo dell’estate c’è chi si prepara le valigie per lunghi viaggi e chi, come me, tornando va viaggi più corti, si organizza per brevi giorni di vacanza e d’ozio. Tutto si fermerà, com’è da prassi, ad Agosto in Italia; tutto tranne le chicchere in politica, e l’inedia di chi – vittima di una politica che chiacchere e non fa nulla [di buono] – non troverà neanche d’estate ragione e motivi per riposarsi. Ma tant’è, aspettando una rivoluzione proto-Casaleggio, ci dovremmo sorbire TG che rimandano all’ultimo perizoma, al tormentone dell’estate, ai consigli per gli anziani ( ma non sono gli stessi dell’anno prima?) e – novità – al Royal Baby, whatafuc*! Quindi tutti sotto gli ombrelloni, ma con qualche consiglio per la lettura e l’ascolto. Ovviamente inspired by Joe!
Cominciamo con una sorpresa.  Lo spirito e la rivolta è uscita l'edizione italiana della monografia di Peter Niklas Wilson dedicata ad Albert Ayler. Chi è Ayler? Beh…è un po’ difficile in poche righe sintetizzare l’epica esperienza di Ayler, non solo nella musica Jazz, ma nell’intero movimento contro-culturale nero in un America, ancora fortemente segregazionista. Ma se è nel momento estremo della morte che una persona vuole accanto a se solo coloro che hanno condiviso e vissuto, nel più intimo dei modi, l’esperienza terrena, ci sarà un motivo del perché al funerale di John Coltrane è stato Albert Ayler ad accompagnare il maestro verso (l’unico) Dio.
Un’altra lettura interessante è [ per il vostro Joe] biografia di Richard Brautigan (1935-1984) dal titolo Jubilee Hitch-hicker, The life and the Times of. Ok, è in inglese e non tutti in Italia conoscono il poeta Brautigan e – soprattutto – fanno fatica ad inserire la poetica minimale di Brautigan tra quelel più aggressive e e off di altri autori – più famosi – della beat generation. Ma, come già detto su questo blog, non tutte le rivoluzioni vanno “strillate”; c’è sempre spazio per l’intimo compiacimento e per la condivisione – seppur low profile -  di un entusiasmo per il  passaggio verso una modernità non invocata ma – in modo sghembo – accolta.
Terzo suggerimento…un paio di CD. Il Nuovo di Bob Dylan, The Bootleg Series, Vol. 10 - Another Self Portrait (1969-1971) ed il ritorno dei The Lords Of The New Church - The Gospel Truth, una compilation che rende nuovamente disponibile molto del loro materiale del periodo ( il loro migliore) del 1987-89. Più un raro concerto dal vivo! Wowowow…chi sono i Lords of New Church? Hey…mon amì, mi sa che hai sbagliato blog!!!
Keep in touch!

mercoledì 17 luglio 2013

Senza Religione non ci sarà rivoluzione radicale. Non lo dice [ora] il Papa, ma lo disse [allora] Hakim Bey

entrale diventa poi, nella proposta di Hakim Bey, il concetto di differenza rivoluzionaria, di valorizzazione della diversità contrapposta all’omogeneizzazione della stessa imposta dalla globalizzazione forzata. "La differenza -sostiene- è che la diversità non deve necessariamente essere egemonica o fascista. E questa sarà una cosa estremamente difficile da capire per la vecchia sinistra, perché la vecchia sinistra stessa aveva tra i suoi ideali, quello di un’unica cultura mondiale -secolare, razionalistica, (..) totalmente illuminata, senza ombre, industria, proletariato, avanti verso l’avvenire, fondamentalmente egemonica verso le differenze". Questa attenzione e questo rispetto riguarda anche le religioni. "Ma sembra chiaro che senza religione non ci sarà rivoluzione radicale; -afferma- la Vecchia sinistra e la (vecchia) Nuova Sinistra non possono certo farcela da sole". E parlando di religioni lo sguardo è orientato in primo luogo verso l’Islam non oscurantista, quello del già citato sufismo, del socialismo sciita di Alì Shariati, quello cosmopolita della Bosnia multietnica o del "Sentiero Verde" del colonnello Gheddafi. "Se una vera coalizione anticapitalista dovrà mai apparire a questo mondo, non potrà fare a meno dell’Islam", sostiene Bey in "Millennium".
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Ma l’interesse è diretto anche verso alcune componenti del cristianesimo, e non solo per quelle, è il caso dei sacerdoti che si riconoscono nella Teologia della Liberazione, che in America Latina hanno da sempre sostenuto la causa dei poveri e degli oppressi. "Nei prossimi anni possiamo attenderci di vedere, tanto all’interno quanto all’esterno della chiesa, forme di revival di «cristianesimo celtico», votato alla resistenza contro l’inquinamento dell’ambiente sia fisico, sia immaginale, e perciò impegnato nella lotta anticapitalista".
Quella proposta nel suo ultimo lavoro è una grande coalizione che, pur conscia delle differenze presenti al suo interno, possa battersi, con qualche possibilità di contrastarlo efficacemente, contro il neoliberismo dilagante. Non è un caso perciò che una delle esperienze citate più spesso sia quella zapatista, epigoni urbani compresi, che alla forte rivendicazione di identità etnica affianca un messaggio universalistico di liberazione sociale. In quest’ambito vengono citati anche il Tibet, il movimento dei nativi americani e, con grande convinzione, una possibile e futura Irlanda repubblicana, vista come un potenziale detonatore nel cuore dell’Europa capitalista.
Le piccole nazioni che propongano modelli libertari e socialisti sono considerate da Hakim Bey fondamentali ai fini della ricostituzione di un fronte anticapitalista internazionale. Con le sue parole: "Un federalismo proudhoniano basato sulle particolarità non egemoniche in una mutualità «nomadologica» o rizomatica di solidarietà sinergica, questa è la nostra struttura rivoluzionaria". Si tratta quindi di un esplicito apprezzamento per un nazionalitarismo politicamente qualificato che continua ad essere osteggiato, quando non apertamente accusato di dar vita comunque a forme di governo reazionarie, da buona parte di quella sinistra più o meno antagonista, che magari considera "TAZ" un proprio imprescindibile testo di riferimento ideologico.

…anche se è un citazione, ce né abbastanza per tutti! Surf the web fellà!

mercoledì 3 luglio 2013

Rocco, Marky uno Scooter a Gabba-Gabba-Hey! Let's Go!!!!


Vabbé! Conosco Rocco, ops, DJ Ringo e non solo è un mio amico, ma è anche un punk vero, con un cuore che pompa al ritmo dei Bad Brains [ di pay to cum ] ed un’adrenalina che scorre nel sangue seguendo le chitarre dei Dead Kennedys di Nazi-Punk fuc* off!! Quando l’ho incontrato la prima volata eravamo ad Haiti. Maglietta Ramones e moto per andare a scorrazzare nell’isola caraibica. Erano i giorni di Rock per Haiti. In un area in pieno “copri-fuoco” con bande armate che impersavano sull’isola i giorni del post-terromoto, il temerario Ringo seguiva il suo istinto e domava una moto in un territorio “indomabile”. All’osservazione del responsabile della sicurezza del capo, la risposta fù veramente punk: so what?
…grande Rocco! E da allora i contatti si sono intensificati.
Adesso questa intervista a Marky Ramone ( che a Los Angeles ha indossato una mia maglietta!!] per la rivista Cafe Races mi ha  ricordato i tempi del comune spirito punk. Bravo Rocco.
Ve la “rilancio”. Ne vale la pena. Moto+Punk+l’indomabile spirito di un vero punk! What else!
Keep on, Keepin’on Brò!

lunedì 17 giugno 2013

Happy B.Day Joe!

Oggi è il mio compleanno e mi sono fatto due regali, il primo è La Repubblica penale di Antoine Garapon, Denis Salas. Basta leggere qui sotto l’introduzione per non cominciare a domandarsi, ma dove stiamo andando?
La follia demiurgica dei legislatori che tende a disciplinare sempre più minuziosamente ogni comportamento degli individui ha ridotto il cittadino al rango di ospite di una casa di correzione, in cui ogni infrazione, anche colposa, delle regole si configura come crimine penalmente perseguibile.
Ciò ha determinato, fra l'altro, un accrescimento smisurato del potere dei magistrati, oggi arbitri onnipotenti della vita dei cittadini, della politica, dell'economia. Tale processo di criminalizzazione della vita collettiva va avvitandosi su se stesso, assumendo connotati di autofagia: esso si avventa su quei medesimi organi del potere che lo hanno prodotto, e cioè sugli uomini di governo, sugli alti burocrati, sui grandi imprenditori, tradizionalmente coperti da immunità di fatto.
Il ricorso massiccio al carcere - vera e propria abiezione contraria a ogni senso di umanità e antinomica alla rieducazione del condannato (con buona pace dell'art.27 della nostra Costituzione!) - accresce questa somiglianza della vita associata a un bagno penale.
Di qui l'indilazionabile esigenza di concepire logiche sanzionatorie diverse, fondate non già sulla "Vendetta di Stato", degradante e nociva, che oggi l'ingranaggio penale persegue, ma, recuperando principî civilistici, sull'impulso di parte e su "pene utili" alle vittime.
Il secondo regalo è un CD di Fermin Muruza,  Radar FM 1999.2013, preso al Centro Sociale Acrobax di roma per 5 euri! E’ proprio vero che il Buddah dimora nei petali di un fiore come in una cantilena terzomondista di un ribelle Euskadi!
Buon compleanno Joe!

sabato 15 giugno 2013

e 'a finestra c'è la morti

Con questo titolo (e il sottotitolo “Pinelli, chi c'era in quella notte”) è da poco uscito un libro delle Edizioni Zero in Condotta  che, in qualche modo, riaffronta la questione della morte di Pinelli”, anzi, come si dice ormai in modo diffuso, dell’anarchcicoPinelli con un occhio particolarmente “documentaristico".
Si tratta di un'appassionata e documentata ricostruzione di uno degli episodi emblematici della dell’inizio della modernità italiana, intrecciato com’è con le cronache e le vicende politico-giudiziarie della madre di tutte le stragi, cioè l'attentato del 12 dicembre 1969 a Milano, in piazza Fontana.
Ne sono autori un avvocato autodefinito anarchico (Fuga) e un componente nell’anno 1969 (con lo stesso Pinelli e altri) di CroceNera Anarchica, e con la collaborazione di Elda Necchi.
Questo libro condensa anni di ricerche e contribuisce a illuminare meglio sia lo svolgimento dei fatti al famoso quarto piano della Questura milanese; sia il più generale contesto nel quale avvennero, tra servizi segreti, politica, depistaggi, ecc..
Particolarmente ricco ed interessante il materiale iconografico presente nel libro. Tra vecchie foto e riproduzioni di improvvisate piantine della stanza dove ha trovato (l’idea de) la morte l’anarchcicoPinelli si respira, indipendentemente da quale parte ci si voglia posizionare, l’aria degli anni settanta.
Cercatelo in libreria, il lavoro di ricerca affrontato dagli autori vale la pena di qualche minuto di particolare attenzione.

lunedì 10 giugno 2013

Elogio [funebre] del cane da guardia sdentato.


…che io mi ritrovi a simpatizzare con BeppeGrillo.it mi sembra una cosa “bizzarra”. Però tutto quest’accanimento nei suoi confronti, da quegli stessi organi di “informazione” che ne incensavano la sua capacità di intercettare la piazza e il saper rappresentare il disagio dei giovani nei confronti del precedente esecutivo di Berlusconi, mi lascia un po’ perplesso.
Sarebbe interessante rivedere su YouTube tutti i commenti dei soliti tribuni liberi e puri, da Ballarò a SantoroTV, dai talk di Rai3 alle tante YouDem TV, per farsi un idea dell’oggi mutato. Insomma, quando in charge era il “nemico” B., BeppeGrillo si rivelava, suo malgrado, l’utile idiota per alimentare una [ finta] voglia di rivoluzione. Ora, dopo un mandato solido e vivo, la sua capacità di rappresentare diventa dittatura, nazismo, comunismo. Insomma si sta riversando oggi, su l’utile idiota di allora, così tanto veleno e cattiveria che – non mi stupirei – porterà tra non molto lo stesso comico di Genova a dar ragione a Berlusconi, quando parlava di stampa manipolata ed a uso e consumo.
Che la nostra informazione sia debole lo hanno scoperto anche in Gabon. Un po’ tutti, ma non la cd “classe politica” che ha tutto l’interesse ad alimentare, con papponi addolciti, un cane da guardia oramai senza più denti, né rabbia. Se ci aspettiamo che anchorman decennali, guardate da quanti anni i vari Travaglio, Mauro, Floris e Vespa sono in TV, possano aver un minimo interesse a rimettere in discussione il loro [comodo e ben retribuito] ruolo di “giornalisti”, allora siamo noi stessi degli utili idioti. E pensare che sono loro quelli che rimproverano le Istituzioni di non consentire un ricambio generazionale. Si è – più o meno - “ostaggi” di questo viziato binomio. Niente informazione “vera” e  poca capacità di rappresentare quella voglia di cambiamento che una illuminata governance politica deve saper accogliere, guidare e non osteggiare e rifiutare.
Non ho soluzioni a questo quadro, né BeppeGrillo è stato in grado – sino ad ora - di proporre qualcosa che non sia “contro”. Una visione nuova, illuminata, non ispirata dagli errori (molto) del passato, ma rivoluzionaria nella capacità di lanciarsi in avanti con coraggio e idee di comunità nuove!
Però anche se adesso dovesse nascere un nuovo De Gasperi, un nuovo Pasolini, un Karol Wojtyła, un chi-vi-pare-politico, finirebbe nel circo mediatico ad azzannare quegli ossi che domatori di sdentati ed imbolsiti leoni gettano, attribuendosi per questo un coraggio e una libertà che non hanno e che certamente NON vogliono.
Keep in touch!
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