mercoledì 18 settembre 2013

Articoli rifiutati (a me) e Riviste che chiudono ( loro)



Blog pigro in questi giorni, ma pubblico un articolo che avevo scritto per una rivista musicale nuova. Mi fù respinto poiché “troppo dettagliato”. La rivista ha chiuso dopo sei numeri.
Sarà perché voleva essere più…superficiale? Fuc* Off!!
PS. Ovviamente l’LP the Great Complotto fa bella mostra nella mia personale discoteta-punk-orientated!

Gli anni settanta in Italia sono un margine; da una parte la fine dei sogni lisergici degli anni sessanta e dall’altra l’inizio di un edonismo sfrenato degli ottanta. Gli anni dabere! E il mondo musicale del sottobosco undergroung non poteva non risentirne. Gli swinging-sessanta si chiudono con l’Album Le Stelle di Mario Schifano". Un progetto sonoro proto-multimediale che nasce da una serie di happening dal vivo ( al Piper) dell’artista Mario Schifano, accompagnato on-stage da quartetto ed impegnati a suonare psycadelia pura, mentre su di loro venivano proiettate immagini di un bizzarre film "Anna Carini in agosto vista dalle farfalle”. L’album è uno dei più rari di quegli anni, insieme a quello de I Raminghi, Il lungo Cammino dei Raminghi, che nel 1971 farà da “ponte” con l’allora nascente scuola progressive italiana. Gli anni settanta chiuderanno il giro con l’esplosione della musica punk in Europa, ed il tentativo un po’ naif di intercettarne, se non lo spirito ribelle, almeno la filosofia irriverente.

The Great Complotto è forse un raro esempio di una italianizzazione del movimento punk anglossassone. Verso la fine degli anni Settanta alcuni musicisti di Pordenone decidono, incuriositi, dalla crescente ondata punk che si stava propagando per tutta la Gran Bretagna, di recarsi a Londra, dove si esibiranno in un celebre concerto pirata. Ritornano in Friuli ed ispireranno uno dei primi network autogestiti italiani. Gruppi come HitlerSS e Tampax si consegneranno alla legenda ed anche nella recente Mostra EuroPunk a Villa Medici in Roma cimeli del Grat Complotto hanno fatto bella figura insieme ai primi flayers dei CRASS e gruppi minimali giapponesi. Ma è anche ne mezzo che ci appaiono, nel mondo bizzarro dell’on-line, rare gemme. Cercate su youtube il video di Ivan Cattaneo, L’Elefante è capovolto (1974) con una performance di un giovanissimo Benigni, così come una recente ristampa dei primi, bellissimi e surreali, tre album dell’icona dada-pop di Bergamo merita particolare attenzione: Uoaei del 1975, Primo, Secondo e Frutta (Ivan compreso) del 1977 e nel 1979, l’album SuperIvan, con l’intera Premiata Forneria Marconi come side-band. Il percorso musicale di Ivan Cattaneo ben rappresenta come la contaminazione radical-cultuarale degli anni settanta si sia fatta contaminare da un suono plastic-pop anni ottanta. Il nostro Ivan troverà il successo con un banalissimo 2060 Italian Graffiti. Re-make di canzoncine Ye-Ye degli anni sessanta. Lo stesso successo non arriderà a Stupid Set, Confusional Quartet, Kaos Rock, Gaz Nevada,  Take Four Doses, Luti Chroma, Art Fleury. Ma anche molti altri. Alcuni, come le Kandeggina Gang e gli stessi Kaos Rock beneficeranno di un momento di popolarità con le prime autoproduzioni della Cramps Recors. Per il resto del mucchio solo internet sembra essere un degno custode di così tanti sogni [musicali] infranti.

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