martedì 15 febbraio 2011

Be Carefull#3 [ Trattato del Ribelle]


“Il ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice” . Queste poche parole tratte da “Trattato del Ribelle” di Ernst Junger rendono bene l’idea [ del tutto personale ] che credo corrisponda al cittadino moderno. Soprattutto nel nostro paese dove un violento conflitto istituzionale sta sgretolando i principi generale della condivisione civile di spazi, di tempo e di idee.
Sino a che punto ci si può ribellare in un contesto “convenzionale”? E dove si oltrepassa il confine della giusta rivolta e si entra nella becera contestazione? Le donne scese in piazza domenica era severe moralizzatrici o inutili radical chic? Berlusconi è un criminale o un perseguitato politico? Chi definirà la vera verità? Un tribunale di Milano o la storia sociale del nostro paese. Non è stato forse anche condannato uno dei Presidenti della Repubblica più amato dai noi italiani? Ma fù condannato da ( allora contemporanei ) tribunali fascisti; ingiusti e iniqui possiamo dirlo ora. Lo avessimo detto allora saremmo stati “processati e condannati”.
Come ci si può ribellare e dove trovare lo spazio per esercitare i principi di questa ribellione?
Quando il rischio è alto, come quello che stiamo correndo in questi giorni, non è nelle leggi della gens che si può trovare conforto, né sicurezza, ma nella consapevolezza, del tutto individuale, dell’essere soli di fronte alla catastrofe. Né Hakim bay, ma neanche derive anarcoidi come Bolo-bolo, possono indicarci una zona franca dove attendere l’esito del conflitto, ma uno scatto in avanti "nel bosco" alla ricerca dei nostri valori e principi individuali, rinunciare alla Società ( dei Fedeli Emilio, dei beppegrillo.it e dei Guzzanti-3-Guzzanti) per quell’essere umano che “ costituisce il fondamento di ogni elento individuale e da cui si irradiano le individuazioni. In questa zona non ritroviamo soltanto la comunanza: qui c’è l’identità”…
…per il momento mi rileggo The Road of Wigan Pier per ritrovare la voglia di una modello di collettivizzazione socialista, ma Ernst Junger lo tengo vicino a me, hai visto mai…

domenica 13 febbraio 2011

Erano anni belli [Tributo a RivistaA#358]

Si può essere liberisti, neri, socialisti, rossi, libertari, berlusconiani e non. Si può essere tutto (soprattutto per noi più che quarantenni), ma non dobbiamo essere irriconoscesti a RivistaA. Da più di quarant'anni un monolite libero nel conformismo giornalistico. Stampa di sinistra (snob) e di destra (borghese), televisione convenzionale e non, conservatrice, opinion leader strapagati e piagnoni e anchorman oscurantisti e senzaopinione...tutto questo è stato il mondo dell'informzione nel nostro paese, antagonista tra loro, ma del tutto non interessato ad informare e rappresentare gli interessi reali della gens del nostro paese.
Almeno RivistaA l'ha fatto. Un pilastro nel mondo dell'antagonismo, senza mai scadere nell'eccitazione per la violenza, anzi, incentivando i movimenti pacifisti a diffondere, con i loro comportamenti responsabili , pratiche non-violente.
Ebbene, dopo 40 anni un numero speciale di 256 pagine ne celebra l'avventura. Che dire...supportatelo, compratelo, diffondetelo.
Tra i collaboratori che celebrano questi quarantanni ho selezionatio per questo mio blog lo scritto di Marco Pandin, sarà perchè quasi mio coetaneo, ma anche perchè a lui devo - in un certo qual modo -i l primo contatto con il [bel ] mondo del punk dei Crass e dei Franti. [ visitate il suo catalogono on line Stella*nera].
Ecco di seguito parte del suo intervento su RivistaA#358 [ qui l'intero articolo]
È stato grazie ad Elis che ho letto la A/Rivista. Stava in bella mostra nella vetrina di Utopia 2, piccola libreria anarchica veneziana dove non serviva la scusa degli acquazzoni improvvisi per trovare rifugio sulla strada tra piazzale Roma e l’università. Era il novembre 1976, diciannove anni compiuti da un mese, già annidato in testa un sentimento di insofferenza inspiegabile a parole per le cose cosiddette normali, quelle ritenute più adatte ai ragazzi della mia età, fossero la musica o le letture o la rassegnazione per la caserma. Suonavo in un gruppo che faceva della roba proprio strana e indefinibile, e bazzicavo da tempo in una radio libera. A me piacevano Area e Stormy Six, gli Henry Cow e John Fahey, che a buona parte dei miei amici facevano schifo. Ero andato proprio fuori di testa per i poeti beat e l’Antologia di Spoon River, quando le letture più diffuse erano Tex e Zagor e Lotta Continua e il Quotidiano dei Lavoratori. Alla visita di leva, unico tra tutti i miei amici e compagni di scuola, avevo presentato una dichiarazione di obiezione di coscienza che mi avrebbe causato parecchi fastidi. Avevo diciannove anni, dicevo. Mestre e Venezia e Marghera mi stavano strette addosso, e avrei voluto per me una vita perennemente in viaggio, non importa dove: il Salento, Londra, Capo Nord, la California, o le porte del cosmo che stanno su in Germania. E invece ho mollato l’università dopo un anno e cinque soli esami perché non avevo un soldo e non avevo il coraggio di chiederne ai miei, così sono andato a lavorare. Ho fatto un po’ di tutto, dal manovale in fabbrica al fattorino in giro senza orario, al cassiere in un supermercato. Un giorno mi offrono di partecipare a un corso: quattro mesi tra Milano e Roma, se passi le selezioni ti prendono in prova e poi se gli vai bene ti danno il posto fisso. A raccontarle oggi sembrano storie d’altri tempi: il posto fisso, l’erba piantata nell’orto dietro casa, le autoriduzioni ai concerti, le manifestazioni con le bandiere dove tutt’attorno a te c’erano altri ragazzi, a migliaia. Insieme a urlare, a ridere, a fare casino. Erano anni lenti, senza telefonini, senza internet, senza soldi. La televisione non la guardavamo praticamente mai: la vita era in strada, in piazza. Erano anni di vinile e nastro magnetico. Anni di ciclostile e scritte veloci sui muri con lo spray, di teatro precario e concerti raccogliticci. C’è stato poi il punk, e col punk l’accorgersi che certe idee sballate in testa ti potevano venire anche se abitavi tra i palazzoni grigi e l’erba malata alla periferia dell’impero, anche se eri costretto a nascondere per buona parte della giornata la tua creatività dietro una tuta da lavoro. Ho smesso di suonare e ho messo in piedi una fanzine, poi una piccola etichetta discografica indipendente. [ continua]

martedì 8 febbraio 2011

CCM vs Foxtrot


Non c’è modo di sapere se sia vero o meno, ma – sembrerebbe – che il primo 45 giri punk autoprodotto in Italia sia dei pisani Cheetah Chrome Motherfuckers, dal titolo ( anche se questo è relativo visto che non ce né menzione sulla spartana copertina ) 400 Fascists. Prodotto per la Cessofonya Records nel 1981, il 7” pollici si presenta in una edizione veramente grezza ed essenziale, registrato poi veramente da cani, non come I Cani.
Cercando nella rete ho trovato un sito che è veramente interessante per chi, come me, è un nostalgico, ma anche un amante di questi primi suoni liberi e libertari e genuinamente Punk! Tra l’altro su bloodjunkies.blogspot l’intero EP è scaricabile in download, ed è un peccato che questo blog abbia interrotto i post perché è veramente un inesauribile tesoro di vecchio HC, difficile da reperire e tutto scaricabile.
Resta il mistero del "primo 7" italiano"...per quanto ne so io 400 Fascists è la prima edizione distribuita, anche con il supporto del Gran Ducato Hard Core di Pisa, mentre sembrerebbe che un gruppo seminale romano - i Foxtrot, poi diventati [ Real Foxtrot ] -siano la prima band a stampare un 45 giri, anche se solo per poche decine di copie. L'unica copia che ho visto, senza copertina, recava scritta la frase "stampato da noi nel 1979". Questo fà pensare ad una autoproduzione veramente spartana e grossolana. Mentre dalla dicitura registarto in Mono dallo zozzone della magliana, si capisce che sono di Roma e veramente degli anni '70/80. Infatti alla Magliana ( quartiere di Roma ) c'era veramente uno stampatore di dischi, detto lo zozzone, poichè stampava vinile di bassa qualità per quelle enciclopedie di lingua inglese in dispense vendute con dischi di 7" veramente Lo-Fi.
...vedremo, comunqe supportate bloodjunkies, perchè c'è chi ancora non ritiene la rete wild punk…e che caz**!

sabato 5 febbraio 2011

The Ghost is back!

La modernizzazione di un character nel mondo dei fumetti è sempre un opera complessa; sopratutto per quei personaggi che si sono consegnati all'oblio, o forse alla storia del comicdom, con una rappresentazione iconografica classica. Cosa intendo? Beh, su tutto c'è lo The Spirit di Will Eisner. Nonostante bravi disegnatori si siano cimentati nel rielaborare l'icona, la stessa è immutabile. La valorizzazione del personaggio è inevitabilmente legata alla prima (magistrale) rappresentazione. Un discorso simile potrebbe valere per il nostrano Tex; l'immagine che è consegnata da Galeppini al lettore è quella di un cow-boy pacchiano, sempre in jeans and ( inprobabile ) camicia gialla! Ma nonostante più di 600 numeri questo è Tex! E non potremmo immaginarlo in modo diverso.
Ebbene, come spesso capita, ci sono eccezioni. Situazioni dove, nonostante il character viene elaborato e consegnato al pubblico da un grande maestro, questo sembra consentire una possibilita di modernizzazione efficace. Completa. Riuscita.
Mi riferisco al Soldato Fantasma, The Unkown Soldier, di Joe Kubert. Uno dei fumetti di guerra più intensi, veri e belli che questo media sia riuscito ad elaborare.
Chi si ricorderà dei pochi albi dell'Edizioni Corno di Milano sa di cosa parlo. La recente ristampa dell'opera omnia nello ShowCase della DC rende un giustizia dal punto di vista filologica, ma il bianco e nero delle copertine interne è un offesa.
Ora, la Vertigo, ha rielaborato il personaggio, ed – a mio modo di vedere -, l'idea vincente non è stata una rielaborazione del Soldato, ma del concetto di guerra e dei suoi attori; i nemici non sono più altri soldati (tedeschi), ma lo stesso contesto nel quale si sviluppano le guerre moderne. Gli attori sono diversi ed ambigui: Organizzazioni umanitarie, Dottori mercenari, bambini soldati, Private military company e governi amici dei nemici, ma nemici delle grandi potenze mondiali.
Una relatà, quella del "contesto", che a consentito a brillanti autori di tirare fuori dal cassetto dei fumetti-scomparsi,non un semplice character, ma l'idea dello stesso. Non lo stesso personaggio, ma il pathos dal quale germinò l'idea iniziale.
Nella sostanza, nonostnte un forte tributo all'idea (di guerra, non del Soldato ) di base, the Soldier è moderno e merita di essere supportato, che sarebbe poi supprtare anche le sua personali battaglie di giustizia.
PS. Se poi aggiungiamo che la rielaborazione è avvenuta per mano di un bravo disegnatore italiano. cosa dire di più..[ qui ]
War ain't over!

giovedì 3 febbraio 2011

Devastate to Liberate



Già la copertina, che era tra l’altro dello stesso Steven Stapleton, era uno spettacolo; si presentava con una grande A cerchiata ( vi ricorda qualcosa?) ed era (almeno le prime copie) “apribile”. Disomogenea nei suoni questa compilation è ancora oggi una oscura gemma, con pezzi mai ristampati dai D & V ( aka Drums and Voices, membri dei CRASS), degli ancora sconosciuti P16.D4 e dei minimali Sema. No disponibile in CD e rara anche in vinile, questa miscellanea appartiene a quella categoria di prodotti che la cultura moderna identifica come arte. Una copia sarebbe sicuramente di diritto nella mostra in esibizione questi giorni a Roma: EUROPUNK, La cultura visiva punk in Europa, 1976-1980 .
La tracks list dovrebbe, se non affascinarvi, almeno incuriosirvi :

1. Nurse With Wound – Elderly Man River
2. Sema – The Pleasure Of The Text
3. Shock Headed Peters – Blue Rosebuds
4. P16.D4 – ‘Okay’ She Said With Her Customary Total Lack Of Consideration
5. P16.D4 – Aus Angst Davor Zu Erstiken, Sprach Er Beim Essen Nie
6. Coil – Restless Day
7. Current 93 – Jesus Wants Me For A Moonbeam
8. The Legendary Pink Dots – Mmmmmmmmmmmmmm
9. The Hafler Trio – In The Cradle
10. Annie Anxiety – Soweto Suntan
11. Crass – Powerless With A Guitar
12. D & V – Today’s Conclusion
13. D & V – Wake Up
14. Who Will Carry My Arms – Carnival Of Souls

PS Prepariamoci a suoni nuovi per il prossimo oscurantismo.

B Carefull#2


Perquisizioni corporali notturne, caccia all'uomo, servizi segreti iper attivi, disfattisti istituzionali, talk-show (superficiali) scatenati, giornalisti faziosi manifesti e senza più vergogna, classe dirigente impaurita e intimorita, conflitti istiuzionali in atto...l'indicatore del serbatoio dei Diritti Civili stà velocemente raggiungendo la "riserva".
...be carefull [#2], times are changing!
What else...
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