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lunedì 21 marzo 2016

Non credo alle rivoluzioni dei Likes di FaceBook!

Sempre vestita in un austero abito nero, il viso incorniciato da un colletto di pizzo e cappello nero, di modesta altezza e spartana nella sua immagine pubblica.  Mother Jones fù una combattente senza paura nel difendere i diritti dei lavoratori, in un America fortemente indirizzata verso un proto-liberirismo sfrenato. Fu etichettata come "la donna più pericolosa in America" da un procuratore distrettuale degli Stati Uniti. E forse non si sbaglio.  Mary Harris "Mother" Jones divenne famosa per le sue splendide ed incisive qualità di oratrice. I suoi sermoni, comizi, ma anche invettive e critiche, furono come “armi” durante le proteste dei minatori americani ( la maggior parte dei quali emigranti europei!) all’inizio del ventesimo secolo. Folle enormi ascoltavano le sue parole, pine di grinta e rabbia! Irish blood!
La sua voce aveva un grande potere di trasporto. La sua energia, il suo coraggio e la passione per i temi dei diritti civili dei lavoratori e dei diritti delle loro famiglie – concetto innovati nell’America degli anni venti, spinse le stesse donne dei workers, mogli, madri e figlie, ad impegnarsi nelle diverse e – spesso – pericolosa battaglie!
Un suo commento al rischio di essere di nuovo arrestata lasciò un “debole” sindacalista sorpreso: "Sono stata in prigione più di una volta e mi aspetto di andarci di nuovo. Se sei troppo codardo per combattere, combatterò da sola".
In un momento dove l’Europa si piega sempre più ad interessi di “gruppi di potere” , identificati non in base alla capacità di rappresentare gli interessi dei più, ma bensì dei pochi, molto influenti  e spesso più ricchi, mi manca una figura così solida. Una figura che, nei modi, nei comportamenti, ma – soprattutto, negli esempi di vita, sappia indirizzare, o almeno ipotizzare, una visione diverse della nuova forma di collettività. In fondo Europa, Italia, Roma, Portunese, noi tutti non siamo altri che espressione di comunità, dove l’obbligo di una reciproca assistenza, ma anche di una fattiva forma di collaborazione e contribuzione all’esistenza della stessa comunità, è la base per una naturale dignitosa sopravvivenza.
Quando pochi si avvalgono – per interessi edonistici del lavoro di altri comincio a preoccuparmi!
Non era così prima della Rivoluzione Francese? Abbiamo bisogno di altre Bastiglie?
Non lo so, quello di cui però sono certo che se ci fossero stati FaceBook, Twitter e altri social del Caz** non avremmo avuto folle ad ascoltare Robespierre, né tantomeno Mother Jones e non ci sarebbero state sicuramente sollevazioni!
Non credo alle rivoluzione dei Likes su FaceBook.
We miss you ( wherever are you now) Nex-to-be Mother Jones

martedì 1 marzo 2016

40 anni e non sentirli. O forse si! Fuc*!

Ancora in ritardo! In giro per il mondo per lavoro e lontano dal mio blog! Fuc*! Berlino, Tehran, Varsavia, ma anche Milano e Bolzano. Sono stanco ( anche di continuare a promettere a voi – sempre meno lettori, il re-styling del blog. Ma credetemi ci siamo!).
Però tra aeroporti e stazioni e noiose halls di hotel ho avuto modo di leggere molto e tra questo “molto”, tanto era riferito al quarantennale del punk! Wowowowow…quante celebrazioni per questi “vecchietti” punk e pensare che proprio i Sex Pistols lanciarono il loro singolo God Save the Queen nel contesto del Giubileo! Fu un atto di provocazione, non certo di festa! Comunque quarant’anni sono passati e “noi” siamo ancora qui e – cosa più importante, lo spirito è lo stesso! Certo mi sento più a mio agio in un centro sociale romano con i miei coetanei Bloody Riot che – con enorme sorpresa – riescono, non solo a riempire l’ACROBAX di Roma ma anche a farsi seguire nei loro slogan No Eroina, Contro la Stato da giovani ventenni che conoscono tutte-dico-tutte le loro canzoni, che non in noiosi dibattiti di improvvisate librerie “contro”. Comunque quarant’anni sono passati e interessanti e preziosi dettagli emergono da polverosi archivi.
Nel numero di febbraio di Mojo un bel Punk anniversary special annuncia 30 pagine di “storia punk”. Dodici shots divisi per mese e uno mejo dell’altro. Intersante la pagina sul sound from the street ( April) con riferimento al pub rock, Dr. Feelgood, 101’er di uno Joe Strummer ancora freak. Ma questo è senza dubbio l’humus nel quale il punk inglese si è infettato! Sniffin’ Glue ( devo dirvi che è una fanzine? ) nella pagina di Luglio, La rivolta di Notting hill e la contaminazione reggae nella pagina di Agosto e la storia del singolo Anarchy in the UK nella pagina di Novembre. Interessante, ma anche un po’ triste l’Epilogue con le foto di “vecchi” punk come Glen Matlock, Chris Spedding, Dave Vanian che parlano dei giorni passati.
Bello e ben fatto anche il numero 33 di Vive le Rock magazine. Già per core business questo mensile si occupa si garage, punk e rumori vari, ma l’ultimo numero “celebra” anch’esso i 40 anni della nascita del punk. Non perderò minuti per dirvi che è una rivista 100% punk da pagina uno alla fine. Cercatela! Decisamente divertente.
Ovviamente on-line c’è di tutto, non vi suggerirò pagine web poiché sono davvero centinaia, ma le parole chiavi per iniziare una ricerca di “qualità”. Anche se il sito punk.london website dovrebbe bastare. Comunque andate on line con  40th anniversary punk e…enjoy the party!
Però, da vecchio punk faccio mio lo slogan dei Negazione: Lo spirito continua e festa o non festa….fuc* off!
Keep on, keepn’on!

domenica 31 gennaio 2016

Informazione Libera: Riflessioni sull'individualismo. Sapere-Volere-Potere

Individualismo. È stato recentemente pubblicato per i tipi di Les Milieux Libres Edizioni Riflessioni sull'individualismo. Sapere-Volere-Potere di Manuel Devaldès (Soazza/GR - Svizzera, 2015, pp. 48, € 6,00). Dalla quarta di copertina: “Cos'è la società se non la risultante di un insieme di individui? Come può la società avere un interesse (e perché non anche degli appetiti, dei sentimenti, ecc.)? E se potesse avere un interesse, come questo potrebbe essere superiore e antagonistico all'interesse degli individui che la compongono, se sono liberi? [...]
Non possiamo noi, individui, sostituire lo Stato con le nostre libere associazioni? Alla legge generale, collettiva, non possiamo sostituire le nostre convenzioni mutue, revocabili quando sono di intralcio al nostro benessere? Abbiamo bisogno delle patrie parcellizzate fatte dai nostri padroni, quando ne abbiamo una più vasta: la Terra? E così di seguito. Tante questioni che il libero esame dell'individualista risolve giustamente a vantaggio dell'individuo”. L'autore Manuel Devaldès (pseudonimo di Ernest Lohy, Évreux 1875-Parigi 1956) fu uno degli individualisti libertari più noti della prima metà del XX secolo. Collaborò a numerosi giornali anarchici e oltre alle sue Riflessioni sull'individualismo scrisse altre opere sull'antimilitarismo, pacifismo e neo-malthusianesimo.
Contatti:
Les Milieux Libres Edizioni
Borgh, CH-6962 Soazza/GR (Svizzera)
email: lml.edizioni@gmail.com

mercoledì 23 dicembre 2015

People have the Power...e buon natale Popolo!

...è Natale ed è tempo di auguri! Quindi...auguri!
Poi, però, vorrei dedicare due, dico-due, righe a quello che stà accadendo un pò in giro per il mondo, quello nostro per intenderci...quello occidentale dell'Europa-delle-banche e dei governi-dei-non-eletti.
Una situazione che definirei veramente triste, se non fosse che è proprio da questi momenti duri, beceri, cattivi...di istituzioni impassibili e autoreferenziali, di poteri forti [con i deboli ] e di diffuso distrattismo politico, che possono nascere realtà importanti che potrano indicare una nuova via alle nuove generazioni...
....cosa intendo? beh, in primis l'uscita di un nuovo periodico europeo dal nome bellissimo Roar Magazine. Il numero #0 è scaricabile online gratis ed il titolo del "barilotto" di carta [ più di 150 pagine! ] è Building Power! Da avere e supportare con l'abbonamento che vi costerà solo €20!
Un'altro bel segnale sono state le elezioni spagnole, dove i Podemos - diversi anni luce dal nostro M5S! - non hanno vinto, ma stanno costrigendo i finti socialisti a politiche più verso la gente e meno verso le banche! E che dire diquesto video bellissimo. Dove sul palco ci sono non solo i leaders, ma giovanissimi militanti.
Non sono mai stato un comunista, ma sicuramente la mia linea politica l'hanno dettata George Orwell [ the Road of Wigan Pier ], Pier Paolo Pasolini e il Red Wedge Movement inglese. Ho conosciuto Billy Bragg e letto - con avidità - la storia di Gobetti. Sono, in sostanza, un vecchio socialista!
...vorrei un giorno vedere un palco con centinaia di ragazzi giovani che, con pugno chiuso, inneggino a Victor Jara e Patti Smith! E no a Napolitano, Cossutta e vecchi commu-salottieri!
People have the Power...e buon natale Popolo!
 

giovedì 12 novembre 2015

Una vacanza punk a Kuala Lumpur [ Support RUMAH API]


Hi Dudes! [ quoted from Great Lebonski ],
avevo promesso un re-styling del blog e – sopratutto – una spersonalizzazione del titolo, da Andrea Pettini a Cantina Anarchica…beh, ci sto lavorando sopra…
…però non volevo perdere l’occasione di contribuire a diffondere un antipatico incidente che ha visto vittime i nostri amici punk di Kuala Lumpur! Lo so che a molti di voi sembrerà incredibile che si sia uno squat a Kuala Lumpur, ma credetemi c’è – anzi, forse c’rea! – ed è veramente attivo. Tanto attivo che il 28 agosto di quest’anno è stato “visitato” dalla polizia locale e con la [tipica] violenza comune a tutte le forze di polizia che agiscono per conto della (libera) collettività nel contrastare fenomeni terroristici, hanno sequestrato libri, CD, computers e quant’altro possa essere ritenuto utile a documentare la (sedicente) terribile attività eversiva. Più di 160 attivisti sono stati arrestati , compresi punks inglesi, americani, polacchi, Spagnoli…insomma europei!
Conseguenza di queste operazioni di “sicurezza” il Centro di RUMAH API – questa il nome del Centro e parola “chiave” per internet – ha ridotto la sua attività e di conseguenza anche la possibilità di reperire i soldi necessari per sostenere le spese legali ha visto una forte limitazione.
…ma la solidarietà del circuito punk globale – la famiglia punk! – non ha fatto mancare una dimostrazione di appartenenza e forte sostegno alle loro battaglie per l’indipendenza delle idee e la libertà dei contenuti che queste generano…
Ogni pensiero è un isola libertaria ( A.Pettini)
Personalmente ho già ordinato del materiale (per un imposto di €50) al loro fornitissimo distro. Sono curioso di sentire punk band dall’isola, ma – soprattutto – di essere al loro fianco nella lotta e non solo nei momenti edonistici!
Qui il link del Centro di RamahApi.
Punk Will never die!

lunedì 24 agosto 2015

Alzi la mano chi conoceva questo sito/rivista?

...questo la loro presentazione...
Anarchy is an independent, not-for-profit publication of C.A.L. Press. We accept no advertising, have no paid staff, and finance this journal entirely through direct sales, subscriptions,and donations. We will not share our mailing list with anyone.
Date un occhiata su questo link [ QUI ]

martedì 16 dicembre 2014

...in mano ai beceri mercanti d'Europa!


Ultimi giorni di un anno un po’ così. Passato, come gli ultimi d'altronde, a cercare una speranza di uscita da una crisi che è di costume, sociale, forse anche di identità [ per essere audaci] che non economica.
A mio avviso l’errore base è stato quello di indirizzare una paese [ inteso come espressione di una storia collettiva “comune”], l’Italia, in un percorso che misurava – e misura ancora aimè – la sua sostenibilità in base alle proprie risorse economiche e non sulla base del proprio ruolo culturale. Per fare un esempio concreto è come se Leonardo Da Vinci prima di essere accolto in ogni Corte d’Europa in base al proprio alto ruolo culturale, fosse valutato dai soldi in saccoccia [come si dice a Roma]. I soldi, ovvero le ricchezze economiche [ senza entrare nel merito della provenienza delle stesse] appartenevano al principe il quale, con questi, si “comprava” le capacità esclusive del genio di Leonardo.
Nel momento in cui l’Italia ha deciso di barattare in Europa la propria storia di un paese di lettere, per consegnarsi al giudizio dei paese dei numeri, non ha fatto altro che consegnarsi al giudizio del beceri mercanti. Cosa che noi [italiani] non siamo!

lunedì 8 dicembre 2014

Un paese culturalmente vivo, schiavo dei numeri e non libero nelle lettere.

Nuova edizione di All Frontiers, eccellente festival che si svolge ogni anno a Gradisca, in provincia di Gorizia. Tre i nomi di spicco: Peter Brötzmann, Steve Noble e Mika Vainio. Il sassofonista, sempre in tour anche a 73 anni, è una figura d’importanza capitale per la musica degli ultimi decenni e torna a Gradisca insieme a Steve Noble, batterista sempre del giro dell’improvisazione, che i eruditi [ di musica audace, come la definisco io al posto del retrò avanguardia] conosceranno anche per le collaborazioni con gli Æthenor (Daniel O’Sullivan, Stephen O’Malley e Vincent de Roguin) e con il solo O’Malley. Su Mika Vainio, in questi anni, tanti hanno scritto (e anche parlato) che vi diamo un altro link e basta. Sabato, a inizio serata, c’è la presentazione del libroOltre le periferie dell’impero”, che ruota intorno alla figura di Fausto Romitelli, compositore nato proprio a Gorizia e scomparso a quarantun anni nel 2004, oggi finalmente messo nella giusta evidenza (quest’anno, su di lui, è uscito anche “Have your trip”, a cura di Vincenzo Santarcangelo). Insomma cercate anche voi in rete All frontiers+gorizia, troverete l’intero programma.
Insieme al Festival di Bologna, Angelica, quest’evento, orami “storico” di Gorizia è l’ennesima testimonianza di un paese vivo e audace, ma che solo una società [ fuck the system!] gestita da politici vecchi, giornalisti beceri e uomini di cultura sonnolenti, vogliono farci credere “in crisi” solo davanti ai crudi numeri del PIL/ISTAT/SPREAD...e vaffancul*!!

giovedì 6 novembre 2014

...I Love you Punk Rock!

 
È la prima mostra fotografica italiana interamente dedicata ai Ramones, la punk band newyorkese, quella che inaugura giovedì 6 novembre alla galleria d’arte contemporanea ONO di Bologna (via s. margherita 10, www.onoarte.com, fino al 7 dicembre). Pezzo forte dell’esposizione sono 70 scatti realizzati nei primi anni di attività dei Ramones e inediti in Italia. Autore delle immagini è Danny Fields, primo manager del gruppo che scritturò i quattro in cambio di una batteria, strumento di cui la band era priva. La mostra si inserisce nelle celebrazioni per i quarant’anni della nascita dei Ramones il cui ultimo membro fondatore, il batterista Tom Erdelyi [Tommy Ramone], è morto lo scorso 11 luglio. Ad arricchire il progetto della galleria ONO, altro materiale proveniente dal Ramones Museum di Berlino, l’unico museo al mondo dedicato al culto dei Fast Four. Sopra, i Ramones fuori da un negozio di strumenti musicali...
Fields ricorda:
“The first time I saw the Ramones play, the first words Joey sang were, ‘I don’t want to go
down to the basement’. Now, unless you’re Bob Dylan or John Philips, I don’t give a shit about lyrics, but man, those are some great words! It’s like every comic book you’ve ever laughed at. I just loved them, and they looked so great, and the whole show was over in 17 minutes! They were the perfect, ready--‐made band.”
La band accettò a patto che Fields comprasse loro una batteria. Rimasero assieme per cinque
anni, fino al 1980, anno in cui usci “Danny Says” la canzone a Fields dedicata. In questi anni la band raggiunse la fama mondiale e influenzò a sua volta numerose band e non ultimo il Punk inglese.
...un momento di storia anche personale. Avevo tredici anni quando con mio fratello vendemmo l'intera collezione del fumetto Il Mago di mio padre per conprare un 45 giri che mi/ci cambio la vita: "Sheena is punk rocker" di un gruppo di quattro zozzoni...i Ramones.
Da l' comincio un amore che ancora adesso mi commuove...I Love you punk rock!

mercoledì 29 ottobre 2014

Tuscia, punk, HC...e qualche ricordo.


Negli ultimi anni siamo stati letteralmente invasi da decine di pubblicazioni che hanno sviscerato in lungo ed in largo l'universo punk hardcore italiano. L'unico "difetto" è che hanno riguardato quasi esclusivamente il periodo tra il 1980 ed il 1989, da molti considerato l'epoca d'oro di questo tipo di suono in Italia, tralasciando tutto quello che è avvenuto dopo. Ecco allora che fa molto piacere leggere che il prode Capò, già batterista di Tear Me Down ed ora in forza ai Neid (nonché etichettaro con Rebound Action), ha dato alle stampe questo libro sulla scena della Tuscia e dintorni. Un libretto molto agile e molto scorrevole, che personalmente ho divorato in un paio d'ore. Attraverso le pagine possiamo ripercorrere nel dettaglio l'evolversi dei gruppi e dei personaggi che per oltre un ventennio hanno popolato (e popolano) il fitto sottobosco dell'underground viterbese. Capò snocciola con destrezza nomi di persone, gruppi, posti occupati e non, avvalendosi anche della riproduzione di volantini e foto dell'epoca, contribuendo a rendere ancor più affascinante questo viaggio. Spero vivamente che a questo libro ne segua un'altro, magari più improntato sui sentimenti e sui pensieri dei protagonista di questo viaggio ben lungi dall'essere terminato.
Gabba-book-gabba-hey!

martedì 28 ottobre 2014

Love Song e punk-e-fiori!


You talk about your revolution, well, that's fine
But what are you going to be doing come the time?
Are you going to be the big man with the tommy-gun?
Will you talk of freedom when the blood begins to run?
Well, freedom has no value if violence is the price
Don't want your revolution, I want anarchy and peace!

Come molti sapranno, per la mia generazione I CRASS hanno rappresentato qualcosa di veramente nuovo nel mondo del punk. E non solo come espressione [effimera] musicale, ma come approccio a quella cultura ribellistica che sino ad allora si era [ri] consegnata al “sistema” e da esso ne veniva – pian, piano – dissossata. Chi ricorda le cartoline inglesi con dei colorati punk e la scritta greeting from London?
…di quei giorni ne è veramente rimasto solo il ricordo. In un momento come questo dove è solo l’interesse economico a dettare l’agenda di ogni governo, non dovremmo forse ritornare alla poesia di quei momenti? Erano gli anni ottanta, Londra combatteva contro la dura Thatcther e gli scioperi erano veramente un momento di rottura. E i CRASS pubblicarono un libro di poesie.
Pochi giorni fa in una piazza romana migliaia di cittadini hanno manifestato in dissenso alle recente politiche economiche del Governo Renzi. Pochi giorni dopo si parla solo di altro. Un silenzio, da ambedue le parti, come si usa dire…assordante.
Resto Liberale e anarchico e mi rileggo Love Song dei CRASS.
Keep on, keepin’on

lunedì 27 ottobre 2014

Con il pensiero [ribelle] ad un pop/punk filosofo: Deleuze


Il pensiero, nessuno lo prende molto sul serio, tranne quelli che si considerano pensatori o filosofi di professione. Ma questo non impedisce affatto che esso abbia i suoi apparati di potere - e che sia un effetto del suo apparato di potere il fatto che possa dire alla gente: non prendetemi sul serio perché io penso per voi, perché vi do una conformità, delle norme e delle regole, un'immagine, alle quali voi potrete tanto più sottomettervi quanto più direte".
E non c’è cosa peggiori di chi si professa “custode” del pensiero! Dai nostri insegnanti alla scuola elementari, ai professor[oni] universitari e a chi amministra per conto vostro il [vostro] pensiero!
Ricordando Gilles Deleuze, filoso pop...forse anche un pò punk, morto suicida nel 2006 a Parigi. Un gesto di disperazione perche' era molto malato: una grave insufficienza respiratoria che lo aveva costretto di recente a subire una tracheotomia. Il suo corpo e' rimasto a lungo sul selciato dell' avenue Niel. Nessuno sapeva chi fosse quel povero vecchio (Deleuze aveva settant' anni) che sembrava un manichino disarticolato. In realta', la Francia lo aveva dimenticato o, piuttosto, lo aveva archiviato.

lunedì 28 luglio 2014

Sotto l'ombrellone con junkies and punk!



Arriva l’estate e porta con se un po’ di caldo e l’idea delle vacanze. Vacanze? E allora viaggi, mare, caraibi e libri. Per me niente caraibi, ma la piccola Termoli e qualche misero pamphlet. Vediamo cosa mi farà compagnia.
Cominciamo con William S. Burroughs: A Collector's Guide. Un agile libercolo che guida il lettore (interessato) nella storia dell’attività editoriale dello scrittore di Saint Luis. In realtà l’aspetto più interessante di questa guida è che accompagna il lettore nell’attività multimediale del Burroughs; infatti lo scrittore si è prodigato in produzioni di cassette [tapes], Dischi LP, ora anche in CD e molto altro materiale diverso dallo scrivere, ma in linea con la sua natura trasgressiva. Almeno per gli anni sessanta/settanta. Considerato uno degli artisti più importanti e innovativi del ventesimo secolo, ha influenzato considerevolmente la cultura popolare e la letteratura. Burroughs scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Cinque, inoltre, sono i libri pubblicati, che raccolgono interviste o corrispondenze. Apparve in vari film, e collaborò con numerosi musicisti e performer. Nella guida questo e altro e sarà una piacevole lettura.
Gli scudetti che vinsero la guerra. L'orgoglio del vecchio Bologna, il primo titolo della Roma e la nascita del grande Torino sarà un’altra mia lettura, ma non con un approccio edonistico, ma bensì didattico. Cosa vuol dire? Ta-ta-ta-tata!!! Notizia in anteprima per i miei lettori: il prossimo libro dovrebbe essere il libro verità sullo scudetto della AsRoma che, vinto nel biennio 1941/42. Sono giacenti negli archivi del CONI documenti e carte che ci aiuteranno a capire se è vero – o no – che la squadra capitolina fu aiutata durante la guerra. Anche negli archivi del Ministero della Difesa e dell’Aereonautica ci sono tracce…significative.
Con i libri arriva anche la musica e non c’è estate senza un po’ di punk. Non c’è caldo senza Ramones e FuGaZi. Bello anche l’album degli italiani Giuda e bello anche il doppio CD di Ferradini e Pagani.
Un ultimo “pensiero”: sulla pagina web del corriere ho trovato una retrospettiva iconografica sui Ramoes, dal titolo “una storia americana”…bhé, non c’è niente di più vero! Se siete dei lettori del mio blog non devo aggiungere niente di più, basta il titolo, se non siete convinti…allora siete sul blog sbagliato!!!
Gabba brò, have fun!!!


giovedì 29 maggio 2014

Per non sapere né leggere, nè scrivere...


Renzi ha vinto le elezioni, il PD lo segue a ruota, Berlusconi non ha giocato proprio e BeppeGrillo non riesce a convincere oramai neanche più se stesso. Certo, dopo analisi fatteda esperti televisivi e gurù dei numeri, la mia banale analisi vi lascerà sconfortati. Hey, anche il punk Andrea si banalizza? So what? A chi affidare i nostri destini? Beh, la questione non è in questi termini, ma l’idea di banalizzare non mi dispiace. Sarò preciso e – almeno spero – anche breve.
Dopo la querelle elettorale è stato tutto un vociare di riforme: riformiamo il sistema elettorale, la cosa pubblica, la Costituzione. Wowowoow…che mania.
Della questione elettorale e del lavoro parleremo più tardi, ma sulla Costituzione voglio dire la mia; da popolano e non da “costituzionalista”. Non lo sono!
C’è un innaturale fermento sulla nostra Carta, la Carta degli italiani, come se la Costituzione fosse colpevole di chissà quali nefandezze. Intanto, primo aspetto, vorrei che chi si apprestasse a riscrivere le nostre regole, lo facesse recuperando quello spirito del dopo guerra che, in un clima di sincera solidarietà e di rigorosi valori – non regole, ma valori -, ha indirizzato l’allora rappresentanza politica, nel redigere quel bellissimo testo che è – e rimane – la nostra Costituzione della Repubblica italiana su valori umanitari e di solidarietà. Valori e principi che mi sembra non appartengono a nessun politico in charge. Abusivo secondo una sentenza della Corte costituzionale e privo di qualsiasi meccanismo di delega. E questo poi è il secondo punto: ma siamo sicuri che sia colpa della Costituzione se il nostro paese, la sua classe dirigente e la “politica” si esprimano a così bassi livelli. O forse, più semplicemente, le garanzie che la Carta offre a tutti i cittadini italiani, che – va ricordato – uscivano da un periodo di forte totalitarismo -, vengono ogni giorno abusate?
Cosa intendo? Semplice, vi faccio un esempio: Dove sta scritto nella nostra Costituzione che ci debba essere un pensionato che prende novantamila euri al mese e cent’ottanta [pensionati] che ne prendono solo cinquecento? E’ colpa della Carta o degli uomini che delle garanzie della carta hanno, e continuano, ad abusare? Ci è stato detto, non si può fare niente, è un diritto acquisito! Ma nella Costituzione non c’è un singolo passaggio che garantisca l’ingiustizia. Per nessuno, singolo cittadino e ex politico. I principi di uguaglianza e solidarietà ben chiara nei fogli della costituzione. Bisogna saperli leggere.
…ecco la domanda: che l’attuale politica non sappia leggere? E – cosa più drammatica – credo non sappia neanche scrivere!
E pensare che vogliono riscrivere la Costituzione…what a fuc*!!!
Cari amici, mi sa proprio che devo rinunciare alla mia carriera di scrittore e mi tocca scendere in campo!!!
Ad Majora! Keep on, keepin'on!

mercoledì 21 maggio 2014

From Beirut to Rome al...ritmo del bruscolinaro!

Come spesso mi capita, non mantengo le mie promesse. Mi ero riproposto di aggiornare il blog come un Diario, ma questo non è accaduto; anche in relazione all’attività di promozione del libro, che, alla luce anche delle vendite via amazon, non sta andando poi così male. Come detto però, dietro l’angolo c’è sempre la storia del diavolo e delle sue pentole e dei numerosi coperchi!
Proviamo comunque a ricapitolare. Primo momento di soddisfazione è stata la presentazione del libro a Montefalco esattamente settant’anni dopo il tragico evento. La giornata, che ha visto più di trecento persone riempire la sala consigliare del comune, è stata progettata per rivivere, anche come “tempi”, ogni singolo momento di quel triste giorno. 13 aprile 1944. L’evento è iniziato alle 10.30 circa, in coincidenza, minuto più minuto meno, con la formazione del plotone di esecuzione nella caserma di Perugia la mattina dell’aprile del ,44 e che avrebbe dovuto accompagnare i due detenuti, ma che poi si rivelerà essere lo strumento di morte per i due giovani. Alle 19.00, in corrispondenza dell’esecuzione, la sala consigliare del comune è stata chiusa e le due sedie – a simboleggiare il processo, la condanna e l’esecuzione –, decorate con la bandiera italiana e due rose rosse, definitivamente rimosse. Pochi giorni dopo alla Feltrinelli di Perugia un’altra presentazione anche se più intima, ma con la partecipazione di molti giovani interessati, non tanto alla storia, quanto alla ricerca fatta negli archivi. A Torino poi, nel Salone del libro, moltissimi i curiosi e anche qui, più che la storia di per se, ha affascinato molti l’attività di ricerca fatta negli archivi. Una giovane e bella piemontese ha definito il lavoro una versione diversa del telefilm Cold case. Non l’ho mai visto, ma…perché no!
…insomma, quando un’altra serie di eventi era già stata calendarizzata il lavoro mi ricorda che devo andare a Beirut. Di nuovo passaporto, valige, noiose attese nelle sale lounge e file, su file.
Ma la cosa più traumatica è sempre il ritorno nel mio paese. Dall’aeroporto di Fiumicino a casa e una striscia di depressione. Scortesi addetti alle FFSS, anarchia sui treni, la versione moderna di Last exit di Selby Jr alla stazione di Trastevere ed il definitivo [ the ultimate] Porta a Porta di Grillo con Vespa.
Non so perché ma in questi momenti mi torna in mente una scena del film Un Americano a roma dove Nando Moriconi, in arte Santi Bairon an american attracion, si troverà costretto a fare il proprio spettacolo al ritmo del bruscolinaro. Perche, gli ricorda il gestore del teatro, lui deve vendè a merce!
Tutto sta a capire chi tra Renzi, Grillo e Berlusconi è il Santy Bairon di turno, comunque è un po’ tutto il nostro paese che stà ballando al ritmo del bruscolinaro.
PS. Per chi volesse conoscere Beirut in forma diversa, cercate il libro Our Man in Beirut del blogger Nasri Atallah. Semplicemente…moderno!
 

martedì 4 marzo 2014

Un pò di Punk...non fa mai male!

 
Just to pop in with some punk news!
navigando in rete, l'unica vera free community che esiste nell'intero globo! Altro che censura! L'esempio di libertà massima che riesce a bilanciare libertà di espressione con al porpria volonta e capacità [commitment] di approfondire ogni singola informazione!...dicevo navigando mi sono imbatutto in questo sito punk! Grande!!! Bel lavoro e ricco di informazioni sulle scene globali e minori.
Dying Scene...have a look boys!
W l'anarco-punk-internet-Movmt!

venerdì 25 ottobre 2013

Dudù ha una nuova ciotola..e il cervo si è (quasi) arreso.


Se da una parte continuo a vivere tra aeroporti e isole, dall’altra, ogni volta che torno a casa, appena accendo le televisioni o vado ai quotidiani on-line ho subito nostalgia della mia natura di espatriat. Breve cronaca di una mattina di relax a casa, nell’attesa di partire per Lampedusa e Malta again! Su La7 c’è un programma, OMNIBUS, che dedica più dell’80% delle proprie trasmissioni a Berlusconi, poi si passa su RAI3 – mi sembra si chiamava Agorà il programma - e un altro noioso Talk show parla di…Berlusconi. Non basta, su RAI NEWS24 la questione è “il voto palese” su Berlusconi. La Gruber non si fa mancare nulla e il tema è “cosa farà Berlusconi?”. Ovviamente su RepubblicaTV…di cosa si parla? Di Berlusconi! Di Santoro & compagni neanche a parlarne. Su RAI2 il problema è…l’eredita di Berlusconi. Oggi su tutti i siti nazionali la prima news è…Berlusconi convoca il partito. Ma il resto del mondo?
Molti lamentano all’Italia di avere una visione provinciale e non globale del problema. E come dare torto a chi ci definisce Berlusconized. Non è questione di chi lo vota e di quale area sociale esso rappresenti, poiché lo strumento della Democrazia questo tutela; la rappresentativa, ma di chi non lo vota, che non riesce a trovare forme di rappresentanza nelle quali riconoscersi e si esalta in una dinamica di denigrazione e sberlfetto della banale ( secondo lui ) capacità intellettiva di chi vota Berlusconi.
…ma il tempo passa – ed è trascorso – e negli ultimi vent’anni si è speso tempo, energia, attenzione, ma anche le Istituzioni ( con la “I” maiuscola ) hanno compromesso molto della loro natura identificando un nemico politico, metterlo nel mirino e cercare di eliminarlo.
Una parabola buddista, in una versione da me aggiornata, narra di un cacciatore che si “fissa” su un cervo bianco e passa la sua vita di cacciatore a cercarlo nei boschi, tra le valle e le montagne, solo per trovarlo quando ormai il cervo vecchio è quasi moribondo e non più in grado di scappare. All’atto di tirare la freccia mortale il cacciatore si rende conto che è invecchiato anch’esso nella caccia e comunque vada, l’uccisione del cervo ora non sarebbe stata la stessa cosa di una caccia ad un cervo giovane. Ambedue hanno vissuto una vita in “fuga”, tuttavia la vita attorno a loro è cresciuta lo stesso, dimenticandosi dei due “protagonisti”.
Mentre in Italia ci dedichiamo TUTTI al Totem Berlusconi, il mondo avanza e non ci sarà ne vittoria, né sconfitta nella parabola discendente del Cavaliere di Arcore, perché – è bene che ne siamo consapevoli TUTTI – questa parabola è stata negli ultimi vent’anni la NOSTRA storia. La storia d’Italia.
…faccio le valige, la splendida gente di Lampedusa mi aspetta.
Rise your hand, open your mind, take your own responsibility!

martedì 27 agosto 2013

XXX XXX. Sei condanne, due evasioni

 “Dall’analisi dei documenti riportati in queste pagine (sentenze dei tribunali, rapporti delle questure, anonime “soffiate” degli informatori dell’OOOO, la polizia segreta del xxxismo) emergono le vicende di un uomo e quelle di una classe politica. È la vita, nella clandestinità e nell’esilio, in carcere e al confino, di una minoranza, composta di giovani che si sollevarono contro il xxxismo, proprio nel momento del suo “fulgore”.
Tra questi giovani che sentono la necessità morale di battersi, di pagare di persona per riaffermare i valori della libertà e della giustizia, XXX XXX si segnalò per la sua ansia di azione e per la sua intransigenza.
Il libro getta luce su una parte di storia poco conosciuta: quella che fu scritta con l’inchiostro della polizia politica e che si sostanziò in provvedimenti repressivi, secondo logiche e tecniche inquisitorie.
Nella testimonianza di YYY YYY (detenuto con XXX XXX nel “braccio” tedesco di Regina Coeli a Roma), che precede queste pagine, è scritto: “Si rifletta che da quel braccio si usciva in un modo solo: per andare di fronte al plotone di esecuzione. Qualche volta si poteva uscire già morti per le percosse subite dagli aguzzini durante gli interrogatori. Se XXX XXX e io ne siamo usciti miracolosamente in un terzo modo – e fu caso unico – è faccenda che non riguarda né XXX XXX né me, ma un gruppo di valorosi partigiani che rischiarono la loro vita per salvare la nostra”.

Questa non vuole essere una presa di posizione ne a favore, né contro. Ho trovato on-line quest’introduzione ad un famoso libro dal titolo “XXX XXX. Sei condanne, due evasioni”. E l’ho solo “contestualizzato”. Questo testo narra della rocambolesca avventura di due detenuti che evadono e si danno alla latitanza. Ambedue diventeranno personaggi istituzionali importanti. Ora anche celebrarti come eroi. E lo sono stati. Si sono opposti con coraggio e virilità a delle sentenza ingiuste ed hanno infranto la legge! Ho cambiato i nomi con delle X e delle Y. Ognuno di voi sostituisca a questi nomi chi crede.
Questo per ricordare a colora che, come un disco rotto, ricordano in questi giorni che le sentenze si rispettano, dico – non sempre! Quando sono ingiuste vanno combattute e per fortuna non siamo più in un regime senno…poveri noi! E grazie al Presidente XXX XXX pluri-condannato ed evasore per averci testimoniato che ogni ingiustizia, che mina la libertà individuale, va sempre combattuta!
Dobbiamo aspettare un altro Piazzale Loreto per comprendere che dobbiamo TUTTI fermarci?
Are U free? Really Free?

domenica 28 luglio 2013

Sex & Drug and Rock'n'roll with Peter Blake's Ian Dury


Molti lo conoscono per il celebre inno "Sex & Drugs & Rock&Roll", pubblicato nel 1977. Pochi però sanno che il cantante inglese Ian Dury, scomparso nel 2000 all'età di 57 anni, in gioventù fu anche un bravo pittore e illustratore. Lo scopriamo oggi con questa mostra organizzata al Royal College of Art di Londra, dalla figlia Jemima, dall'ex manager dei Clash, Kosmo Vinyl e dal famoso graphic designer Jules Balme. Dal 23 luglio all'1 settembre "Ian Dury: More Than Fair – Paintings, Drawings and Artworks, 1961–1972" [ qui il link] presenta oltre 30 opere realizzate da Dury quando era uno studente proprio al Royal College of Art e aveva tra i suoi insegnanti sir Peter Blake, l'artista a cui dobbiamo la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. Lo stile del futuro cantante si rifaceva alla Pop-Art in un intrigante mix di colori accesi, elementi fotografici e continui riferimenti al mondo della musica e delle celebrità.
Per chi andrà a Londra, cercando quello spirito Punk che ancora resiste nella perfida Albione.
Gabba-gabba-Hey!

sabato 27 luglio 2013

The Wire. Jazz, Improvised Music and...Rosso di Montefalco


E’ convinzione comune che con l’arrivo di internet, ma ancora più con la digitalizzazione del mondo, le riviste in carta così come per i libri, siano destinate a scomparire. In parte è vero, però – dall’altra parte – la digitalizzazione dei contenuti hanno consentito ad un totem dell’informazione musicale veramente “alternativa” – The Wire - di rendere disponibile l’intero archivio – al costo di un semplice abbonamento annuo – dei precedenti e rarissimi numeri arretrati. Quindi qual è la domanda? La scomparsa di riviste in carta è più dovuta alla banalità dei contenuti sino ad ora trattati o dall’arrivo di quel digitale che consente – agli stessi contenuti – di essere rilanciati a livello globale senza costrizioni di tempo, reperibilità e – non ultimo – di spesa? Ovviamente non ho risposta, ma sono felice che the Internet Syndicate [ parleremo in futuro del IS ]abbia reso disponibile, almeno per me, l’opera omnia di The Wire.
Pensate che sul The Wire#1, uscito nell’estate del 1982 [ l’Italia vinceva i Campionati del Mondo di Calcio ] già si parlava di Steve Lacy, Max Roach e della Leo Records. Sul secondo Numero Carla Bley e i Rip, Pig + Panic [ chi se li ricorda? Gruppo inglese, erroneamente etichettato come punk, nel quale cantava Nené la figlia di Don Cherry ].
Non so voi, ma in questo caso ( raro) benedico il mio Tablet e mi rileggerò la storia della musica alternativa globale dal basso, ovvero dalle origini. Sarà una calda ma proficua estate.

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