Visualizzazione post con etichetta statement. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta statement. Mostra tutti i post

mercoledì 11 aprile 2012

C'è da preoccuparsi Folk! Free message#1.1


La ragione ufficiale è quella di una “rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali”, eppure i siti delle diverse Dpl italiane sono quanto di più variegato: Ivano Miglioli chiede quindi al ministro se sia a conoscenza della chiusura del sito modenese e delle ragioni per cui è stata adottata. Chiede, inoltre, se e quali oneri siano a carico del ministero per il sito modenese e quanto costa, invece, il funzionamento di quello ufficiale nazionale.
Il caso della chiusura del sito “dplmodena.it” approda sul tavolo del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero: il parlamentare del Pd Ivano Miglioli, membro della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, ha infatti deciso di presentare in proposito una interrogazione urgente a risposta in Commissione

Continua su queste pagine on-line.
…certo se fosse accaduto con il Governo Berlusconi avremmo avuto visto i vari Santoro, Guzzanti, Mauro e soloni come Lerner&Scalfaro e dotti dottrini delle libertà, pugnalarsi in petto. Ma tant’è il demonio non c’è più e ora, per favore, non disturbate il manovratore…l’Italia rischia di essere la nuova Grecia, via al sistema di tutele, per noi, e, per favore, non vi lamentate…e che caz**!
Miei pochi lettori, la libertà individuale è un patrimonio soggettivo che non può, né deve essere ceduto ad altri. Siamo quello che vogliamo essere, però lascieti liberi di esserlo.
Non c’è Popolo viola, “Se non ora quando”, ne guru televisivi (che poi investono in paradisi fiscali) che sono, ne possono, ma soprattutto non devono, rappresentare la vostra Libertà.
Siate ciò che siete, ma siatelo e, se serve, disubbetitevi anche!
…c’è da preoccuparsi folk!

venerdì 24 febbraio 2012

"Reciprocità"! The next Big Thing



Cito dei titoli dalle pagine web di alcuni giornali. “senza costi competitivi dovremmo ritirarci da due stabilimenti” chiosa Marchionne. Draghi “modello sociale europeo superato”, quest’intervento rilanciato da quasi tutti i siti. “Fare ogni sforzo per l’intesa [per il lavoro]. “Dialogo, ma vecchie regole non valgono”. Oppure “pronti a discuterne, ma entro marzo la riforma [del lavoro]”. Sembra esserci un inaspettato decisionismo sui temi del lavoro e dei [vecchi, secondo loro] diritti dei lavoratori. Uno scalpitio che sorprende, lascia perplessi, al quale non siamo abituati e che cozza con l’immobilismo nei confronti dei mega stipendi dei manager pubblici. Insomma, ancora una volta il problema non è il “troppo”, ma il “poco”. Non si cerca di fare una massiccia economia riducendo lo stipendio del Capo della Polizia di 621.253,75 euro [ altri esempi qui ], ma ci si muove per limitare i diritti ( in parte abusati da alcuni lavoratori, questo è vero) minimi di lavoratori bottom, convinti che questa limitazione possa generare una sorta di economia.
Leggo su un giornale “il Manager X prende più di Obama”…e allora? Riduciamo. Punto. L’OSCE “ i nostri boiardi tra i più pagati al momdo”…e allora? Tagliare e basta! Con la stessa risolutezza e determinazione con il quale si è posticipata l’età pensionabile a migliaia di lavoratori, con la quale si sono limitate rivalutazione di pensione di poche decine di euro, con la quale si è provveduto a tassare case e cose di chiunque.
Perché, appare chiaro a chiunque, che questa messe d’imposta serve a mantenere in piedi una macchina che sbanda paurosamente ed è guidata da questi “boiardi”…e li paghiamo pure bene! What a fuc*!
Cito Errico Malatesta e un suo pensiero che sento mio, anche se va contestualizzato alla realtà di questi giorni: “L’Anarchia, al pari del socialismo, ha per base, per punto di partenza, per ambiente necessario, l’eguaglianza di condizioni; ha per faro la solidarietà; e per metodo la libertà”.
Manca un parola, ovvero reciprocità. Quello che vale per “loro”, deve valere anche per “voi” e viceversa. Decisionismo nel tagliare le pesnioni? Ok, ma caz**, un secondo dopo riduzione macroscopica di questi vergognosi privilegi!
Reciprocità! The next big thing!

giovedì 2 febbraio 2012

...pensiano noi ai nostri figli. Voi non pensate solo ai vostri



E’ uscito per i tipi della abiblio.it il discusso testo dell’economista John K. Galbriath, dal titolo L’arte di ignorare i poveri. Sono 55 pagine che finalmente trovano la luce su carta, dopo che solo on-line era disponibile una buona traduzione. Reperitelo, e – se lo avete già in casa – mettelo vicino a Bolo-Bolo ed ai testi di Hakim Bay.
Qui solo uno “stralcio” e un mio personale comemnto.
…Benjamin Franklin già dal 1766 riteneva che «più si organizzano soccorsi per prendersi cura dei poveri, meno essi prendono cura di loro stessi e, naturalmente, più diventano miserabili. Al contrario, meno si fa per loro, più essi fanno per sé e meglio se la cavano». In definitiva, abbandonare gli indigenti alla loro sorte sarebbe un mezzo per dare loro una mano. L’avarizia diviene così una forma intellettualmente avanzata di generosità umana e perfino, osiamo dirlo, di aiuto sociale.
In tempi normali, una teorizzazione tanto accurata dell’egoismo sarebbe già quasi irresistibile. Che dire allora dei tempi di crisi, dei momenti in cui la maggior parte dei governanti ci ripetono in continuazione che «le casse sono vuote», che un indebitamento crescente minaccerebbe «l’avvenire dei nostri figli»? Reso edotto del pericolo collettivo, dell’urgenza di «fare sacrifici», ognuno immagina allora molto volentieri che, anche in periodo d’austerità, sarebbe, proprio lui, meglio rimborsato per le sue cure (quando si ammala), meglio compensato durante i suoi periodi d’inattività (quando è disoccupato), se altri, inevitabilmente meno meritevoli, non lo fossero altrettanto.
Lo si sa bene: non appena la fiducia nell’avvenire viene meno, quando i muri chiudono loro la strada, le persone si levano le une contro le altre – soprattutto se si frequentano e si fanno concorrenza per lo stesso tipo di lavoro, di alloggio, di scuola. Il sospetto che il proprio mediocre livello di vita o l’eccessivo ammontare delle imposte che si deve pagare si spieghino con gli innumerevoli vantaggi dei quali beneficerebbero gli «assistiti» alimenta un barile di risentimento che la minima scintilla può fare esplodere. I piromani non mancano. In un certo senso, le eleganti razionalizzazioni del Fondo monetario internazionale (FMI), dell’OCSE, dei «pensatoi» o della BCE hanno la vocazione d’incoraggiare i governanti e i giornalisti ad accendere il fiammifero…
…e mi fermo qui!
Chi si ricorda le lacrime del Ministro per il Warfare, quando ricordava quanti “sacrifici” avrebbero dovuto incontrare gli italiani per «l’avvenire dei nostri figli»?
Ma possibile che a pagare [ancora una volta] per l’avvenire di qualcuno debba essere la classe più bassa? Il problema Italia erano i “pensionati” e la loro “esosa” rivalutazione e non le Banche che “comprano” soldi dall’EU ad interessi bassissimi ( soldi che sono parte dei nostri “sacrifici” in termini di tasse ) senza rimetterli in circolo. Milioni di euro per una governance istituzionale che, di fatto, ha rinunciato al mandato e non “lavora” neanche più.
Insomma, per concludere, nei momenti di difficoltà [economica] è il più forte che detta le regole e quando la forza è definita in valori “economici” è la stessa Società Civile che si deve piegare all’interesse ed al profitto. Le ragioni dell’economia non dovrebbero mai intaccare la qualità della Società Civile nella quale la stessa economia si sviluppa e produce benessere e migliorie, ma quando l’elemento economico diventa il solo elemento di valutazione, la Società Civile si piega su se stessa e valori come la solidarietà, il mecenatismo, l’umanità diventano solo vuoti simulacri senza significato alcuno.
Non una, ne cento, ne mille…presto saremo tutti cinesi!

More teachers, farmers, tractors less banks and profit-makers!

venerdì 30 dicembre 2011

Buon 2012 to the people of the good will. Keep on, Keepin'on!



Finisce un vecchio anno, e finisce male, ne inizia uno nuovo…beh, sforziamoci tutti affichè sia migliore e più giusto…riflettiamo su ciò che abbiamo, come lo abbiamo ottenuto e ciò che non avremo più e il perché. A cominciare da una decente forma di rappresentanza popolare. Chiamatela Democrazie, Elezioni, governi, come volete. Ma dobbiamo essere “rappresentati” in base alla nostra volontà, non in base al nostro”Valore sul mercato”.
…pensieri liberi per il 2012!
Libertà, responsabilità, tolleranza, giustizia sociale e uguaglianza dei punti di partenza e non solo per il prossimo anno, ma anche oltre: questi sono i valori essenziali del liberalismo, e questi rimangono i principi sui quali una società aperta deve essere costruita. Questi principi richiedono un attento equilibrio tra società civili fortemente avanzate, governo democratico, liberi mercati e cooperazione internazionale. Non ha più senso consegnarsi alle “banche” e agli “investitori”, poiché nessun manifesto liberale sottolinea come “estraneo” alla società Civile il ruolo delle Banche. Anzi, che un'economia basata sulle regole del libero mercato conduce a una più efficiente distribuzione di ricchezza e risorse, ed incoraggia inevitabilmente l'innovazione e promuova la flessibilità è un fatto, ma gli interessi dei "pochi" non devono mai alterare questo equilibrio.
…La povertà, la disoccupazione e l'emarginazione sociale rovinano la vita degli uomini e specialmente di donne, bambini e anziani, e rappresentano il maggior pericolo per la Società civile. La povertà genera disperazione e la disperazione genera estremismo, intolleranza e aggressività. Il problema centrale nel fronteggiare la povertà è come fornire a ciascuno i mezzi per combatterla da sé e vincerla con le proprie forze. E se poi lo stesso Governo, nell’interesse degli “investitori” e con l’intenzione di “rasserenare i mercati” è il primo a generare sofferenza e povertà, è evidente che c’è qualcosa che è “andato storto”.
L’attuale strategia italiana, ispirata dalla Bocconi e supportata dalle Banche, sembra essere quella del togliere ai tanti che hanno poco, piuttosto che fermare l’accaparramento di chi ha già tanto. Dal contributo economico ai Partiti, alle Fondazione delle Banche, dal contributo all’editoria, alla cosidetta “Spesa Pubblica”, e per Spesa pubblica no intendo gli ospedali, o gli asili, ma il mantenimento dei boiardi (per chi è competente tecnicamente date un occhiata all’ art. 23 ter del dc “Decreto Monti…per “salvare l’Italia” chi riceve incarichi presso questi Enti/Società a partecipazione pubblica ( probabilmente anche presso Istituti di ricerca e Aziende sanitarie) non è più sottoposto a “tetti” retributivi! ). Però gli stipendi vengono congelati per due anni!
Insomma, per i qualificati tecnici il problema è la Sora Assunta che percepisce milletrecento euro al mese, con una casa comprata con un mutuo al 7%, forse anche di più in passato e magari con un figlio che lavora al Comune di Roma a milletrecento euro al mese! Fuc*!
…ma mentre il Circo televisivo imperterrito rappresenta uno strano paese, quello vero è sempre più a disagio e comincia ad essere in sofferenza!
Non ho soluzioni, non ho studiato alla Bocconi, ma un pensiero mi viene in mente con frequenza. E se invece ti “rasserenare” i mercati, provassimo ad essere un po’ più vicini alla gente e cominciassimo ad occuparci veramente degli ultimi, e con quelle risorse ( interessi e guadagno ) con le quali rassereniamo ( anzi, garantiamo profitto) gli Investitori, ci dedicassimo invece agli ultimi?
Meno profitto, per una volta, e più umanità.
Meno Banche e più Società Civile.

Happy new year my friends! Keep on, Keepin’on!


http://www.freedomworks.org/
http://www.teapartyitalia.it/

martedì 6 dicembre 2011

Mai stato alla Bocconi, ma ci sono passato davanti diverse volte!



…non ho studiato alla Bocconi, ma ci sono passato davanti diverse volte quando vivevo a Milano. Forse per questo mi è rimasta questa capacita manageriale “alta”. La "manovra" che dovranno pagare tutti gli italiani è pesantissima ed ingiusta, non iniqua. Solo ingiusta. La classe politica la prima responsabile ed il Prof.Monti avrebbe dovuto ricordarlo nell’addossare un po’ a tutti i costi della “sopravvivenza”. Ed invece? Non c’è nessuna traccia della più grande riforma etica immaginabile. La “Non è ciò che volevo, non ti pago”. Quando ognuno di noi và in pizzeria e ordina una Margherita e di contro gli portano una funghi non cotta, la prima cosa che diciamo è; "non è quello che ti avevo chiesto" e poi aggiungiamo senza esitare "non ti pago".
Mi aspettavo una dimensione del genere dal Governo Monti; Governo figlio della resa dell’attuale classe politica. Così non è accaduto e i cattivi pizzettai verranno comunqe pagati. E che cifre!
Si chiamano "rimborsi elettorali" ma si tratta del caro vecchio "finanziamento pubblico ai partiti" ed è l'unico provvedimento importante di taglio ai costi della politica a non essere entrato nella manovra varata da Mario Monti (e con una serena certezza non farà parte neanche delle prossime). Il compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni potenziale elettore - circa 5 euro a testa - sono il vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere per dare il buon esempio. Vitalizi e numero dei parlamentari, infatti, sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti (anche quelli che non entrano in parlamento), ad ogni tornata elettorale.
Per rendersi conto del peso dei rimborsi elettorali sulle casse dello Stato, basti pensare che - secondo quanto hanno riportato Rizzo e Stella nel libro La Casta - nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni 819mila 044 euro: 200.819.044 euro, per dirla in cifre. Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro. E tra il 2006 e il 2010, secondo quanto riportato in Gazzetta Ufficiale, queste sono state le cifre attribuite ai partiti:
- L'Ulivo: € 16.038.257,19
- Forza Italia: € 12.343.500,77
- Alleanza Nazionale: € 6.327.567,26
- UDC: € 3.524.482,27
- Partito della Rifondazione Comunista: € 2.996.963,20
- Lega Nord: € 2.351.496,03
- La Rosa nel Pugno - Laici Socialisti Liberali Radicali: € 1.331.743,18
- Italia dei Valori - Lista Di Pietro: € 1.204.570,63
- Partito dei Comunisti Italiani: € 1.188.490,19
- Federazione dei Verdi: € 1.054.973,62
- Popolari UDEUR: € 717.949,29
- Sudtiroler Volkspartei: € 323.324,68
- Autonomie Liberté Democratie: € 80.831,17
- L'Unione: € 366.169,73
Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non sono neanche entrati in Parlamento o che - addirittura - hanno solo cambiato nome, come è avvenuto per L'Unione o Alleanza Nazionale. Ma non è tutto: nel 2006, infatti, l'allora governo Berlusconi decise che "in caso di scioglimento della Camere l'erogazione del rimborso è comunque effettuata". Come dire: rimborsi si sommano ai rimborsi.
Tra tanti tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di risparmiare fin da subito diverse centinaia di milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento non l'avrebbe mai votato…però voteranno per il congelamento dell’incremento Istat per le pensioni di chi ha veramente LAVORATO!
…Napoli al tavolo quattro!
Ma hanno ordinato tre suppli? Si arrabbieranno!
E chi se ne fraga! Qualcuno pagherà!

sabato 3 dicembre 2011

BeppeGrillo and my Blog


ULTIMA ORA folks!!!

...sembra incredibile. Lo stesso giorno, più o meno alla stessa ora. io e Beppegrillo.it abbiamo avuto la stessa intuizione. O forse la stesso disagio, stà di fatto che il suo post (qui) di ieri è - nei contenuti, off course - "simile al mio".

Questo passaggio, Confidano nella scarsa memoria degli italiani e nei giornalisti genuflessi, ci rimanda al mio invito di ieri ad uscire dal silenzio.

...è l'ennesima conferma che si può arrivare alla stessa Agorà, passando per strade diverse.

Welcome on board Grillo...

venerdì 2 dicembre 2011

Let's Talk Message#1

Sono giorni cupi. Un po’ tristi, ma anche preoccupanti. La realtà come l’abbiamo sempre conosciuta destinata a cambiare. Il quotidiano, che dovrebbe essere di gioia, sta cambiando in un diffuso malessere; i prossimi giorni saranno sempre più grigi. Paura e preoccupazione prendono sempre più il posto della speranza e dell’ottimismo. Ci stringiamo sempre più su quello che abbiamo e non ci esaltiamo per ciò che “cerchiamo”. I nostri desideri, diventati impossibili sogni.
Abbiamo così tanta paura di perdere quel poco che ci è rimasto, che rinunciamo anche ad immaginare possibilità migliori. Oramai un po’ tutti ci dicono che dobbiamo fare sacrifici, dobbiamo prepararci a momenti di ristrettezze e disagi. Lavorare di più, rinunciare a benefit economici, in pensione a settant’anni. Pagare più tasse, senza se e senza ma. Tutti zitti e mosca. I nostri organi d’informazione ( sempre foraggiati dai Governi) acconsentono a questo silenzio e nell’indifferenza generale supportano questo nuovo regime tecno-buro-euro-bancocratico.
I popoli viola, art.21, Guzzanti’s ( tanto loro sono su Rai3), Santorini’s e Berlunger-Zarina vivono in un complice torpore. La classe politica ha accettato di disimpegnarsi e – al di là di frequentare salotti televisivi e talk show – ha completamente rinunciato all’obbligo (dovere) di rappresentanza popolare. Sindascsati e Confindustria distratti. Le banche "non pervenute".
Silenzio.
Silenzio.
…e noi? Anzi per noi? Cosa rimane?
Bhè non lo so, ma almeno parliamone. Non accettiamo di essere dei semplici individui passivi che neanche il più allarmato Orwell su 1984 più avrebbe mai immaginato potessero esistere.
Loro non ne voglio parlare? Noi si!
Let’s talk!

martedì 6 settembre 2011

Tre Kennedy e un Pettini, what else we may need?



Questi sono giorni di particolare tensione un po’ ovunque nel mondo. L’area del mediterraneo insegue improbabili libertà e non riesce a scovare uno-dei-tanti dittatori in fuga nel deserto. Quando ci esaltiamo perché riusciamo a scovare il “cattivo” in un bunker di Berlino, piuttosto che nascosto in una buca vicino Bagdad; oppure in pieno relax tra video porno e mistiche preghiere nel cuore del medio oriente, non ci domandiamo com’è possibile che non hanno nome gli “speculatori” che attentano al nostro quotidiano, così come lo conosciamo.
C’è qualcosa che non quadra! Poi quando vedo che a raccomandarci più austerità sono gli stessi individui che in Europa ci spingevano a crescere (attraverso i consumi!)…beh! C’è davvero qualcosa che non va!
Tutto il mondo produttivo conosce il sistema “di-produzione” del mondo cinesizzato; ovvero un mondo che ha sempre privilegiato l’economia del fatturato rispetto agli standard minimi di garanzia del lavoratore. Magnati e grandi-e-illuminati industriali italiani si stupiscono ora di questa crisi dei mercati e del fatto che il drago cinese abbia comprato molto del nostro del debito pubblico!
E’ un po’ come preoccuparsi della crescita del leone domestico e del fatto che ora abbia fame e “attenta” ai nostri figli, dopo averlo cresciuto a pane e bistecche!
Ma non è questo l’aspetto più sconfortante, ma piuttosto – e ancora una volta! – c’è qualcuno che si propone come risolutore del problema. Dei Montezemolo e Profumo credo sia stato scritto abbastanza. Dell’inerzia della nostra classe politica non c’è bisogno di scrivere nulla. Così come degli istituti di garanzia che la società civile ci fornisce: la stampa (prezzolata) i sindacati (politicizzati), l’associazionismo ( fine a se stesso!)…che dire di certi intellettuali “liberi”…bah! No more Guzzanti please!
…però, già c’è un però!
Dobbiamo ricominciare ad affidarci alle nostre convinzioni, alla capacità che da sempre la società civile sa manifestare. Cosa intendo? Semplice. Anche se non amo Beppe Grillo, dobbiamo ripartire dalle 350.000 firme raccolte dal Grillo. In qualche modo qualcuno è stato capace – ancora una volta – di raccogliere l’impegno di ognuno di noi e “strutturato”! Ora la forze della contro-parte è che anche essa è strutturata e ha nella sua genia la capacità di contrapporsi. Infatti il Movimento “5 stelle” diventa partito e si perde nel mare delle percentuali. Però…come detto, c’è un però, le trecentocinquantamila firme sono lì. Noi siamo li e se solo riuscissimo a trovare un leader verso il quale guardare, ancora una volta, potremmo ritornare a essere anche più numerosi.
Destrutturarsi è la parola chiave: di fronte ad una società globale che ha costruito una propria identità su termini come network, globale, mercato comune, moneta unica, la capacità di ritornare individui, di relazionarci con il nostro prossimo più immediato, con una realtà territoriale circoscritta ad un chilometro è – secondo me la strada maestra -, come si diceva negli anni settanta think globally, act locally!
…mi sembra un discorso di chi stà per scendere in campo!
Cordero! Profumo!...e tutti voi! 'mo so caz**!!

lunedì 22 agosto 2011

Francia e Spagna purche se magna? [ Blues for an italian #1]



Se dovesse scendere un marziano sul nostro pianeta e rileggere la nostra storia di questi ultimi cinque anni, ovvero pre-crisi e post-crisi, rimarrebbe, come minimo, basito. La classe dirigente mondiale in charge prima del collasso della borsa americana, come conseguenza della vendita scellerata e senza controllo dei “famosi” mutui sub-prime, è ancora in sella. I “soloni” dell’alta finanza, giornalisti prezzolati dalle stesse industrie, esperti del settori “contesi” da televisioni e radio…beh, ancora in sella e ci dicono cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. E’ incredibile, ma è così!
Ovviamente in Italia la situazione è ancora più stagnante. Il nostro paese si stà contraddistinguendo come tra i più immobili; durante il boom pre-crisi eravamo criticati perché non ci sviluppavamo abbastanza, ora – in fase di totale recessione – il nostro immobilismo sembra essere l’unica zavorra di salvezza. Insomma, senza infamia e senza lode!
Francia e Spagna purché se’ magna?
…forse, quest’attitudine potrà salvarci economicamente, ma si sta creando una generazione di “nuovi mostri”. Ovvero soggetti politico/istituzionali che fanno della banalità la forma di dialogo più consona a questa generazione. Degli esempi? Basta uno, ma cicciotto: leggete le notizie plus di questi giorni. Al meeting di Comunione e Liberazione il nostro Presidente della Repubblica ci ricorda come sia da “da vent'anni che è, sempre di più, rallentata la crescita della nostra economia ; è da vent'anni che si è invertita la tendenza al miglioramento di alcuni fondamentali indicatori sociali ; è da vent'anni che al di là di temporanee riduzioni del rapporto tra deficit e prodotto lordo, non siamo riusciti ad avviare un deciso abbattimento del nostro debito pubblico ” e ha aggiunto in modo pragmatico come “La crescita è rallentata fino a ristagnare, la competitività della nostra economia, in un mondo globalizzato e radicalmente trasformato nei suoi equilibri, ha particolarmente sofferto del calo o ristagno della produttività”. Intervento semplice, ma coraggioso.
Però avrebbe dovuto entrare ( con un po’ di coraggio ) nel merito del concetto dei “vent’anni”. Chi c’era vent’anni fa? Ed ora? Chi c’è? Tutti condividono questo intervento, ma a modo loro l’attuale dirigenza ventennale si autoassolve. Chi sarà stato mai questo tapino e incompetente travet dell’azienda Italia che ha fatto tutto ‘sto casino da solo? Non si sa, né mai lo sapremo, però dobbiamo stare tutti tranquilli, si stanno candidando a risolvere i nostri problemi personaggi che vent’anni fa facevano altre cose.
Montezemolo è in rampa di lancio. Se non lui chi altro.
…bah! Quasi trent’anni fa i Sex Pistols lanciarono un hit ( che poi hit non fu proprio!) dal titolo No one is innocent! Nessuno è innocente! Credo che questa sia la nostra triste realta. Chi ha più di quarant’anni (me compreso) è stato in qualche modo complice in questo sistema che ha generato furbetti e smidollati. Non è bastato, né basta semplicemente dissentire.

Piove Governo ladro!...è tutto un magna-magna!
E’ un cambio di mentalità generazionale che dobbiamo auspicarci tutti. Ma non banale come un banale anti-berlusconismo di serie B che genera movimenti noisi e filo-sistem come “Popolo viola”, “Art.21”, “se non ora ma quando”…e Guzzanti ( tutti e tre, perché uno ci bastava!) e Santorini (straricchi!)…ma qualcosa di nuovo che contempli anche il calcio in culo come forma di “sanzione”.
…magari io sarò uno dei primi a riceverli, però un paio sono sicuro posso tirarli anche io!!

venerdì 10 giugno 2011

Cagnetti da [nobile] salotto o fuc*ed rebels?



Ci risiamo, l’hanno rifatto ancora. Ancora una volta siamo noi a parlare al posto loro. Non riusciamo a farne a meno ( e un po’ ci casco dentro anche io, ma…), ci sentiamo in dovere di fare paternali ai giovani, di suggerire a loro ed indignarci per loro. E chi è che si erge a paladino? Beh i soliti “giovani”; Scalfari su Repubblica, con un intervento [ridicolo?] dal tema ''Se giovani e web sconfiggono le tv del Cav'', Celentano su AnnoZero, gli 8settembristi di Futuro e Libertà, e chiunque identifica il fattore “giovane” come elelemto di plus-valore nelle battaglie anti sistema. Anzi, essendo parte del sistema, si limitano a una battaglia rigorosamente anti-Berlusconi.
Ma che caz** ne sa uno come Scalfari, che vive nell’agio e nel privilegio da sempre di cosa significa essere giovane in Italia in questi tempi. Dove ogni posto rilevante, strategicamente importante nella nostra complessa società è in mano a vecchi che non pensano minimamente di passare la mano. Vecchi (nobili? Go away...) come lui, come Celentano, la cui preoccupazione per i giovani si è manifestata occupando tutto il suo parco cuccioli nel mondo dello spettacolo. Probabilmente per il Clan ( questa forse casta si!)-Celentano alzarsi alle 7:30 della mattina per timbrare il cartellino e da considerarsi anti-ecologico? Anche i finiani in questi giorni erano molto preoccupati per il futuro dei giovani. Don’t worry fella! Tra una casa a Montecarlo (che ogni giovane può ovviamente comprare) ad un contratto in Rai, facile da avere per chiunque, chi di voi non riuscirebbe a parlare con il responsabile di Rai se volesse…c’mon boys! Non bisogna essere cognati!, il muro di Berlino di vecchiume è ancora lì. Poi i Bocca, Tadini, La Confindustria, i Sindacati, il Papa (vecchio?, di una chiesa “vecchia”, ma contraria alla secolarizzazione? What a fuc*!)…l’ex magistrato manipulite più Immobiliarista del parlamento ( i suoi figli giovani non avranno mai problemi di case, don’t panic), Santori-Travagli-Guzzanti(3) e tutto il Circo che ve se frega…
Vecchi che NON lasceranno mail il posto a quei giovani che si sentono in diritto di proteggere.
Insomma, miei cari, se vi va continuate a farti trattare come una razza protetta di cagnolino cambogiano, con origine siriane e dagli occhi albini. Loro saranno sempre con voi, ma voi non potete, né dovete essere con loro! Siete solo carne da macello, che diventa voti e consenso per popoli viola, art.21, MicroSega.

Che fare? ..e che ne so! Io sono un vecchio...
Rise up! Move your bum! Fuc*’em and kick out!!!

lunedì 18 aprile 2011

Arriva l'ultra-destra europea...ma non ci disturbate.


E’ successo ancora. E mentre noi ci perdiamo in minuziose questioni berlisconiane, con particolare attenzione anche ai comportamenti sessuali, sintomo di un non bel celato ritorno al puritanesimo, il resto dell’Europa – la nostra Europa! – manda segnali chiari. Anche la Finlandia ha un anima di destra, ma non di quella destra liberale che vede l’individuo al centro di ogni scelta (responsabilità), ma di un ultra-destra con ispirazioni fasciste, naziste, comuniste. Un ista destra. Niente di nuovo, anzi, un processo lento e costante e appare improbabile che si possa arrestare in modo semplice con gli strumenti che comunemente chiamiamo “democratici”. Nella liberale Olanda come nel rigoroso Belgio o in Svezia, patria socialdemocratica di un Welfare per anni invidiato. In Ungheria, Slovacchia e Romania, partiti dall’anima [pseudo]fascista raccolgono consensi insperati aggrappandosi ad antichi ideali ed esacerbando i confronti con l’«altro», in genere le minoranze, gitani o ebrei non pare far differenza. Ma una visione più approfondita ci mostra come ci riescono anche nel nome della «Libertà» a cui dedicano i loro partiti, come fece Jörg Haider, che nel 1999 convinse il 25% dell’Austria a votarlo, e come è riuscita a Geert Wilders, il leader antislamico dei Paesi Bassi che cavalca la «minaccia» dello straniero e la delusione verso partiti tradizionali che tiene in scacco dal voto belga da giugno. Adesso la Finlandia. Il paese up there! In Europa si sta presentando un movimento nuovo che, benché osteggiato con interventi di editorialisti nobili e illuminati ( età media 70 anni!!!), identifica un’ampia parte di quelle persone che non si sentono rappresentate, ne “coinvolte” in un territorio come quello europeo. Il senso di appartenenza è l’elemento “chiave” che la giovane Europa non è riuscita a costruire; né tra la generazione nuove, meno che mai in quella vecchia. La dove manca un appartenenza territoriale, se ne costruisce una diversa: ideologica, razziale, comunque “di territorio”. Non guardo con preoccupazione a questi fenomeni, la modernità della nostra società ha nella sua condizione di tempo (appunto modernità) gli anticorpi per annacquare queste tendenze, sino a renderle politicamente rilevanti, ma non pericolose. Cosa mi preoccupa è la visione provinciale della nostra classe politica. Popolo viola, articoli 21, dipietrismi e cultura dell’8 settembre sono il sale dell’azione sociale e politica della “classe-dirigente” del nostro paese in questi giorni e quando hai nostri confini a nord si schiereranno eserciti filo -isti e a sud quelli pronti per l’invasione dei poveri dell’Africa, la nostra questione sarà…quanti bunga-bunga ha fatto Mister B.? E le ballerine? Si sono spogliate o no? E se si, sino a dove? …preparatevi Montezemoliani e Sinistra-Chic! Me sa che mo so caz**!!!

sabato 16 aprile 2011

Obama or Montezemolo? What a decision...


Un treno interregionale mi riporta a Roma dopo un breve soggiorno in terra umbra. Viaggio morbido passando tra paesaggi dolci e accompagnato dal mio IPod e una bella selezione di Johnny Cash. Cos’altro? Un piccolo pamphlet che ho cercato da tanto tempo; Il Nuotatore, di John Cheever ( ritornerà in futuro sulla capacità novellistica americana, da Fitzgerald a Hemingway ). E che nelle sua 50 pagine intendo tuffarmi! Ma sin da subito, dopo aver letto le prime, precedute da una bellissima ( e centrata ) introduzione di Fernanda Pivano, un concetto è emerso con forza. E sin dall’inizio si pone come spina dorsale dell’intero racconto: la comunità. Neddy Merrill attraverserà il suo destino nuotando nelle piscine dei suoi amici, del suo villaggio ( comunità) per ritrovarsi poi da solo. Comunità dicevamo. Per avere un idea dell’importanza dell’aggregazione territoriale in America basterebbe citare un pop-film, Footlose, ma quello che è importante è comprendere come in America la comunità abbia la sua rappresentatività e forza. Un sistema, come quello americano, conteale prevede che esista una società civile che si conforma sul territorio, esercita una giustizia conteale ed ha un immediato impatto sulla [sua] gente. Poi dalla contea si sale sino alla città, Stato (federato), interessi nazionali e Corte Suprema. Ma è dal basso che la Corte Suprema riceve le richieste e “legifera”. Da noi? L’opposto! Lo Statao decide per noi, top down! Poi “litiga” con la Consulta che, in un ottica tutta politica, autoreferenziale, argomenta sul “è giusto, non è giusto” per i cittadini. E noi, come bambini obbbedianti, ci comportiamo come ci dicono.

E’ questa la macroscopica differenza tra la società civile americana, cha sa esprime una vera e credibile public opinion, e quella italiana, dove – in virtù di un macroscopico distacco – la classe politica ritiene di diver indirizzare la nostra vita nel nostro interesse. Waht a fu**! Lo so da solo quello che voglio ed è giusto per me!

Solo una società che sa interpretare al meglio le aspettative dei singoli individui, espresse attraverso la più semplice forma di aggregazione, comunità, e le sa armonizzare con l’interesse generale, anche nazionale ( ma non mi esalta la parola Nazione), potrà definirsi rappresentativa e democratica. Altre forme di tutela, anche con una cornice costituzionale, se non in grado di garantire una piena libertà comportamentale, diversa da individuo a individui, da villaggio a villaggio, da città a città, non potrà mai definirsi democratica, anzi – inevitabilmente – genererà una forma di tutorial approch da noi non richiesto.

…ma mi sa che stò gettando le basi per la mia entrata in politica! E mo chi jo dice a Montezomolo? –un altro che pensa che sia un bene per me se scende in campo! Ma chi caz** te l’ha mai chiesto!!

E a Obama? Che pirla. Lui ha chiesto all abase di aiutarlo nella sua ricandidatura, Montezemolo l'ha deciso lui. Je basta!

Be tuned and be free!

sabato 29 gennaio 2011

Coffè and [Tea] Party#1


Questi giorni sono giorni caldi. La tensione sembra essere alta e il conflitto in atto tra Istituzioni sembra non fermarsi più. Ma come ne usciamo noi da tutto questo, e quando dico “noi” intendo tutti coloro che non hanno la possibilità di far sentire il proprio disagio, la propria opportuna insofferenza a questo circo che è alimentato da attori istituzionali per un pubblico istituzionale. Tutti coloro che ogni mattina si alzano, prendono un autobus perennemente in ritardo, per andare a lavorare per poche migliaia di euri, e devono assistere a Lussi/lussurie sotto le lenzuala e cognati che comprano case a Montecarlo e allo stesso prezzo di Casal Bruciato. Nel mezzo i Santori/Travagli o il Fede [le] Vespato. Insomma, da soli sa’a cantano e da soli sa‘a sonano direbbe Ciceruacchio, vecchio eroe popolare della grande Repubblica Romana.
E noi? A noi cosa manca? Forse, e più importante, il tempo per fare le chiacchiere, i bal-bla-bla dei talk show [ sempre le stesse facce da vent’anni! Ma vi ricordate il primo talk-show di Santoro? ]; e perché ci sentiamo a disagio con i vari beppegrillo.it ? Non ci piace il populismo commercializzato, forse perché non siamo stupidi e comprendiamo che anche questo è una parte del circo? E allora? Noi chi siamo e cosa ci meritiamo? Beh, non ho una risposta, però mi guardo in giro e mi piacerebbe che anche nel nostro paese i mister no-one potessero sedersi davanti a una tazza di tè (caffe) e cominciare a discutere del "cosa" e "come" vorremmo per noi Signor nessuno! Cominciare a pretendere e non a chiedere. Il nostro brusio diverebbe così forte che…[ continua#2]
Let’s have a tea my friend, than…we may start our silent revolution!
Keep on, keepin‘ on!

giovedì 28 ottobre 2010

Diritti & Dritti#1

Questo breve video del Comitato Internazionale della Croce Rossa solo per sensibilizzare sul tema dei "prigionieri" o di quegli individui, sempre di più nel mondo, che vivono in una condizione di libertà limitata o controllata. Dall'Africa più scura, al Medio-Oriente più greve, migliaia di persone ogni mattina non sanno se faranno ritorno nelle proprie case o rivedranno più membri della propria famiglia. Scompariranno in austere e misere prigioni senza nessun diritto di difesa o replica.

Quando nel nostro paese sento che ci si lamenta per una "dittatura" mi indigno per la banalizzazione di una parola che, nella sua essenza, ha da sempre generato [vera] sofferenza e tristezza.

Un pò di rispetto please!

martedì 27 luglio 2010

...e Franti...se la ride ancora!


Stavo cercando un’intervista dei Franti di Torino rilasciata alla Fanzine Snowdonia ( e l’ho trovata! Grande internet…supportate la campagna Internet for Nobel Prize!) quando mi sono imbattuto nel video che vedete sopra: I Franti in concerto.
Per chi mi conosce bene sa che considero l’esperienza dei Franti paragonabile per intensità, spontaneità e coerenza, a quella dei Crass. Niente da invidiare. Immediati e veri i Franti ancora oggi sono – loro malgrado – un “modello”. Si può vivere fuori da un sistema che non ci piace, senza necessariamente contrastarlo con odio o – peggio ancora! – contrastarlo con le sue stesse armi. Si diventa Beepegrilli.it. Ricchi! Molto ricchi! E ovviamente i soldi ( quando sono tanti ) si mettono in banca. E le banche si arricchiscono con i soldi (degli altri), quelli di Mr. Grillo, dei Guzzanti-3-Guzzanti e Travglietti vari. Ovviamente anche di Quelli di Mr. B.. Ma il circo è suo e sue le luci del circo e suoi gli artisti!
Questo non sarebbe valso – e non vale ancora – e non vale ancora per i Franti. I loro dischi ristampati da Stell*Nera e venduti solo attraverso il circuito postale. Niente Carte di Credito. Non siamo mica Beppegrillo.it qui! echecaz**!!
Se guardate con attenzione il video vi renderete conto come, siamo nel 1985! …senza internet e FaceBook, senza cellulari e mail, come sia possibile organizzare un concerto con migliaia e migliaia di persone, a prezzo “imposto”. Fuori dal sistema full-stop! Veri, coerenti. Non corrotti! Insomma…veramente antagonisti. E i ragazzi di allora lo sapevano, la percepivano questa verà libertà.
Si può fare gente, si può veramente fare. Basta riprenderci in mano la nostra capacità del Question Authority ( da soli ) and not in my name! ( Niente più deleghe in bianco a grillini&Berluscones).
Insomma ritorniamo a noi e - citando i Bloody Riots di Roma - cominciamo con il disubbidirci!
Keep on, Keepin’on…ma sempre più insieme!

mercoledì 9 giugno 2010

Statement Nr.#1

Gran parte del progresso nella qualità della vita è il risultato dell’opera di individui impegnati a fare ciascuno il proprio dovere con abilità e coscienza”. In questa affermazione di L.J. Peter due concetti emergono come familiari alla mia sensibilità di libero individuo: qualità e dovere. La qualità della vita è qualcosa che ormai sembra un fatto scontato, un’ovvietà, una certezza mai in discussione, un qualcosa che abbiamo da sempre e avremo per sempre. Il riconoscimento di questa qualità passa attraverso mantenimento di alcuni standards di civiltà universalmente definiti come Diritti Umani, Diritti civili, semplicemente Diritto alla vita. Ripeto, un’ovvietà! Ma non è cosi worldwide, non è cosi per ognuno di noi su questo mondo. Non è così e la consapevolezza di questa realtà un fatto. Nulla di più che un fatto! Il dovere di consentire ad ognuno di noi la possibilità di esercitare anche e solo uno dei più elementari diritti, il Diritto alla vita, un imperativo di coscienza e civiltà, di progresso e solidarietà per ogni società [individui impegnati] moderna. L’obbligo a essere emotivamente solidali con le vittime delle costanti, frequenti violazioni dei più elementari diritti, su tutti – mi ripeto - il Diritto alla vita, non è più sufficiente. Non più! La responsabilità, il dovere morale – di una morale semplice ma essenziale, di ispirazione divina e trasmutata in un fatto di coscienza – di impegnarsi affinché a tutti gli individui su questo mondo vedano affermati i loro diritti fondamentali appartiene a coloro che già a questi diritti si sono ispirati nella costruzione del loro modello di Società. Una Società moderna e globalizzata non può essere solo solidale a posteriori, ma ha l’obbligo e la responsabilità, il dovere di intervenire a difesa di tutti coloro che sono vittime della negazione di ogni forma di diritto.
Non abbiamo il diritto di lasciare indietro nessuno, abbiamo il dovere di andare incontro a che è rimasto dietro, porgergli la mano e farlo camminare al nostro fianco verso un mondo comune, unico e giusto! L’obbligo di frapporci [ con ogni mezzo necessario ] tra chiunque ci impedisca di aiutare il prossimo che ha bisogno un comportamento naturale e civile.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...