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martedì 22 marzo 2016

The Albert Ayler story...to be told!

Già è molto difficile parlare di Jazz, visto che quest’espressione di musica afro-americana non appartiene al tessuto culturale europeo, addirittura promuovere la cifra stilistica di Albert Ayler è, se non un azzardo, un audacia! In alcuni precedenti post avevo accennato alla preparazione di un libro/pamphlet sul sassofonista di Cleveland, sulla sua misteriosa morte e di come, nella costante ricerca di un suono che non sia omologato e che lo affranchi da schemi melodici e strutturali, in qualche modo abbia promosso quegli atteggiamenti di rottura che anni dopo troveremo nel Punk! Ayler è – per motivi che ignoro, ritenuto una sorta di comprimario difficile. La sua linea avanguardistica sempre nascosta nell’ombra di John Coltrane, l’anima spirituale ostica, poiché nei dischi espressa più per la sua rabbia che non la gioia. Un atteggiamento spesso austero lo ha allontanato dai media del tempo. Se si pensa che la BBC – dopo aver filmato circa 30 minuti di video, ha ritenuto di doverlo "bruciare" e non diffonderlo vista sia la difficoltà del suono che la poca copmprensione dei temi trattati nell’intervista.
Tra le molte dichiarazioni su Ayler la più divertente è senza dubbio quella di Dan Morgenstern, su Down Beat: “A Salvation Army band on LSD."
Tutto questo pre segnalare – e perché no, promuovere una sorta di best of della ESP Disk “The Albert Ayler Storycon circa 66 brani e un interessante libretto in PDF, scaricabile per pochi euri sul sito della stessa ESP.

martedì 1 marzo 2016

40 anni e non sentirli. O forse si! Fuc*!

Ancora in ritardo! In giro per il mondo per lavoro e lontano dal mio blog! Fuc*! Berlino, Tehran, Varsavia, ma anche Milano e Bolzano. Sono stanco ( anche di continuare a promettere a voi – sempre meno lettori, il re-styling del blog. Ma credetemi ci siamo!).
Però tra aeroporti e stazioni e noiose halls di hotel ho avuto modo di leggere molto e tra questo “molto”, tanto era riferito al quarantennale del punk! Wowowowow…quante celebrazioni per questi “vecchietti” punk e pensare che proprio i Sex Pistols lanciarono il loro singolo God Save the Queen nel contesto del Giubileo! Fu un atto di provocazione, non certo di festa! Comunque quarant’anni sono passati e “noi” siamo ancora qui e – cosa più importante, lo spirito è lo stesso! Certo mi sento più a mio agio in un centro sociale romano con i miei coetanei Bloody Riot che – con enorme sorpresa – riescono, non solo a riempire l’ACROBAX di Roma ma anche a farsi seguire nei loro slogan No Eroina, Contro la Stato da giovani ventenni che conoscono tutte-dico-tutte le loro canzoni, che non in noiosi dibattiti di improvvisate librerie “contro”. Comunque quarant’anni sono passati e interessanti e preziosi dettagli emergono da polverosi archivi.
Nel numero di febbraio di Mojo un bel Punk anniversary special annuncia 30 pagine di “storia punk”. Dodici shots divisi per mese e uno mejo dell’altro. Intersante la pagina sul sound from the street ( April) con riferimento al pub rock, Dr. Feelgood, 101’er di uno Joe Strummer ancora freak. Ma questo è senza dubbio l’humus nel quale il punk inglese si è infettato! Sniffin’ Glue ( devo dirvi che è una fanzine? ) nella pagina di Luglio, La rivolta di Notting hill e la contaminazione reggae nella pagina di Agosto e la storia del singolo Anarchy in the UK nella pagina di Novembre. Interessante, ma anche un po’ triste l’Epilogue con le foto di “vecchi” punk come Glen Matlock, Chris Spedding, Dave Vanian che parlano dei giorni passati.
Bello e ben fatto anche il numero 33 di Vive le Rock magazine. Già per core business questo mensile si occupa si garage, punk e rumori vari, ma l’ultimo numero “celebra” anch’esso i 40 anni della nascita del punk. Non perderò minuti per dirvi che è una rivista 100% punk da pagina uno alla fine. Cercatela! Decisamente divertente.
Ovviamente on-line c’è di tutto, non vi suggerirò pagine web poiché sono davvero centinaia, ma le parole chiavi per iniziare una ricerca di “qualità”. Anche se il sito punk.london website dovrebbe bastare. Comunque andate on line con  40th anniversary punk e…enjoy the party!
Però, da vecchio punk faccio mio lo slogan dei Negazione: Lo spirito continua e festa o non festa….fuc* off!
Keep on, keepn’on!

martedì 2 febbraio 2016

Informazione Libera: Parole nel Pallone: calcio e letteratura a Bologna

 
Il rapporto che unisce calcio e letteratura da oramai più di cento anni ha permesso di parlare di tutto ciò che vive fuori dai bordi del campo (politica, arte, culture) attraverso una sfera rotonda che girando descrive/racconta varie sfaccettature della società. Giganti della letteratura hanno versato fiumi di inchiostro sottolineando l’importanza del “fùtbol” come veicolo per raccontare il mondo: scrittori come Galeano, Soriano, Montalban, Arpino hanno narrato la contemporaneità in opere “letterario-calcistiche” di rara bellezza.
Ma l’elemento più bello
del rapporto che lega parole e pallone sta nel semplice fatto che in tanti l’hanno attraversato giocandoci: da bambini si sono immaginati adulti e da adulti viceversa bambini, dando voce alle proprie passioni correndo appresso alla palla che rotola.
Negli ultimi anni, nel nostro paese abbiamo avuto una diffusione esponenziale di blog e portali web che sono voce a pieno titolo delle tante storie sul calcio e oltre il calcio; in contemporanea si articolavano tante discussioni intorno a nodi come le trasformazioni del tifo organizzato e delle curve, come aveva tracciato già anni fa il “sociologo di strada” Valerio Marchi, fino ad arrivare alle nuove esperienze di sport popolare che sono diventate una realtà diffusa e importante nello stivale che calcia il pallone. In questa edizione di “Parole nel Pallone” scopriremo, insieme a tanti esponenti della sfaccettata sfera calcistica, cosa voglia dire scrivere di calcio di ieri e di oggi, provando ad andare oltre, confrontandoci assieme come attraverso la scrittura possa dare una dimensione diversa ad un’esperienza meravigliosa: quell’eterno ritorno dell’azzuffarsi gioioso verso il gol.

lunedì 28 dicembre 2015

Zelone...libera nos a malo [ What a Fuc*!]

Leggo su un sito di una testata giornalistica nazionale la recensione del prossimo film di Checco Zelone, Quo Vado, e una frase mi ha lasciato, come si dice…basito? Ecco il testo: “La forza di Zalone sta proprio nella capacità di parlare alla ”pancia” della gente”.
Wowowoow! Cosa? La “pancia della gente” in mano a Checco Zalone?
Questo vuol dire che per ribellarsi ad un Governo di non eletti, di Ministri improvvisati che non-hanno-mai-lavorato in vita loro, per liberare da un Commissario di Governo un Comune – come quello di Roma, che non ha la possibilità di eleggere un proprio Sindaco [ non accadeva da millenni che Roma non avesse un leader Politico!]…per garantire il lavoro e le pensione a migliaia di ex lavoratori, dobbiamo affidarci a Zalone? What a Fuc*!
Ebbene si, sarò un vecchio nostalgico ma ho sempre guardato con ammirazione a figure di rivoluzionari come Robespierre, Danton, Garibaldi, Che Guevara, Bobby Sand e alimentato la speranza che dietro l’angolo ci possa essere un nuovo vero leader, come in passato l’italico paese ne ha saputo esprimere…ma un comico no!
…credo che sia giunto il momento di scender ein campo! Nella peggiore delle ipotesi sarò deriso, ma tant’é…non sono i comici a parlare alla “pancia della gente”?
BUON ANNO POPOLO!

giovedì 17 dicembre 2015

Henry ROllins on my blog! Wowowoow!

Non ho mai nascosto le mie origini punk e questo nonostante gli anni siano passati veloci e le ragioni della mia ribellione un po’ cambiate. Da giovane studente universitario feroce a futuro-sicuro proprietario di immobili [ con relativo mutuo] il mio processo di imborghesimento è, almeno in parte, stato ispirato a coerenti principi punk. Ci sarò riuscito? Boh!...anche se io credo di si…
Magari non appena questo blog sarà reimpostato ( ci siamo quasi buddies!) cercherò di essere un po’ più chiaro, ma – per ora – cerco di condividere con voi l’evoluzione di Henry Rollins un po’ come se fosse anche la mia! Recentemente il nostro Rollins è un po’ ovunque, dalla televisione globale  ( National Geografic canne) a riviste patinate di moda ( Essex), però l’anima è la stessa e, come dicevano i Negazione, Lo spirito continua
Ed è con questo spirito che questo blog pubblicherà, con cadenza quando-mi-interessa gli articoli di Henry Rollins per il LAWeekly on-line magazine.
Cominciamo ora con
Henry Rollins: No One Cares That You Saw The Interview
There is nothing like the Christmas holiday to remind me just how strange things can be. No, scratch that. How strange I can be, is more like it.
There is a level of pure bleakness I experience during this time of the year that I thankfully don’t encounter at any other time. I don’t think I could handle it.

mercoledì 16 dicembre 2015

…forse i miei pochi lettori ricordano ancora la mia passione per il Punk! Non è l’unica, anzi – un giorno – tornerò sulle mie “famose” Top-five per condividere con voi i miei “gusti”, per ora, visto che le feste sono dietro l’angolo e la pigrizia [ in forma di ferie] mi corteggia, voglio solo segnalarvi una delle migliori riviste in giro…Vive Le Rock Magazine!
E gustatevi queste belle copertine!!!!
Happy Xmass buddies…and  fuc* Santa!!!

 
 

martedì 16 dicembre 2014

...in mano ai beceri mercanti d'Europa!


Ultimi giorni di un anno un po’ così. Passato, come gli ultimi d'altronde, a cercare una speranza di uscita da una crisi che è di costume, sociale, forse anche di identità [ per essere audaci] che non economica.
A mio avviso l’errore base è stato quello di indirizzare una paese [ inteso come espressione di una storia collettiva “comune”], l’Italia, in un percorso che misurava – e misura ancora aimè – la sua sostenibilità in base alle proprie risorse economiche e non sulla base del proprio ruolo culturale. Per fare un esempio concreto è come se Leonardo Da Vinci prima di essere accolto in ogni Corte d’Europa in base al proprio alto ruolo culturale, fosse valutato dai soldi in saccoccia [come si dice a Roma]. I soldi, ovvero le ricchezze economiche [ senza entrare nel merito della provenienza delle stesse] appartenevano al principe il quale, con questi, si “comprava” le capacità esclusive del genio di Leonardo.
Nel momento in cui l’Italia ha deciso di barattare in Europa la propria storia di un paese di lettere, per consegnarsi al giudizio dei paese dei numeri, non ha fatto altro che consegnarsi al giudizio del beceri mercanti. Cosa che noi [italiani] non siamo!

giovedì 11 dicembre 2014

Klaxon e Gli Ultimi vs Mancester City: 5 - 0!

Klaxon e Gli Ultimi… abbiamo di fronte due dei più rappresentativi gruppi della scena romana, uno è leggenda mentre l’altro lo sta diventando suon di live da paura. Hanno deciso di mettersi insieme in studio per dar vita non ad uno split, ma un unico album di 12 pezzi scritto dalle due band, già perché anche se il marchio di fabbrica di ciascuno è ben definito i pezzi si incastrano perfettamente uno con l’altro e il risultato non può che essere il classico disco da urla e sudore, con una massa informe sotto al palco a perdere la voce cantando queste 12 perle.
Aprono i Klaxon mettendo subito in chiaro quale sarà l’andamento, Spirito Punk-Rock con quel ritornello da panico, poi tocca agli Ultimi con il loro punk stradaiolo inconfondibile, storie cantate e suonate e alle quali siamo tutti piacevolmente abituati. L’ordine dei pezzi è casuale, non esiste il lato A dei Klaxon e il lato B degli Ultimi (si, è uscito in LP, ma c’è allegato anche il CD) come ho già scritto questo disco è stato fatto assieme, anche con partecipazioni reciproche in alcune canzoni, cori per i Klaxon con appunto Gli Ultimi, Lorenzo Morelli e Sergio (FUN).
Registrato, mixato e masterizzato all’Hombre Lobo Studio da Valerio Fisik, prodotto e distribuito dalla Hellnation [ Via Nomentana 113], grafica (pazzesca) di Zerocalcare e l’Ultimo, questo disco è l’ennesimo capolavoro da avere assolutamente, da consumare e da imparare…soprattutto dopo lo schiaffo in Champions di ieri sera!

lunedì 8 dicembre 2014

Un paese culturalmente vivo, schiavo dei numeri e non libero nelle lettere.

Nuova edizione di All Frontiers, eccellente festival che si svolge ogni anno a Gradisca, in provincia di Gorizia. Tre i nomi di spicco: Peter Brötzmann, Steve Noble e Mika Vainio. Il sassofonista, sempre in tour anche a 73 anni, è una figura d’importanza capitale per la musica degli ultimi decenni e torna a Gradisca insieme a Steve Noble, batterista sempre del giro dell’improvisazione, che i eruditi [ di musica audace, come la definisco io al posto del retrò avanguardia] conosceranno anche per le collaborazioni con gli Æthenor (Daniel O’Sullivan, Stephen O’Malley e Vincent de Roguin) e con il solo O’Malley. Su Mika Vainio, in questi anni, tanti hanno scritto (e anche parlato) che vi diamo un altro link e basta. Sabato, a inizio serata, c’è la presentazione del libroOltre le periferie dell’impero”, che ruota intorno alla figura di Fausto Romitelli, compositore nato proprio a Gorizia e scomparso a quarantun anni nel 2004, oggi finalmente messo nella giusta evidenza (quest’anno, su di lui, è uscito anche “Have your trip”, a cura di Vincenzo Santarcangelo). Insomma cercate anche voi in rete All frontiers+gorizia, troverete l’intero programma.
Insieme al Festival di Bologna, Angelica, quest’evento, orami “storico” di Gorizia è l’ennesima testimonianza di un paese vivo e audace, ma che solo una società [ fuck the system!] gestita da politici vecchi, giornalisti beceri e uomini di cultura sonnolenti, vogliono farci credere “in crisi” solo davanti ai crudi numeri del PIL/ISTAT/SPREAD...e vaffancul*!!

mercoledì 29 ottobre 2014

Tuscia, punk, HC...e qualche ricordo.


Negli ultimi anni siamo stati letteralmente invasi da decine di pubblicazioni che hanno sviscerato in lungo ed in largo l'universo punk hardcore italiano. L'unico "difetto" è che hanno riguardato quasi esclusivamente il periodo tra il 1980 ed il 1989, da molti considerato l'epoca d'oro di questo tipo di suono in Italia, tralasciando tutto quello che è avvenuto dopo. Ecco allora che fa molto piacere leggere che il prode Capò, già batterista di Tear Me Down ed ora in forza ai Neid (nonché etichettaro con Rebound Action), ha dato alle stampe questo libro sulla scena della Tuscia e dintorni. Un libretto molto agile e molto scorrevole, che personalmente ho divorato in un paio d'ore. Attraverso le pagine possiamo ripercorrere nel dettaglio l'evolversi dei gruppi e dei personaggi che per oltre un ventennio hanno popolato (e popolano) il fitto sottobosco dell'underground viterbese. Capò snocciola con destrezza nomi di persone, gruppi, posti occupati e non, avvalendosi anche della riproduzione di volantini e foto dell'epoca, contribuendo a rendere ancor più affascinante questo viaggio. Spero vivamente che a questo libro ne segua un'altro, magari più improntato sui sentimenti e sui pensieri dei protagonista di questo viaggio ben lungi dall'essere terminato.
Gabba-book-gabba-hey!

lunedì 3 marzo 2014

Radio Fango! In Streaming l'italian punk revolution

 
Su un pò tutti i siti delle diverse punk label c'è un romando a trasmissioni radiofoniche disponibili in streaming! Anche su questo blog, a destra, trovate un paio di link interessanti1 Per essere aggiornati a livello globale e in un contesto no-commercial la straming offerto da Maximumrocknroll Radio è perfetto! No way! Ma anche gli italianissimi di Radio Fango non sono male.  Tantissima, ma atntissima robba italiana compreso un preziosissimo psecial radiofonico sul punk di Milano degli anni ottanta. Di cosa si parla? Hey...what a fu**!! Crash Box, Rappresaglia, Indigesti e Wretched!!!
C'mon boys, non deludetemi and tune on now!

giovedì 26 settembre 2013

Il ritorno di STeno e dei Nabat di Bologna. Un Evento con la "E" maiuscola.


Ok, nuovo Cd di Bob Dylan! Grande notizia! Esce il triplo CD dei Dr.Feelgoodwowowoow! E che dire nel box-style-Radio dei Clash!! Tutto e di più del due Strummer& Jones. C’è da svuotare una ricaricabile Visa!! Però, e questo è ancora il fascino delle piccole cose dal grande cuore, pero, dicevo, quando i Nabat di Steno si riuniscono e stampano un 45 nuovo con nuove canzone non può che essere un Evento. Con la E maiuscola ed in grassetto su ‘sto blog! Continua il magnifico lavoro della Ansaldi Records nel ristampare e ri-proporre - con lo spirito giusto – quei suoni Emilia-Sreet-orientated che hanno consegnato i gruppi di Steno alla legenda. Un 7 pollici, tre brani, registrati decisamente meglio rispetto ai precedenti lavori dei Nabat ( e ci credo! Erano degli anni ’80!!), copertina in bianco e nero grezza…one-two-three, let’s go! Bravo Steno. A presto un intervista della leggenda Oi Emiliana su questo blog.
Evento per evento un’altra ristampa mi ha affascinato e – guardandomi allo specchio, con i miei capelli bianche e qualche kilo in più – ricordato quale fosse l’approccio giusto di allora se volevi essere antagonista e non solo punk! Parlo della ristampa in vinile, in soli 250 esemplari, dei Klaxon, 1984, per i tipi della Sidney Town Records. Materiale d’epoca del primo (raro) EP, ed inediti – questi registrati davvero in stile Demo – rimandano ad atmosfere proto-berlusconiane, ma sempre figlie di una Milano da bere. E mentre in Lombardia il martini scorreva a fiumi, nel Lazio il fresco cannellino annebbiavav i pensieri di rivolta dei tre romani. Robba storica, ma che spacca ancora.
La tradizione street-punk capitolina meriterebbe una riproposizione storica a parte e non detto che il vostro blogger preferito non ci si dedichi!
Gabba ‘ncaz**! Daje oh fraté! Ecco lo slogan giusto!

martedì 23 luglio 2013

Quattro righe, due libri, due CD e una calda estate

Con l’arrivo dell’estate c’è chi si prepara le valigie per lunghi viaggi e chi, come me, tornando va viaggi più corti, si organizza per brevi giorni di vacanza e d’ozio. Tutto si fermerà, com’è da prassi, ad Agosto in Italia; tutto tranne le chicchere in politica, e l’inedia di chi – vittima di una politica che chiacchere e non fa nulla [di buono] – non troverà neanche d’estate ragione e motivi per riposarsi. Ma tant’è, aspettando una rivoluzione proto-Casaleggio, ci dovremmo sorbire TG che rimandano all’ultimo perizoma, al tormentone dell’estate, ai consigli per gli anziani ( ma non sono gli stessi dell’anno prima?) e – novità – al Royal Baby, whatafuc*! Quindi tutti sotto gli ombrelloni, ma con qualche consiglio per la lettura e l’ascolto. Ovviamente inspired by Joe!
Cominciamo con una sorpresa.  Lo spirito e la rivolta è uscita l'edizione italiana della monografia di Peter Niklas Wilson dedicata ad Albert Ayler. Chi è Ayler? Beh…è un po’ difficile in poche righe sintetizzare l’epica esperienza di Ayler, non solo nella musica Jazz, ma nell’intero movimento contro-culturale nero in un America, ancora fortemente segregazionista. Ma se è nel momento estremo della morte che una persona vuole accanto a se solo coloro che hanno condiviso e vissuto, nel più intimo dei modi, l’esperienza terrena, ci sarà un motivo del perché al funerale di John Coltrane è stato Albert Ayler ad accompagnare il maestro verso (l’unico) Dio.
Un’altra lettura interessante è [ per il vostro Joe] biografia di Richard Brautigan (1935-1984) dal titolo Jubilee Hitch-hicker, The life and the Times of. Ok, è in inglese e non tutti in Italia conoscono il poeta Brautigan e – soprattutto – fanno fatica ad inserire la poetica minimale di Brautigan tra quelel più aggressive e e off di altri autori – più famosi – della beat generation. Ma, come già detto su questo blog, non tutte le rivoluzioni vanno “strillate”; c’è sempre spazio per l’intimo compiacimento e per la condivisione – seppur low profile -  di un entusiasmo per il  passaggio verso una modernità non invocata ma – in modo sghembo – accolta.
Terzo suggerimento…un paio di CD. Il Nuovo di Bob Dylan, The Bootleg Series, Vol. 10 - Another Self Portrait (1969-1971) ed il ritorno dei The Lords Of The New Church - The Gospel Truth, una compilation che rende nuovamente disponibile molto del loro materiale del periodo ( il loro migliore) del 1987-89. Più un raro concerto dal vivo! Wowowow…chi sono i Lords of New Church? Hey…mon amì, mi sa che hai sbagliato blog!!!
Keep in touch!

mercoledì 3 luglio 2013

Rocco, Marky uno Scooter a Gabba-Gabba-Hey! Let's Go!!!!


Vabbé! Conosco Rocco, ops, DJ Ringo e non solo è un mio amico, ma è anche un punk vero, con un cuore che pompa al ritmo dei Bad Brains [ di pay to cum ] ed un’adrenalina che scorre nel sangue seguendo le chitarre dei Dead Kennedys di Nazi-Punk fuc* off!! Quando l’ho incontrato la prima volata eravamo ad Haiti. Maglietta Ramones e moto per andare a scorrazzare nell’isola caraibica. Erano i giorni di Rock per Haiti. In un area in pieno “copri-fuoco” con bande armate che impersavano sull’isola i giorni del post-terromoto, il temerario Ringo seguiva il suo istinto e domava una moto in un territorio “indomabile”. All’osservazione del responsabile della sicurezza del capo, la risposta fù veramente punk: so what?
…grande Rocco! E da allora i contatti si sono intensificati.
Adesso questa intervista a Marky Ramone ( che a Los Angeles ha indossato una mia maglietta!!] per la rivista Cafe Races mi ha  ricordato i tempi del comune spirito punk. Bravo Rocco.
Ve la “rilancio”. Ne vale la pena. Moto+Punk+l’indomabile spirito di un vero punk! What else!
Keep on, Keepin’on Brò!

lunedì 10 giugno 2013

Elogio [funebre] del cane da guardia sdentato.


…che io mi ritrovi a simpatizzare con BeppeGrillo.it mi sembra una cosa “bizzarra”. Però tutto quest’accanimento nei suoi confronti, da quegli stessi organi di “informazione” che ne incensavano la sua capacità di intercettare la piazza e il saper rappresentare il disagio dei giovani nei confronti del precedente esecutivo di Berlusconi, mi lascia un po’ perplesso.
Sarebbe interessante rivedere su YouTube tutti i commenti dei soliti tribuni liberi e puri, da Ballarò a SantoroTV, dai talk di Rai3 alle tante YouDem TV, per farsi un idea dell’oggi mutato. Insomma, quando in charge era il “nemico” B., BeppeGrillo si rivelava, suo malgrado, l’utile idiota per alimentare una [ finta] voglia di rivoluzione. Ora, dopo un mandato solido e vivo, la sua capacità di rappresentare diventa dittatura, nazismo, comunismo. Insomma si sta riversando oggi, su l’utile idiota di allora, così tanto veleno e cattiveria che – non mi stupirei – porterà tra non molto lo stesso comico di Genova a dar ragione a Berlusconi, quando parlava di stampa manipolata ed a uso e consumo.
Che la nostra informazione sia debole lo hanno scoperto anche in Gabon. Un po’ tutti, ma non la cd “classe politica” che ha tutto l’interesse ad alimentare, con papponi addolciti, un cane da guardia oramai senza più denti, né rabbia. Se ci aspettiamo che anchorman decennali, guardate da quanti anni i vari Travaglio, Mauro, Floris e Vespa sono in TV, possano aver un minimo interesse a rimettere in discussione il loro [comodo e ben retribuito] ruolo di “giornalisti”, allora siamo noi stessi degli utili idioti. E pensare che sono loro quelli che rimproverano le Istituzioni di non consentire un ricambio generazionale. Si è – più o meno - “ostaggi” di questo viziato binomio. Niente informazione “vera” e  poca capacità di rappresentare quella voglia di cambiamento che una illuminata governance politica deve saper accogliere, guidare e non osteggiare e rifiutare.
Non ho soluzioni a questo quadro, né BeppeGrillo è stato in grado – sino ad ora - di proporre qualcosa che non sia “contro”. Una visione nuova, illuminata, non ispirata dagli errori (molto) del passato, ma rivoluzionaria nella capacità di lanciarsi in avanti con coraggio e idee di comunità nuove!
Però anche se adesso dovesse nascere un nuovo De Gasperi, un nuovo Pasolini, un Karol Wojtyła, un chi-vi-pare-politico, finirebbe nel circo mediatico ad azzannare quegli ossi che domatori di sdentati ed imbolsiti leoni gettano, attribuendosi per questo un coraggio e una libertà che non hanno e che certamente NON vogliono.
Keep in touch!

venerdì 3 maggio 2013

The Socialism 2013 a splendid opportunity!

 Millions of people have come to the understanding that capitalism is no longer working. From extreme weather caused by climate change and the relentless drive to slash workers’ living standards to the epidemic of police brutality, the signs of a society in crisis are all around us. The question isn’t whether society has run amok; the question is what to do about it.The Socialism 2013 conference will bring together hundreds of activists from across the U.S., and around the world, to tackle the many discussions and debates that confront anyone interested in changing the world. How can women’s liberation and LGBT equality be won? What will it take to win real justice for immigrant workers? Can organized labor make a comeback? What lessons can be learned from the revolutions shaking the Middle East? Why is Marxism relevant today?
Featured speakers include teachers on the front lines of the fight to defend public education, anti-racist fighters against police brutality and the New Jim Crow, trade unionists, Marxist authors, radical historians, and much more. Start making your plans to attend.
 
…ok, lo so, è scritto in inglese, ma non ho voglia di tradurre una cosa che, nella sostanza, mi sembra semplice: Il capitalismo, così come lo conosciamo noi, non funziona più. Che fare? Questa la domanda alla quale migliaia di giovani socialisti ( ce ne sono ancora credetemi!!!) cercheranno di dare una riposta pragmatica e sostenibile.
Potrei esserci anche io tra loro. Ma non sono più giovane.
Portatevi, se andate, letture di Orwell e Sodati, musiche di Billy Bragg e Style Council!
C u there folk!
Per maggiori informazioni
info@socialismconference.org
http://wearemany.org/event/2012/06/socialism-2012
http://www.socialismconference.org/


mercoledì 10 aprile 2013

Gee Vaucher and Patti Smith ( a volte Roma non è poi così distante da NYC )

Nata nella east London, the wild-one are, Gee Vaucher è diventata famosa come membro astratto dell’Anarco-punk-Band dei CRASS. Le sue copertine, oramai diffuse e riprodotte in tutto il mondo, hanno accompagnato quella mancata rivoluzione civile che l’intero movimento punk inglese involontariamente aveva innescato. Attraverso una tecnica mista di collage, pinting e banalazzizzazione dell’iconografia del quotidiano, Vaucher era riuscita, nonostante i tempi, a shockare la comunità borghese della perfida Albione.
Anche per lei, dopo lo scioglimento dei CRASS, è iniziato un percorso intimistico che la sta portando in aree e dimensioni meno ribellistiche, ma non per questo, meno emotivamente coinvolgenti. Recentemente a San Francisco, nel quadro di un esibizione congiunto con l’altro grande maestro della Punk iconography Winston Smith, è stato possibile visionare quale nuovi messaggi una vecchia voglia condividere con noi…imborghesiti punk! Date un occhiata questi link. C’è ancora tanta sana voglia di farci guerdare e detestare. Let’s punk your time…
Invece, poche righe, per segnalare ai pochi lettori ( però che sorpresa, un ritorno con il botto!!! ) questa tre-giorni-tre con Patti Smith a Roma. Qui segue dalla presentazione dell’Ufficio stampa dell’Auditorium di Roma: My Festival è il più importante progetto speciale in ambito musicale varato dalla Fondazione Musica per Roma in occasione del decennale dell’Auditorium di Roma: il nuovo format è “firmato” da Patti Smith che curerà la “regia” di diversi giorni di programmazione. Naturalmente è prevista la partecipazione in prima persona dell’artista americana cui è affidata l’intera rassegna, a partire dal concerto-capolavoro “Horses”, che ripercorre le tracce dell’album epocale del ’75. Inoltre la sua partecipazione è al centro del progetto “The Smith Family”, a fianco di Jackson Smith e Jesse Smith, con la partecipazione di Tony Shanahan.Tra gli appuntamenti interdisciplinari una serata dedicata al grande poeta e amico Allen Ginsberg con la partecipazione di Philip Glass, Lenny Kaye, Jesse Smith e, naturalmente, Patti Smith. Insomma, a volte, l’America non è poi cos’ lontana!
 

venerdì 5 aprile 2013

Del Sufi moderno e del nomadismo psichico [Diario iraniano pt.1]




O amore simile al tempio di fuoco! Tu che hai indossato una forma e un corpo, Tu che hai saccheggiato la carovana del cuore, donaci un istante di pace. E’ nel fuoco e nell’ardore che scorre la mia notte, fino all’alba. O gloria e fortuna mia! Per il viso del sole luminoso io giro intorno al suo volto simile alla luna brillante, e saluto, senza proferire parola.
Rumi, Diwan Shams Tabrizi

Che il sufismo rappresenti una visione rivoluzionaria dell’Islam fu chiaro sin dall’VIII secolo d.c., quando il misticismo musulmano, come quello incarnato da Mansur al-Hallaj, dichiarava che non era importante recarsi alla Mecca o compiere tutte le liturgie prescritte per essere un buon musulmano e trovare Dio, perché Dio si trovava nel cuore di ogni fedele. Con la frase ana’l haqq, “io sono la verità”, il pensiero sufi sovvertiva l’ordine e l’autorità costituita, liberando così i musulmani da qualsiasi figura mediatrice tra il divino e l’umano e soprattutto apriva la possibilità per il fedele di potersi unire a Dio divenendo tutt’uno con Esso.
In Iran, prima della rivoluzione islamica del 1979, coloro che si dichiaravano musulmani sufi erano circa 100.000; oggi, a distanza di trent’anni, sono divenuti quasi 5 milioni. Il fatto che proprio il sufismo abbia subito un’impennata nella sua popolarità durante il governo dell’unica repubblica islamica al mondo e che soprattutto sia divenuto popolare presso i più giovani e le donne è certamente indicativo; gli anni che hanno seguito la rivoluzione iraniana furono caratterizzati dalla rigidità nella pratica religiosa ortodossa e nell’istituzionalizzazione di questa: basti pensare all’obbligo di urlare Allahu Akbar! (Dio è grande) dai tetti delle case in determinate ricorrenze, così come l’obbligo di velarsi, di mantenere separate le sfere d’interazione tra i sessi ecc.
Lo spazio pubblico, immediatamente dopo la rivoluzione, fu dominato dal colore nero e dalla rigidità nell’applicazione del controllo sulla moralità, soprattutto quella femminile: nero era il colore dei lunghi chador indossati dalle guardiane della rivoluzione, così come nero era il colore delle bandiere che avvolgevano i corpi dei giovanissimi martiri iraniani nella guerra contro l’Iraq. Furono proibiti la musica e il canto, le feste, e furono censurati i prodotti che arrivavano dall’Occidente, influenzando con queste scelte soprattutto i giovani iraniani. La religione, divenuta strumento di governo, divenne dunque aliena alla vita spirituale del popolo, che andò cercando alternative all’Islam politico dell’Ayatollah Khomeini.
L’Iran è ( ancora ndr ) oggi il paese con il maggior numero di sufi di tutto il Medio Oriente: viaggiando attraverso i villaggi, fuori dalle grandi città, è possibile incontrare gruppi di donne sufi che come i dervisci, nonostante sia ancora oggi proibito, danzano e cantano per le strade fino a raggiungere una sorta di trance; i loro veli sono bianchi, i loro abiti leggeri. Le donne derviscio spesso diventano i punti di riferimento dell’intera comunità, acquisendo importanza non soltanto dal punto di vista spirituale, ma divenendo delle vere e proprie autorità locali, a dispetto di leggi governative discriminatorie nei loro confronti. Nelle grandi città iraniane il sufismo è espresso nei salotti della borghesia media urbana; riuniti per suonare gli strumenti tradizionali come il ney, il liuto, il tar, uomini e donne, ma soprattutto giovani, danzano e cantano, riprendendo le poesie del poeta Rumi e cercando il contatto diretto con il divino. Per i giovani il sufismo sembra essere uno strumento per rimanere musulmani e al contempo prendere le distanze dall’Islam politico e di stato; per alcune donne l’essere sufi significa ritrovare un’autenticità culturale “persiana” libera, da un lato, dalle restrizioni dell’ortodossia al governo e, dall’altro, dall’influenza culturale occidentale.
Se per i sufi le religioni - come diceva anche Hallaj - “sono ramificazioni di un Principio Unico”, la riproposta del sufismo nell’Iran del presente rientra perfettamente in quel filone di “riproposta della tradizione” che ha investito buona parte del mondo moderno; esso infatti si serve della tradizione come garante di autenticità, proponendo al contempo un modello culturale totalmente nuovo e pienamente inserito nel sistema-mondo di cui l’Iran fa parte: contrariamente all’accusa di fondamentalismo e di chiusura di cui la nazione iraniana è stata tacciata sulla scia di una più vasta accusa a tutto il mondo musulmano, la versione sufi dell’Islam in questi anni sembra invece ribadire un messaggio di apertura, pace e fratellanza tra le religioni che ha origine proprio all’interno dell’Islam stesso; d’altra parte il sufismo nella capitale appare anche come una sorta di tendenza alla moda, e non è privo di una certa spettacolarizzazione della sua pratica. Si tratta in particolare dell’esibizione di musiche e danze che culminano in stati di trance, a cui molti, anche non adepti, assistono con piacere e divertimento.
In Iran ad ogni proibizione corrisponde un’eccezione. Così in una nazione composta per il settanta per cento da giovani al di sotto dei 25 anni, la musica proibita è in realtà tollerata sottoforma di una pratica religiosa “alternativa” come il sufismo, che in modo del tutto moderno rappresenta una nuova maniera di essere iraniani, e soprattutto, musulmani in Iran.
Questo lunga presentazione dal titolo "Il Revival Sufi Come Atto Di Libertà" è opera di  Sara HEJAZI [http://www.resetdoc.org  ] ed è un buon punto di partenza per iniziare a parlare della mia esperienza in Iran, accompagnata da due libri pamphlet: il primo non poteva non essere TAZ di Hakim Bay e il secondo è Sentenze e Colloquio mistico di Inb Ata Allah, uno scritto questo che il “potere di costringere l’intelligenza alla meditazione”.
Keep in touch. Insha'Allah

[ Diario Iraniano Pt.1 ]

[ in giro nella rete su Sara Hejazi ]
http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/approfondimento/inaltreparole/2012/04/02/sara-hejazi.html?selectedAudio=2
http://generazionep.ilcannocchiale.it/2010/08/08/intervista_a_sara_hejazi_il_ru.html
http://www.ecoditorino.org/liran-s-velato-tra-presente-e-passato-il-libro-di-sara-hejazi-torino-28-gennaio.htm

[about Sufism ]
http://sufibookoflife.com/index.html

giovedì 4 aprile 2013

Per una nuova libertà…ritrovata, ma limitata.

Per lavoro mi occupi di Diritto Internazionale Umanitario ed in particolare di quei soggetti a libertà limitata. Sono consapevole che ai giorni nostri il concetto di libertà e limiti dell’esercizio della libertà spesso – troppo spesso – si sovrappongono, ma cerchiamo anche qui di radicalizzare l’idea di base e di elaborare un pensiero per arrivare ad una visione condivisa della libertà e dei suoi [naturali] limiti.
La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica e indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature”. Ovviamente non è un mio pensiero, ma del Presidente degli Stai Unita d’America Franklin Delano Roosvelt. E credo, senza per questo essere tacciato di essere un bocconiano o un saggio, che quest’affermazione proiettata nell’Europa di queste ore ( Grecia & Cipro docet ) generi reazioni inquietanti. L’aver fatto convivere nella stessa frase concetti come sicurezza economica e indipendenza con l’aspirazione alla vera libertà individuale potrà apparire – da un punto di vista europeo – audace. Ma non lo è.
Pensate alle dinamiche di migrazioni globali ed in particolare nell’area del Mediterraneo. I giovani magrebini che sono fuggiti da paesi con una forti limitazioni della libertà individuale, dettata però più da ragioni politiche e ideologiche, si sono trovati un un’Europa non più in grado di assicurare loro quella sicurezza economica che naturalmente genera indipendenza e origina quei percorsi di affermazione individuale,  intrinseca nella natura umana, che approdano alla società civile. Ho visto personalmente il disagio delle migliaia di migranti che, trattenuti nei Centri di Accoglienza, dopo la consapevolezza della fine del loro sogno di affermazione in un mondo nuovo, non solo devono convivere con la sorpresa per la (loro) sconfitta, ma anche con la realtà di un percorso che da ora in poi vedrà sempre più la loro libertà individuale compressa e limitata. Ma non in ragioni di leggi razziste e/o altro, ma in virtù di uno stato generale delle’economia così disastroso ai giorni d’oggi che non lascerà loro mai alcuno spazio. Se non quello garantito e assistito dei Centri di Accoglienza o CARA.
In quest’aree, dove i bisogni fondamentali vengono garantiti, come il mangiare, le coperte - un tetto e una minestra -, il sogno di libertà si scolorisce sempre più, sino a diventare un opaca immagine di ciò che, dall’altra parte del mare, era stato condiviso con i propri affetti e con la propria famiglia.
Non ho ricette per impedire questi flussi massivi di migranti che mal si inseriscono nella nostra vita quotidiana e che spesso, con sempre più frequenza, generano quei conflitti sociali tra il chi arriva e il chi c’è già nello spartirsi il sempre più misero osso ( Welfare) a disposizione, però – e il pensiero mi ritorna all’affermazione di Roosvelt – non è che  la gente affamata e senza lavoro,  la pasta di cui sono fatte le dittature, sia già presente da noi?
Tra i pochi che si stanno sempre più arricchendo e i molti che giorno dopo giorno devono alimentare la fame di ricchezza dei pochi, c’è ancora [ nel nostro paese ] un minimo di middle class che ha il dovere di impegnarsi sia per coloro che vivono, loro malgrado in condizione di libertà limitata – anche senza sbarre -, ma anche di preoccuparsi – e condividere questa preoccupazione con le Istituzioni -per l’aumento incredibile di gente sempre più affamata che adesso cerca pane, poi passerà ai forconi e alla fine al nuovo Salvatore. Ora sono loro, ma in futuro potrebbero essere le nostre famiglie e noi stessi.
La nostra libertà individuale e giorno dopo giorno minacciata non dai migranti, ma dalle condizioni economiche misere ed inadeguate che la società civile offre in primis a noi che già siamo qua e poi a loro che arrivano in paesi pronti solo ad usarli come carne da macello ideologica e politica.
C’è spazio per una nuova primavera libertaria, individualista e compassionevole e responsabile…pero non BeppeGrillo caz**! Non siamo ancora così miseri…
Keep on, keepin’on!

venerdì 20 luglio 2012

Niente Top 5 oggi, ma solo il listone di Bastonate.com


Sembra che sia un’usanza dei bloggers qualla di doversi cimentare, ad un certo punto con personali Top 5, o anche il meglio di e listoni…ed anche i tipi del blog Bastonate sembra non essersi uto-esentato.
Però questo post sull’iconografia pop ( in realtà c’è di più, però…) è carino e complice la pigrizia estiva ve lo giro così com’è.
Le biografie ufficiali raccontano che Paul Simonon è finito dentro ai Clash nonostante non sapesse suonare, perché era un figo e stava bene col basso a tracolla. Qualche anno dopo viene fotografato nell’atto di spaccare il basso a terra (oppure no) e sbattuto in una copertina che vorrebbe essere lo spoof di un disco di Elvis Presley. Non so se l’ho mai detto qui ma io odio tre o
quattro gruppi al massimo quanto odio i Clash [ Non condivido Ndr]. La foto finisce dentro perché in qualche modo poi t’ascolti il disco e pensi diobono, se mi limitavo alla copertina. No, scherzo. No, non scherzo. Fate conto che per menzionare quanto mi stanno sulle palle i Clash ho sacrificato cose tipo la copertina di Damaged, il retro di Salad Days, Johnny Cash che fa il dito, Robert Johnson (il concetto di unica foto esistente dell’artista, peraltro non applicabile ad alcun artista) e forse persino una foto dei Joy Division che avrei pubblicato solo per celebrare il fatto che s’è scoperto l’altro giorno che Ian Curtis aveva scritto a Rob Gretton e gli aveva confessato di ritenere Closer un disco di merda. Che poi c’è da scoperchiarsi il cervello: se Ian Curtis pensava così del suo disco migliore, che opinione avrebbe avuto della sua attuale fanbase?
Continua su bastonate.wordpress.com
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