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giovedì 10 dicembre 2015

Santa Claus, l'albero di Natale e...Bob Dylan

Arriva il Natale ed è tempo di regali. Per gli altri, ma – soprattutto, per noi stessi!
Che “bazzica” Amazon spesso assembla una whising list dei propri sogni, così non sarà per me, però mi voglio divertire a fare un memo per ricordarmi cosa comprarmi, prima poi.
Sarà una coincidenza ma molti delle mie voglie commerciali convergono su un solo soggetto, Bob Dylan.
So, let’s start with my wish!
The Cutting Edge 1965 - 1966: The Bootleg Series Vol. 12 (6 CD Deluxe Edition).
Certamente il dodicesimo volume della serie Bootleg è – tra i tanti sino ad ora disponibili, il più interessante. Fa riferimento agli anno del Dylan del Greenwhich. Tutto il materiale viene dalle out-takes degli album Bringing It All back Home, Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde. Album che hanno fatto la storia della musica popolare mondiale e della cultura ribellistica degli anni sessanta. Per anni ho pensato che Bob fosse un vecchio e quindi incompatibile con lo spirito punk, poi, però, i capelli diventano grigi e la rabbia dei suoni viene sostituita dalla saggezza delle parole e il loro significato sovversivo.
Dylan Goes Electric!: Newport, Seeger, Dylan, and the Night That Split the Sixties, dei titpi della Dey Street Books. Il libro si trova facilmente sia su Amazon che su qualsiasi e-commerce sito. Pete Seeger: "That noise is terrible! Make it stop." Questa la reazione del Padre del più purista Folk americano non appena il giovane Dylan amplificò la sua chitarra al NewPort Folk Festival. Per capire la portata della bestemmia, per la mia generazione, provate ad immaginare lo shock per vecchi punk come me, quando i Clash firmarono per la CBS! SCANDALO!
Lucky Luk, un-officila bootleg Disponibile ( con molta difficoltà) tramite i tipi della Wilbury Record Co. 001, e realizzato nel 1996. Conosciuto anche con il nome di Peco’s Blues.
Suonato dallo stesso Dylan tra il Messico e la California nel 1996, durante la registrazione del Film, Pat Garrett, questo CD, di altissima qualità – poiché i suoni provengono direttamente dalla sala di registrazione -, è un gioioso compendio di note in libertà, chiacchiericci in studio con divertenti intermezzi tra Dylan e lo stesso ingegnere del suono, diversi strumentali e ben tre versioni del classico Knockin' On Heaven's Door . Per me e per voi: da avere!
Bob Dylan Music Masters Collection Box Set [4 DVD]
Ben 4 DVD per raccontare un pò tutte le apparizioni di Bob Dylan nei circuiti televisivi europei. Non difficile da reperire sul mercato, ma neanche molto economico. Molti di queste apparizioni, alcune davvero “toccanti”, erano e sono ancora già disponibili in altri singoli DVD, però averle tutte insieme aggiunge un valore “filologico” all’intera opera che, per sua, natura è sempre e semplicemente…entertainment!

lunedì 28 luglio 2014

Sotto l'ombrellone con junkies and punk!



Arriva l’estate e porta con se un po’ di caldo e l’idea delle vacanze. Vacanze? E allora viaggi, mare, caraibi e libri. Per me niente caraibi, ma la piccola Termoli e qualche misero pamphlet. Vediamo cosa mi farà compagnia.
Cominciamo con William S. Burroughs: A Collector's Guide. Un agile libercolo che guida il lettore (interessato) nella storia dell’attività editoriale dello scrittore di Saint Luis. In realtà l’aspetto più interessante di questa guida è che accompagna il lettore nell’attività multimediale del Burroughs; infatti lo scrittore si è prodigato in produzioni di cassette [tapes], Dischi LP, ora anche in CD e molto altro materiale diverso dallo scrivere, ma in linea con la sua natura trasgressiva. Almeno per gli anni sessanta/settanta. Considerato uno degli artisti più importanti e innovativi del ventesimo secolo, ha influenzato considerevolmente la cultura popolare e la letteratura. Burroughs scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Cinque, inoltre, sono i libri pubblicati, che raccolgono interviste o corrispondenze. Apparve in vari film, e collaborò con numerosi musicisti e performer. Nella guida questo e altro e sarà una piacevole lettura.
Gli scudetti che vinsero la guerra. L'orgoglio del vecchio Bologna, il primo titolo della Roma e la nascita del grande Torino sarà un’altra mia lettura, ma non con un approccio edonistico, ma bensì didattico. Cosa vuol dire? Ta-ta-ta-tata!!! Notizia in anteprima per i miei lettori: il prossimo libro dovrebbe essere il libro verità sullo scudetto della AsRoma che, vinto nel biennio 1941/42. Sono giacenti negli archivi del CONI documenti e carte che ci aiuteranno a capire se è vero – o no – che la squadra capitolina fu aiutata durante la guerra. Anche negli archivi del Ministero della Difesa e dell’Aereonautica ci sono tracce…significative.
Con i libri arriva anche la musica e non c’è estate senza un po’ di punk. Non c’è caldo senza Ramones e FuGaZi. Bello anche l’album degli italiani Giuda e bello anche il doppio CD di Ferradini e Pagani.
Un ultimo “pensiero”: sulla pagina web del corriere ho trovato una retrospettiva iconografica sui Ramoes, dal titolo “una storia americana”…bhé, non c’è niente di più vero! Se siete dei lettori del mio blog non devo aggiungere niente di più, basta il titolo, se non siete convinti…allora siete sul blog sbagliato!!!
Gabba brò, have fun!!!


venerdì 28 marzo 2014

L'Aventino è più alto o basso di un montarozzo della spiaggia di Malibù?


Più grande di un campo di Baseball”. Wowowow…ecco il parametro di Barak Obama per dimensionare il suo stupore innanzi al Anfiteatro Flavio di Roma. Faccio fatica ad immaginare il pollice di uno qualsiasi degli imperatori dell’urbe che in passato ha presenziato ai giochi ospitati nell’immenso circo de Roma davanti ad una banalizzazione del genere. Più grande di un campo di baseball! What a fu**! E la pizza? Più larga di un cheese-burger? Boh? Sono cresciuto a pane e Amerika, ma certe banalizzazioni mi lasciano a bocca aperta! Mi incazzai molto (scusate per la brutta parola, sorry! ) quando si cercò di mandare il messaggio che Lele Luzzati fosse il Lenny Bruce italiano, figuratevi se non mi arrabbio per questa semplificazione (rilanciata poi ta tutti i giornali nostrani come una cosa divertente!) e sono furioso quando vedo che i romani debbono lasciare il passo ad una sola persona, e chi se ne frega della sua posizione, e bloccano un’intera città, e tutta l’area circostante per fargli vedere cosa? Il monumento romano più grande di un campo di Baseball!!!

…messaggio [in codice] per il Capitano. A Francè, imparaje a campà!

martedì 10 aprile 2012

Un Americano a Roma#2 - neither Trastever or LA


La morte dell’attrice Maria Pia Casilio mi rattrista. Nel mio immaginario è stata per anni la fidanzatina yankee di Nando Moriconi, l’americano de Trastevere. Ma soprattutto è anche la definitiva parola fine ad un mio progetto cinematografico che ho sempre pensato essere “splendido, ma non compreso”. Ovvero il sequel di un Americano a Roma…ma trent’anni dopo!
Gli attori, ovviamente un vecchissimo Alberto Sordi, che nel frattempo si è sposato con Elvy, ovvero la Casilio, ed hanno generato due figli. Ambedue hanno ereditato la passione del padre per l’America, ma la figlia [ perfetta nella parte una “terribile” Roberta Manfredi ] dopo aver incontrato il punk degli anni ottanta nella Roma delle Brigate Rosse/Nere è andata a vivere a L.A. per evitare di “dover dare delle spiegazioni” e convive con un cantante punk Stright Edge [ perfetto nella parte un giovane Henry Rollins ]. Mentre il figlio, un po’ imbranato, ma studioso [ per forza allora Carlo Verdone ] si era laureato all’UCLA ed era stato subito assunto negli Studios di Hollywood come Producer Manager.
Per celebrare quest’evento e per rivedere i figli che da anni vivevano in America Nando Moriconi ed Elvy decidono di andare negli USA. Finalmente si realizza un vecchio sogno di Nando, anzi, si realizza IL vecchio sogno. Però i due arrivano a Los Angeles nei giorni della Los Angeles Riots o anche Rodney King Uprising (La sommossa di Rodney King del 1992 per intenderci) e loro malgrado né rimangono coinvolti.
In giro per Los Angels con la mappa in mano e pronti and andare la party del figlio, organizzato dagli Studios ( Dove avrebbe dovuto incontrare quei personaggi già resi popolari nel primo film: la pittrice americana, un Carlo Delle Piane che nel frattempo era diventato un folk singer capellone della NYC rebel del Greenwich Village ed altri), i due rimangono coinvolti dall’esplosiva ed immeditata violenza generata dalla sentenza Rodney King.
L’Elvy viene arrestata e sonoramente percossa poiché accusata di essere “complice” delle bande coinvolte nei saccheggi nelle ore concitate della rivolta. Ma in realtà l’Elvy si trovata nel centro commerciale solo per curiosare sulla “grande America” con suo marito Nando. Il Moriconi, nel vedere la moglie scomparire tra le fiamme e i fumi, senza sapere che in realtà è in salvo, ma arrestata, cerca di forzare il blocco della polizia e viene manganellato ripetutamente.
Le ultime scene erano quella di un Nando Moriconi che scompare tra la folla e le fiamme, stordito, senza sapere dove andare, senza parlare l’inglese e disperato per la scomparsa della moglie. Mentre Elvy giacerà per settimane, senza documenti ( che portava sempre il marito ) in un Ospedale di L.A. nell’attesa di essere spostata in un manicomio criminale.
Il figlio si accorgerà della scomparsa del padre e della madre solo quando il party sarà finito, la figlia troppo “fatta” anche solo per accorgersene.
Il film avrebbe dovuto essere girato in un ruvido bianco e nero, con una colonna sonora che andava dai Black Flag a Chat Baker, dai Suicidial Tendences a Nancy Sinatra.
…ma non se ne fece nulla. La morte di Alberto Sordi chiuse la “bozza” nel PC ora la Casilio lo certifica come progetto “morto”.
Peccato, sono ancora convinto che fosse un grande soggetto.
Peccato!

venerdì 23 marzo 2012

Food is a Right, NOT a privilege!


Poche righe, seguo con attenzione il triste dibattito sulla (necessaria, anche se non si capisce per chi!) riduzione dei diritti tutelari (non "Fondamentali", di fondamentale c’è il diritto a vivere!) per chi lavora e questo nel nome delle “maggiori assunzioni”. Insomma per avere più lavoratori, bisogna ridurre il numero dei…lavoratori.
Prima li cacciamo via, poi li assumiamo. Si parla solo di licenziamento e non di opportunità di lavoro.
…boh? Una volta era l’inverso! Comunque…girando su internet, mi sono imbattuto su questo sito e su questa iniziativa spontanea che credo, I’m sorry, prima o poi dovremmo incoraggiare e diffondere anche in Italia: FOOD IS A RIGHT, NOT A PRIVILEGE!
Anche se in inglese, si capiscono bene i contenuti e per un paese come il nostro a forte vocazione rurale e peschiera, converrebbe abbaracciare una campagna che privilegia le cose “vere” [cibo] dall’effimera ricchezza dei soldi [finanza].
More Teachers, Tractors and Farmers! Less economy and profit!

giovedì 1 marzo 2012

Richman, Brautigan e Rosso di Montefalco!



L’eterno ragazzino di Boston, il cantautore naif del rock and roll americano, il leader dei Modern Lovers degli anni Settanta, torna in Italia, dopo due anni di assenza, per un tour che lo porterà in sei città del nostro Paese: il 9 marzo 2012 a Firenze, il 10 marzo a Napoli, l’11 marzo a Roma per poi proseguire il 13 a Marostica (VI), il 14 a Trieste e il 15 marzo a Modena.
Un tour per riproporre e ricordare la carriera ultra trentennale di Jonathan Richman – prima a capo dei Modern Lovers, poi cantante e musicista solista – che ad oggi conta ben 35 album in studio, l’ultimo uscito lo scorso anno (“O Moon, Queen of Night on Earth”).
Ricordato come il cantastorie di “Tutti pazzi per Mary”, Jonathan Richman esordisce nei primi anni Settanta come cantante e chitarrista dei Modern Lovers, gruppo anticipatore del proto-punk statunitense e di riferimento per molti musicisti dell’epoca, tra cui David Bowie. Nel 1976, sciolta la band e persa l’originaria vena underground – nonostante l’enorme successo – Jonathan Richman prosegue come solista la propria carriera tornando alle origini del rock and roll e verso sonorità più spoglie e naturali, dalla musica country al garage, dalle power ballad fino alle melodie latine cantate in spagnolo.
La sua musica viene spesso definita come un folk gioviale e spartano dalla vena satirica e caricaturale. Le opere di Richman, non a caso, narrano storie e disavventure adolescenziali, talvolta autobiografiche, che si distinguono per la loro semplicità e il loro humour. Gag narrative, nostalgiche ballate folk, novelty doo-wap adolescenziali, folklore urbano e gioviale… il tutto avvolto da melodie minimal e rock acustico, quasi parlato, sussurrato per creare attorno a se al pubblico in ascolto la giusta sensibilità che occorre per apprezzare le sue canzoni: questi gli ingredienti del successo mondiale di Jonathan Richman.
Dal vivo Richman, amante della musica italiana e in grado di parlare un ottimo italiano, improvvisa delle cover di vecchi pezzi "italian beat". Leggendario la sua versione della Donna Riccia di Domenico Modugno in un memorabile concerto romano al Big Mama di qualche tempo fa!
Da ascoltare bevendo del Rosso di Montefalco e come sottofondo ad un altro suo “compare” minimalista come Richard Brautigan

PS. Ovviamente nel 1977, quando comprai il 7'' Roadrunner [copertina sopra], probabilmente la più famosa canzone pop-punk americana ever, coverizzata da circa 500 gruppi, non sapevo che sarebbebscoppiata una passione che ancora oggi mi...diverte. Perchè Richman è - fondamentalmente -fun time! Enjoy life!

lunedì 23 gennaio 2012

Bruce, a [local] working class hero!



New York City negli anni settanta deve essere stata stupenda, soprattutto quel periodo. Film come Taxi Driver, Un Uomo da Marciapiede, Last Exit Brooklin, solo per citare i più newyorkesi. Gli anni del CGBG’s, della promiscua Time Square e dei giovani Ramones, della sexy Debby Harry. Insomma c’era tanta di quella carne sul fuoco, che il fumo è nell’aria ancora oggi. Molti i personaggi storici e culturali, showman e artisti che hanno passato le decadi e non hanno visto, se non di poco, indebolita la loro carica yankee.
Tra questi, forse è una mia impressione, ci metterei Bruce Springsteen. Che dopo essersi “perso” nei banali anni ottanta, ha ripreso la lunga marcia iniziata da Woody Guthrie e Peter Seeger, e portata avanti da Bob Dylan. E se è vero che Dylan si impegnato musicalmente “attraverso-e-oltre-la-politica”, Springsteen si è mosso nella direzione opposta e ha trovato la sua “ragione politica” attraverso la sua musica. A causa di un'estetica incrollabile, di parole accoppiate con una passione feroce per solidarietà, l’impegno, la responsabilità, Springsteen - come narratore - ha continuato a divulgare la virtù del comune bene, dell'uomo comune, in particolare il “comune” working class hero americano.
Recentemente ho ritrovato questo vecchio bootleg di Springsteen, registrato non male, ma così dannatamente newyorkese.
Come ci manca un’America così lontana da Standard & Poor’s e così vicina al nostro comune sogno di libertà, senza limiti e senza condizionamenti. E meno che mai quelli di una fottuta agenzia di rating!

lunedì 25 luglio 2011

27 e tutti vivi ( se non tutti, molti!)

In questi giorni si parla ( in modo un pò macabro!) del club dei 27, ovvero le pop-star che muoiono all'età di 27 anni, così come per la povera Amy Winehouse Detto che ci sono anche molti pop/punk/jazz/country e chi-ve-pare artisti che superano il club dei 27, cioè che campano più de'ventisette anni, in giro per la rete ho trovato questo bel sito...[*] have a look and enjoy!

Today is the 3-rd of July, a day when we may or may not remember Brian Jones of the Rolling Stones (R.I.P.). He was the first of the 27 Club… This club includes musicians who died at the age 27. He is considered to be the first influential musician who died at 27 (others may say Robert Johnson was the first one and I tend to agree with this). Morbid as it may be, this post is a rare treat, there are two members of the 27 Club playing for your pleasure: Brian Johnson and Jimi Hendrix, in 1968. I think this is one of the most interesing jam sessions I have ever heard, I believe it's going to melt your brains. Brian and Jimi composed a song, called My Little One and recorded together at Olympic Studios in London with Jimi's mates Chas Chandler and Eddie Kramer.
Please ejnoy without moderation.

lunedì 6 giugno 2011

WorldCompass.org...c'è TV e TV


WORLD: We’re your public television.
Long recognized as the most trusted and unbiased source of news and public affairs programming, public television combines your favorite programs with first-run documentaries, 24/7, with the WORLD channel.
Now, you can enjoy your favorite programs like: NOVA, FRONTLINE, AMERICAN EXPERIENCE, INDEPENDENT LENS, and many more from public television’s primary libraries: PBS, American Public Television, and the National Educational Telecommunications Association. And, complementing these favorites, you’ll see some of the finest work from today’s hottest independent and documentary filmmakers.
From around the globe and around the corner there are films about the critical issues making news today as well as timeless stories about people, their lives and their everyday struggles.
Unexpected Stories: WORLDcompass.org
WORLDcompass.org, is your platform to connect across geographic, demographic, and cultural boundaries. View upcoming TV programs, learn about engagement opportunities, and join in on discussions about local and global issues. Comment, share, and follow us on Facebook and Twitter.
Click here to see the full schedule, read contributor’s blogs, see video and check out what others are saying about this unique channel. You’ll also find out where you can tune in to see WORLD.
The WORLD channel and ITVS present: Global Voices
Global Voices, a 26-week series of critically acclaimed documentaries, offers the unique perspectives of American and international filmmakers.
Launched on the WORLD channel in May, the series delivers an amazing array of important stories from around the world. This June on Global Voices: Save a sacred mountain in India from strip mining in Cowboys In India, and follow young Iranians through the organ trade process in Iranian Kidney Bargain Sale. View the full schedule here.
Global Voices broadcasts every Sunday at 10 PM est.
Tune in today and tell us what you think. Can't find the WORLD channel? Contact your local public television station and tell them you want to see the WORLD today!
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WORLD is produced and distributed by WGBH Boston, WNET New York Public Media, and American Public Television (APT) in association with the Public Broadcasting Service (PBS) and the National Educational Telecommunications Association (NETA). The WORLD channel is available in markets representing more than 44 percent of US TV households. Funding for WORLD is provided by the Corporation for Public Broadcasting (CPB).

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Se c'è qualcuno che ancora parla di censura nel nostro paese o è uno stupido o vi/ci tratta da stupidi!! Non c'è niente di più libero e liberario ( anarchico) della rete.

Non esiste censura dove che internet, esistono solo teste auto-censurate!

Free your mind, let's your software set you free!

venerdì 22 aprile 2011

Blank Generation...game over?





Lo "sguardo vacuo" che domina la copertina di questo LP, e la 'seminale' foto a torso nudo violato da un laconico 'you make me' (é qui che nasce l'iconografia e l'immaginario punk) sembrano sfidarci, scavarci dentro e farci sputare fuori l'animo ribelle che risiede dentro ognuno di noi e che abbiamo coltivato durante l'adolescenza. La voce di Richard Hell nei primi solchi del vinile, in quella tanto travagliata Love Comes in Spurts, trasmette da subito una sensazione di isteria, di nevrosi, come le stesse performances della band, ed il look di Richard: capelli mal tagliati, vestiti semi-distrutti e chiazzati di sangue, atteggiamento strafottente. In Richard si coniugano le varie anime del rock underground degli '80 (poesia, senso di frustrazione, psicosi): egli recupera dalla sua minuta cultura musicale piccoli frammenti di Bob Dylan, Lou Reed, Iggy Pop, John Fogerty, e fà di Malcom McLaren un Marco Polo inglese in quanto il rosso produttore situazionista ascoltando i solchi del 7" prodotto da Ork, architettò la giusta direzione verso la quale dirigere i Sex Pistols. Il primo brano ci dà un perfetto ritratto di un cuore infranto, di un amore non-corrisposto nel giusto modo:
"l'amore giunge a sprazzi/sprazzi pericolosi che uccidono il tuo cuore/ma questa parte non te l'hanno mai detta, baby!".
Schiaffi atonali di chitarra ci introducono in Liars Beware, una slam-dance con argomento io-contro-loro molto comune nel punk. La maniera in cui qui Hell sciorina i suoi versi intrisi di rabbia e slang sono figlie del Bob Dylan (influenza e devozione sempre dichiarata dal bassista) che abbiamo adorato tramite brani come Thombstone Blues o Subterranean Homesick Blues, brani nati dallo stesso malessere urbano. Il deperimento emotivo del primo brano si concretizza in New Pleasures, caratterizzato da una ritmica piena di stop & go: potrebbe fungere da anthem ad una storia d'amore tra due persone accomunate dalla propria diversità:
"la tua mente è un rottame, ma va bene, corrisponde alla mia!", "sei diventata troppo fiacca per la vita", "ci sei troppo dentro non puoi sopravvivere, come fai ad arrivare oltre i 25 anni d'età?"
Betrayal Takes Two è il quarto brano del primo lato ballata con tanto di storytelling, fungerà tra spartiacque tra il caos iniziale e quello successivo di Down at the Rock’n’roll Club che fotografa le movimentate serate trascorse nei sobborghi newyorchesi. Il rock é pulsante con le chitarre che rombano, si perdono, si ritrovano, si rincorrono (ascoltare la versione originale uscita solo sul vinile e non l’obbrobrio pubblicato sul formato digitale). Quindi un brano che non supera i 2 minuti e che racchiude già nel titolo tutta la weltanschauung di Richard Hell: Who Says (it’s good to be alive)?, con un testo pieno di domande senza risposta:
“una volta nato ne sei dipendente/gli usufruitori non riesco a vedere il proprio orrore, faglielo notare se la vuoi annoiare/siamo asettici e statici dove non c’è nulla di buono, (ma) è solo un continuo dimenarsi”.
Non racchiude solo la visione poetica ma anche quella musicale del gruppo: lo slittare da una tonalità all’altra, con le 2 chitarre che si intrecciano in una visione del rock contorta, sostenute da un ritmo sempre irregolare. Sulla side B subito Blank Generation, il brano-manifesto dell'estetica punk newyorkese. La genesi è lenta, ci rendiamo conto di cosa stiamo ascoltando solo quando Richard irrompe con una frase degna di un racconto di Edgar Allan Poe:
“Dicevo ‘cacciatemi via di qui!’ ancora prima che fossi nato, è rischioso avere una faccia”
Il testo di questa canzone é la perfetta anamnesi della “generazione vuota” della quale Hell è parte ma, non deve prestarsi forzatamente ad un interpretazione decadente della vita: l’inutilità della sua generazione rappresenta uno spazio da riempire e tutti possono farlo (è anche il messaggio del punk newyorchese tutto).Segue la cover di un brano dei Creedence Clearwater Revival, Walkin on the water per poi arrivare ad una canzone che sembra uscire dalla penna di Verlaine: The Plan è un brano (quasi una ballata), molto più ‘normale’ rispetto agli scampoli di nevrosi precedenti. Una storia a lieto fine, ambientata prima tra ‘mura aliene’, poi con un amore appassionato, appassito e ritrovato. Siamo giunti alla fine, la lunga (8 minuti) Another World. La voce di Richard é quella di un paranoico incerto nell’esprimere i propri sentimenti mentre il brano procede lento, con pochi accordi melodici, per poi esplodere tra urla e sconnessi squilibri chitarristici. “Punk più nello spirito che nelle fattezze sonore” (Le Guide Pratiche di Rumore, Punk, pag. 69) è la frase che sintetizza al meglio un album come questo. Richard Hell era probabilmente conscio di aver sfornato un album epocale, ritratto di un periodo storico unico e irripetibile: un album a sua volta irripetibile che suona perennemente attuale.
"The Blank Generation" era stato anche il titolo di un film del 1976 di Amos Poe (regista essenziale dell'avanguardia punk) ed Ivan Kral (Patti smith Group),("Blank Generation Movie Trailer") altrettanto fondamentale per la scena newyorkese del disco di Richard Hell: ci si può vedere in azione allo storico CBGB la crema del punk-new wave di quel periodo, Patti Smith, Blondie, Television, The Ramones, Talking Heads, The Heartbreakers, The Shirts, Wayne County, The Marbles, the Dolls, Miamis, Harry Toledo, ed i Tuff Darts con Robert Gordon. Performances di Richard Hell & The Voidoids ci sarebbero state soprattutto nell'altro "Blank Generation" movie girato nel 1980 da Ulli Lommel, storia di Nada (Carol Bouquest), giornalista francese trapiantata a New York che ha una relazione con una nascente punk rock star, Billy; nel film appare anche Andy Warhol.

[tratto da blog ]

lunedì 11 aprile 2011

What a smile Suze!!!


Appena rientrato a casa dopo un altro piccolo viaggio mi trovo un aspettato bel pacco da Amazon. Un’altra delle bellezze dell’era digitale e dello shopping virtuale. Trovi quello che desideri direttamente a casa ed al costo di una pizza e una birra...e caffè! Avevo dimenticato di aver ordinato, per poche sterline, alcune CD di Bob Dylan del periodo Greenwich; The Withmark Demos, The bootleg Series Vol 1/3 e il recente Live at [ Univerity ] Brandeis del 1963. Non sono un amante di Bob Dylan, anzi dopo lo splendore, anche se parlerei più di genuinità, degli anni sessanta il nostro si è un po’ perso. Ma se si circoscrive la storia culturale americana agli anni sessanta, e lo si fà per un interesse particolare per quel periodo così liberal del mondo occidentale, sicuramente al songwriter Robert Allen Zimmerman spetta un ruolo da protagonista. Sugli anni sessanta americani tutto è stato scritto e di tutto si trova sia on-line che in versione cartacea, ma considerare quei giorni come fondamentali per la storia moderna di un mondo occidentale moderno non è certo azzardato. Anzi, per chi scrive, quei pochi anni hanno avuto un umpatto sui giorni d’oggi, in termini culturali, sociali e dei diritti civili minimi, pari solo all’importanza della cultura romana sull’europa così come la conosciamo. Esagerato? Forse. Ma senza i Kennedys, Bob Dylan, Marthin Luther King, il Flower Power, il Black Party, Timothy Leary e la psicadelia, il vietnam e il suo opposto avremmo una società occidentale così come la conosciamo ora? …comunque, solo poche righe per ricordare un personaggio minore dal punto di vista letterario ma un gigante nella cultura iconografica del nostro tempo. Di chi parlo? Susan Elizabeth Rotolo. "Chi è" diranno in molti. Già, chi fosse o cosa facesse e come ha speso la sua vita lo sanno in pochi, ma la sua foto l’avranno vista in milioni. Suze Rotolo e la dolce ed innamorato ragazza che abbraccia Bob Dylan nella copertina dell’ album The Freewheelin’. Una foto che mi è sempre piaciuta; una New York invernale, macchine anni settanta, il furgoncino della Wolkwagen ( simbolo di libertà e già apparso come cavallo moderno nel film Alice’s Restourant ), i Jeans di Dylan e l’Eskimo di Suze, il freddo della grande Mela e il sorriso soave di Suze. La neve del Village e l’amore di lei per lui. Suze è venuta a mancare poche settimane fa. Ma credo che rimanga il desiderio - e ci abbia lasciato questo desiderio - di molti avere una compagna così innamorata che ti abbraccia in una fredda giornata d’inverno mentre cammini nelle strette strade del Village. So long Suze!

mercoledì 6 aprile 2011

Ancora il vecchio amico Brautigan

Richard Brautigan è stato il prototipo e in un certo esempio l'esempio lampante della cultura libertaria degli anni Sessanta, la stessa dei Grateful Dead, di San Francisco. Con Jack Kerouac ad illuminare e ad ispirare, tra follia e poesia. Richard Brautigan, però, aveva una "visione" tutta sua dei sogni, delle speranze, delle utopie di quegli anni: stralunato, caotico, irriverente, surreale ha attraversato la narrativa e la letteratura come una meteora, con uno spirito incendiario e iconoclasta. Basti pensare all'idea di noir sviluppata in Sognando Babilonia, un romanzo tanto divertente quanto amaro con un protagonista, C. Card che sembra essere l'alter ego di Richard Brautigan e un rappresentate di primissima qualità della particolare razza di quegli inguaribili sognatori. Tutti dediti, in modo e in misure differenti, alla lettura come strumento per affrontare la vita: se C. Card si lascia travolgere dalle parole ("Mentre leggevo il romanzo paragrafo dopo paragrafo, pagina dopo pagina, traducevo nella mente le parole in immagini, da guardare e mandare avanti veloce come un sogno"), il protagonista de La casa dei libri trasforma una biblioteca in un luogo della mente, un approdo sicuro, un posto per tutti. Le sue regole riguardano la vita, più che l'orario di lavoro: "Qui ci deve essere sempre qualcuno. È lo spirito di questa biblioteca. Ci dev'essere qualcuno ventiquattro ore su ventiquattro a ricevere i libri e dar loro il benvenuto. È il principio fondamentale di questa biblioteca. Non si può chiudere. Deve restare aperta". A maggior ragione se a bussare è una splendida ragazza, Vida, che sul piatto tiene Beatles, Rolling Stones, Byrds e Johnny Cash. "Nella vita non c'è spazio per tenere tutto" diceva uno dei 102 racconti zen e un libro lo si può sempre parcheggiare su uno scaffale, ma ad un corpo mozzafiato, un corpo che tutte le donne vorrebbero (e magari anche gli uomini) è difficile trovargli un angolo. E' il problema di Vida, diventa un caso per La casa dei libri, con la consueta punta di amarezza nascosta sotto la vena irriverente e caustica di Richard Brautigan. Se La casa dei libri è forse il suo romanzo più intimo e personale, Pesca alla trota in America resta il suo capolavoro, quello in cui, come ha scritto Riccardo Duranti, "tentare vie nuove e impreviste, nella vita come nella scrittura, crearsi una realtà alternativa a dispetto delle difficoltà in cui si si dibatte" diventò un imperativo, un modo di vivere. Funzionò per tutti i suoi personaggi, non per Richard Brautigan, che un giorno dell'autunno 1984 si fece prestare una pistola (come C. Card in Sognando Babilonia) e si sparò. Il mondo è un posto troppo piccolo per i sognatori.

[tratto da qui ]

Comunque da leggere accompagnati con il suono di un'altro autore minimalista nella vasta landa americana, ovvero Jonathan Richman.

mercoledì 12 gennaio 2011

McLoad goes Coltrane


L’intero mondo jazz ( ma non solo) conosce il leggendario sassofonista e compositore John Coltrane, mentre della moglie (di talento), Alice Coltrane, si continua a percepirne la figura, ma rimane l’enigma del suo spessore musicale. Del contributo mistico poi che la stessa Alice abbia importato negli ultimi suoni di Coltrane, si fa fatica anchce ad accreditarne – con certezza –la responsabilità. Cose se, in qualche modo, si potesse correre il rischio di adombrare la spiritualità del master di Hamlet . Non sapremo mai se, nell’intimo della vita meditativa e spirituale di Coltrane, Alice McLoad abbia giocato un ruolo importante. Non appare fondamentale capire se A Love Supreme arrivi al nostro stomaco anche grazie ad Alice, ma resta l’eterna riconoscenza a John Coltrane per averlo percepito per noi e condiviso con l’intero genere umano.
Comunque, ora e brevemente, solo tre anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2007, la musica di Alice Coltrane e la affascinante storia di donna mistica e della sua complessa personalità jazz vengono approfondite, da Franya Berkman, in una monumentale pubblicazione a lei dedicata Monument eternal: The music of Alice Coltrane
Alice Coltrane ha registrato oltre venticinque album jazz per diverse ( prestigiose) etichette dalla Impuls! alla Warner Brothers nei tardi anni sessanta e settanta, lavorando con molti il jazz headliners del tempo. Ha suonato il pianoforte nell'ultima sezione ritmica di John Coltrane (sostituendo in modo "controverso" McCoy Tyner) prima della morte del marito nel 1967. Ma la sua eredità va di là di jazz.
Ed è nel suo cammino post-Coltrane che troviamo affascinanti tracce di Vangelo, Blues, Free jazz sino alla transazione guidata dal guru Swamini Turiya-sangitananda.
Alla fine, incredibilemte, Alice Coltrane passa per un personaggio minore della musica afroamericana, avendo vissuto i momenti più intensi di questa cultura a fianco di un gigante. Ma minore non è.
A meno che non vogliamo considerare piccolo chi vive nell’enorme, e grande chi ha fatto del piccolo il suo mondo.


Ecco il suo sito/:/ http://www.alicecoltrane.org/

martedì 11 gennaio 2011

American Anarchy in 2011...as usual!


Mi fa: "Lei è anarchico?". Rispondo: "…Anzitutto di quale anarchismo stiamo parlando? Pratico, metafisico, storico, mistico, astrazionista, individualista, sociale? Da giovane", gli dico, "ognuna di queste definizioni aveva per me la sua importanza". Così iniziammo una discussione molto interessante, in seguito alla quale trascorsi due intere settimane ad Ellis Island.
Vladimir Nabokov, Pnin

Sono un patriota anarchico, cosa ben strana!”
George Washington

"Tutto ciò che è dannoso per la classe operaia è un tradimento contro l’America (…) Se qualcuno vi dice che ama l’America ma che odia la classe operaia, questi è un mentitore. Se qualcuno vi dice che ha fede nell’America, ma ha timore della classe operaia, questi è un pazzo".
Abraham Lincoln

Tra gli intenditori anarchia significa altro: Libertà e Volontarismo, cioè assenza di istituzione imposta e libero pensiero. Sempre tra gli studiosi a volte si tende a differenziare quello che è l’anarchismo americano tipicamente liberale e facente parte della cultura dell’individualismo radicale nato tra le colonie degli Stati Uniti e l’anarchismo Europeo troppe volte intrinseco di congetture marxiste e socialisteggianti. Negare queste differenze è sbagliato, ma è errato anche non sottolineare le coincidenze e i probabili punti d’incontro. L’anarchismo americano si sviluppò in un contesto sociale politico ed economico completamente libero, la parola governo era più una parola che un fatto. Come ben si deduce dalla storia degli Stati Uniti del 700 il concetto di potere e di governo è sempre stato guardando con sospetto e con antipatia: in primo luogo, si pensava che fosse troppo il potere di cui disponevano i governatori, in secondo luogo, nelle colonie non c’era alcuno spazio per il funzionamento di quei meccanismi grazie ai quali, in Inghilterra, l’esecutivo manteneva disciplina, controllo e stabilità nella sfera politica.

Se siete ancora interessati, potete continuare a leggere ed approfondire/:/ http://www.instoria.it/home/anarchismo_americano_europeo.htm

martedì 21 dicembre 2010

American Folk for five european bucks!


Ambizione. È la prima parola che viene in mente ascoltando quest'ultima fatica di Anaïs Mitchell, folk singer americana da qualche tempo accasata alla Righteous Babe di Ani Difranco. Si tratta della trasposizione in chiave folk del mito classico di Orfeo che, impazzito per la morte della sua amata sposa Euridice, decide di andare a riprendersela nel regno dei morti. La Mitchell, però, non si accontenta di mettere in musica questa storia, ma la ambienta – in modo vago come può esserlo un sogno – nell'America degli anni Trenta: l'America di Little Orphan Annie e della Grande Depressione; l'America del New Deal e di Franklin Delano Roosvelt.
Ne esce una folk opera resa efficace, oltre che dalle canzoni e le musiche composte tutte dalla stessa Mitchell, dalle orchestrazioni di Michael Chorney e la produzione di Todd Sickafoose (già con Ani Difranco e Andrew Bird). Oltre alla fragile e toccante voce dell'autrice, a dare valore alle composizione è la pletora di ospiti più o meno noti al grande pubblico che ha chiamato a raccolta. Ad Ani Difranco si sono aggiunti Justin Vernon/Bon Iver (nei panni di Orfeo), Greg Brown (la cui voce cavernosa dà vita in modo straordinario al personaggio di Ade, basti ascoltare Hey, Little Songbird e His Kiss, The Riot) e Ben Knox Miller (Ermes).
La sforzo compositivo è elevato e la stessa Mitchell racconta che questo progetto ha cominciato a prendere forma nella sua testa già nel 2006, ma si è portato a compimento solo recentemente, quanto è riuscita a far uscire di bocca le proprie canzoni a molti dei suoi miti del mondo indie-folk di oggi. Emerge ovunque l'amore per il folk e per questi interpreti, con una cura non così comune per ogni sfumatura della composizione (basti ascoltare l'intricata struttura in rima dei brani).
...e tutto questo per cinquei euri in un mercatino di Roma. Mentre Antonello Venditi era venduto a ventidue! Great deal Andrea!
informazioni disponibili in rete]

venerdì 29 ottobre 2010

PPP goes Yankee

Che io consideri PPP uno degli ultimi pensatori di questo secolo, meglio forse dire di quello passato, è del tutto irrelevante, ma quando anche in Amerika cominciano a sottolineare la natura innovativa ed audace di questo libero scrittore la cosa non può non che farmi paicere. E per due semplici motivi; il primo, l'ho detto, per me Pasolini è un cicerone moderno che - sin dagli anni cinquantas - ha utilizzato la retorica della grammatica italiana per incorniciare l'ipocrisia della società moderna di allora ( ma attuale anche oraq poichè era ed è il moderismo a essere questionato), il secondo perchè è nel pragmatismo americo, privo di lirica, che l'opera Pasoliniana si è sempre scontrata. E non a caso ancora oggi PPP è considerato un autore minore, di culto, tra i colleghi europei.

Ecco consa ne pensano gli amici di City Light Press/:/
Pier Paolo Pasolini (1922-1975) was a major cultural figure in post-WW2 Italy, well known as a poet, novelist, communist intellectual, and filmmaker. In Danger is the first anthology in English devoted to his political and literary essays, and includes a generous selection of his poetry.Translated by several hands, including Hirschman and well-known rocker Jonathan Richman, In Danger is essential reading for anyone interested in Pasolini's brave lyricism and critical insight.
Enjoy!

sabato 23 ottobre 2010

Dear Diane!

Diane di Prima è nata a Brooklyn, New York, americana di seconda generazione poichè di origini italiane [suo nonno, Domenico Mallozzi, fù un attivista anarchico], iniziò a scrivere all'età di sette anni e nella prima adolescenza maturò la ferma decisione di vivere come un poeta la sua vita futura.
Ha vissuto a Manhattan per molti anni, dove cominciò – e si affermò - come la più importante scrittreice dell'allora nascente movimento Beat americano, specialmente dell’aerea East Cost. Durante quel tempo ha co-fondato il New York Poets Theatre e fondò la Poets Press, che ha pubblicò – con una capacità visionaria e audace - il lavoro di molti nuovi scrittori del periodo. Insieme con Amiri Baraka (LeRoi Jones) curò la newsletter letteraria The Floating Bear. Nel 1965 si trasferì a upstate New York, dove ha condiviso con la Comunità di Millbrook dello “psichedelico” dottor Timothy Leary ogni forma di lisergia possibile.
Negli ultimi venti anni ha vissuto e lavorato nel nord della California, dove prese parte alle attività politiche e "rivoltose" dei Diggers, per poi ritirarsi, verso la fine degli anni sessanta, in una comune, dove studiò Buddismo Zen, sanscrito e alchimia.
Dal 1980 al 1986 ha insegnato le “tradizioni” esoteriche ed ermetici nella poesia contemporanea e anche se per un periodò breve, il programma didattico fù significativo, tanto chè il suo lavoro è stato tradotto in oltre venti lingue.
Ora vive e lavora a San Francisco, dove, dopo aver co-fondato il San Francisco Institute of Magical and Healing Arts, vi si dedica all'insegnamento. Senza tuttavia trascurare nè la poesia, né la narrativa legata anche al suo contributo storico sul movimento beat americano.

Perchè questo post su una (semisconosciuta) poetessa beat americana? Forse per ricordare ancora una volta come l'attrito che spesso determina una "diversità" culturale nelle politiche di integrazione, genera - a volte - intuizioni magiche e sensibilmente poetiche. Molti autori della beat generation sono si amerikani, ma di seconda e terza generazione. Questo non cambia il fatto che il movimento beat sia una "cosa" solo-ed-esclusivamente americana, ma il contributo che i non americani hanno apportato rilevante...o no?
Just think about!

venerdì 15 ottobre 2010

...e bravo Barak!

L'America sembra avere seri problemi in termini di diritti umani; lo ha fatto notare il Dipartimento di Stato del Presidentissimo Obama al mondo questa settimana, soprattutto per quanto riguarda il “nostro” [il loro] trattamento delle donne, dei neri, Latinos, musulmani, Asiatici, nativi americani e membri della Comunità LBGT. Ma stiamo lavorando per costruire "un mondo più perfetto". Questo è il senso di un intervento scritto (di quasi 30 pagine) di autovalutazione rilasciato al Consiglio delle Nazioni Unite.
Dopo la lettura di queste “gemme” retoriche come "l'esperimento americano è un esperimento umano", scopriamo che – in breve – cediamo in termini di rispetto sui Diritti Umani su "equità, uguaglianza e dignità" in settori quali istruzione, salute e abitazioni. Per rimediare a carenze educative al livello di università, il Dipartimento dell'istruzione del Obama è assiduamente impegnato nella promozione di un "equity educativo per le donne e gli studenti di colore", qualcosa che i sottorappresentati uomini bianchi dovrebbero guardare con “interesse”, visto come sono spesso ignorati alla luce della loro normalità etnica. E qui c’è un altro interessante problema di diritti umani: "i cittadini Asian-American soffrono del 114% di cancro allo stomaco più spesso uomini bianchi non ispanici." Wowowow!
Si ottiene una strana immagine della civiltà americana. La relazione si legge come un opuscolo di campagna politicamente corretto, esplodendo al massimo la natura umanitaria dell'amministrazione e del suo attivismo style Obama-care come impegnata nel promuovere i "diritti umani"...in America! E questo anche in un contesto Mondiale, come quello delle NU.
Fondata idealisticamente sulle ceneri della seconda guerra mondiale, le Nazioni Unite oggi sono “osservate” in gran parte per la sua corruzione — politica, finanziaria, e personali — e non c’è corruzione più perversa che quella sulla questione dei diritti umani. Quando nel 2004, nel mezzo della pulizia etnica nel Darfur, il Sudan fù eletto all'unanimità in seno alla Commissione ONU sui diritti umani, l'ambasciatore statunitense uscì immediatamente dalla Commissione stessa per protesta. Due anni più tardi, la Commissione è stata sostituita dal Consiglio ONU dei diritti dell'uomo, i cui membri oggi includono begli esemplari dei diritti umani come Russia, Cina, Arabia Saudita e Cuba —e, con l’occasione vi fecero ritorno anche gli Stati Uniti.
Il Consiglio riesamina il human rights profile di tutti i membri delle Nazioni Unite ogni quattro anni. Parte di tale revisione è un'autovalutazione e le relazioni dei molti membri delle Nazioni Unite non sono così pesanti come l’auto-flagellazione dell’Obama amministration. Nella loro relazione più recenti, i sauditi - ad esempio - si spingono sino nel dire che i diritti umani sono rispettati nel regno saudita in coerenza con la legge della sharia. Così come per i diritti delle minoranze religiose, donne, Gay e lesbiche. Infatti, i sauditi ci dicono anche che condannano "il disprezzo e diffamazione delle religioni che permettono in alcuni Stati in nome della libertà di espressione". Ovviamente senza nessuna reciprocità!
Questa è ( più o meno) la traduzione di un testo comparso sul blog di politica americano: the corner.
Quello che mi sembra interessante è ancora una volta pointed out l'atteggiameto spregiudicato di chi “capitalizza” in termini di consensi politici, elettorali e di becera propaganda di parte, lo strumento dei Diritti Umani, senza tenere conto che la banalizzazione di questo mandato umanitario umilia chi viene privato – nella sostanza – quotidianamente dei diritti fondamentali dell’uomo.
Per un Barak Obama che sembra “più bravo” degli altri, ci saranno migliaia di rinchiusi nelle carceri di paesi dove la violazione dei diritti umani è una cosa seria e non da…propaganda. Per compiacere alle proprie amministrazioni e alle amministrazioni del nordo del mondo…certo è che se poi arriva anche il premio nobel per la pace...beh, che dire? viva Sara Palin?

giovedì 7 ottobre 2010

Barak's dream...

Con l’elezione di Barak Obama alla Casa Bianca tutti avemmo la sensazione di qualcosa di nuovo a new deal, sia per l’America che per il resto del mondo. Era una sensazione legittima e anche chi, come me, si mostrava un po’ scettico sull’equazione nero=buona democrazia, fu “stordito” da eccitanti ed appassionati discorsi davanti a folle oceaniche e commenti entusiastici del 99,9% dei soloni [anche quelli italiani] televisivi. Ora è passato del tempo e la realtà della pragmatica America davanti agli occhi di tutti. La riforma sanitaria all’europea in bilico, la caduta di consensi del Presidente rapida, ripida e veloce, e le [belle] vaghe politiche sociali d’integrazione al fallimento ( pensate, su tutte, alla malsana idea di fare una moschea vicino al monumento, o ciò che resta, delle Twin towers). L’ultima esigenza, sull’onda di una comprensibile – ma in campagna elettorale sottovalutata -, operazione di “sicurezza nazionale” l’idea di monitorare non solo le pagine web, ma anche le chat e i forum degli americani. Wowowow!
Se il nostro esecutivo avesse solamente proposta una cosa del genere avremmo i [finti] paladini della libertà di stampa in una fase di fibrillazione tale che non basterebbe la scala Richter per classificarla! Invece, alla luce anche di un nostro naturale provincialismo, nessuno né ha parlato e si continua a consegnare alla [misera] cultura politica del nostro paese l’idea di una Barak Obama di “successo”.
La recente massiccia marcia dei Conservatori, che si sono appropriati – con successo – dei luoghi sacri dell’ american left movement un esempio di come non si possa pensare di fare politica basandosi su aspettative e speranze (meno che mai sull’eccitamento del colore della pelle!), poiché il fallimento di queste attese genererà inevitabilmente nuovi comunismi, nazismi, fascismi.
Però in america c’è un forte movimento anarchico e socialista che saprà contrastare queste derivo…almeno spero! Se non ci riusciranno loro la cultura liberale e liberista vera spazzera via ancora una volta ogni ismo!
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