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giovedì 24 marzo 2016

GENERACION SUICIDA. Vecchio punk da LA



Voi miei fedeli e pochi lettori sapete che il punk su questo blog non solo è di casa, ma è una colonna – i termini di contenuti, dell’attività ribellistica del blog stesso. Anche se non né accenno con costanza surfando nella rete mi imbatto in un mare magnum di iniziative che si possono classificare – anche se spesso in forma superfiale, come “punk”.
Magari un giorno troverò il tempo per scardinare il concetto di “punk” così come si è evoluto per ricondurlo ad un ortodossia il più possibile aderente al messaggio rebel. Questo ovviamente non in modo edonistico, né meno che mai di moda, come in questi ultimi anni sembra essere stato consolidato.
Dopo l’orgia del meglio morire giovani che invecchiare così, proclamato da dinosauri de punk dei giorni d’oggi si è un po’ perso quell’approccio del question authority che dovrebbe essere un modo di vivere di qualsiasi punk. Con o senza giubbotto di pelle!
…comunque ci torneremo sopra, ora solo poche righe per segnalare un combo punk veramente “che spacca”. Generacion Suicida. Gruppo HC di Los Angeles, vecchio stile. Grande stop and go! Testi in spagnolo, ritmo HC, suono pulito e decisamente DIY.
Cercateli un po’ ovunque online, io vi giro il loro sito su bandcamp!
Punk will never die!

lunedì 7 marzo 2016

Ono, Porta Portese e Buddha

...andare in giro per Porta Portese a Roma, perdersi tra i banchi di qualche svuota-cantine ( a dire il vero sempre più rari!) e imbattersi in un mucchietto di libri vecchi, decisamente vecchi, in inglese. Pieni di polvere e con i risvolti ingialliti. Case editrice improbabili, anche perché sconosciute con dei titoli assurdi. Poi, però, come dico spesso il Buddha si rivela nella sua naturale essenza, ci porge la possibilità di una via nuova, ma non forza la mano. Lascia a noi la scelta e pochi euri diventano la “possibilità”. Sotto una decina di libri fotografici su NYC, America e the Growing forest in USA, decisamente più appetibili per i clienti del mercato popolare, intravedo la parola Yoko ono e – come in un campo di grano il germogliare di pochi papaveri è un momento “magico” – piccoli tesori emergono.  The Playboy Interviews With John Lennon and Yoko Ono: The complete texts plus unpublished conversations and Lennon's song-by-song analysis of his music del 1980, Yoko Ono: Between the Sky and My Head del 1999 ed anche The Last Interview: John Lennon and Yoko Ono relativa ad un intervista del 1980, già pubblicata su PlayBoy, ma  mai completamente “sbobinata”.
In tutto 9 euri. Il costo del biglietto per il mio viaggio verso un mid-term Nirvana è decisamente economico. D’altronde non si dice che i soldi non fanno la felicità?
Hi! My name is John Lennon
I’d like you to meet Yoko Ono.
Vi basta come Presentazione?

lunedì 1 febbraio 2016

Back on the Punk scene

Non sono di sinistra, questo no! E ovviamente non posso essere di destra. Oggi su Corriere.it vengono mostrate le immagini [ per i turisti! NDR ] della prigione castello di Tobolsk, in Siberia. Costruita fra il 1838 e il 1855, è considerata una delle strutture con il regime carcerario più duro della storia ed in una delle celle venne rinchiuso Fëdor Dostoevskij. Ovviamente parlarne negli anni 70 sarebbe stato un crimine, un eresia e sarei/saremmo stati tacciati di revisionismo. No, non sono comunista. Rimango – come detto spesso su questo blog, un socialista liberale che confuso, inorridito dalla pochezza istituzionale della nostra classe politica e intristito dalla mancanza di umanità di chi ci “governa” ha scelto la via individualista. Francescano, pasoliniano, punk e…anarchico! So what!?
Questo pippone iniziale per dire cosa? Per “lamentarmi di cosa”? Per condividere con voi quale punto? Poca robba, ma mi danno fastidio tutte queste celebrazione relativa alla nascita del punk Rock. Non c’è rivista, patinata o meno, che non si senta in dovere di dire la sua sulle origine del punk. Repubblica.it – dico-Repubblica! E non altri quotidiani, addirittura pubblica un lungo articolo sui 60 anni di Johnny Rotten.
Siamoi fiori della vostra spazzatura”. Ecco il titolo, ma…vaffanculo! Scusate per lo sfogo.
Ma questi “tipi” non hanno più niente del vecchio spirito punk. La rabbia del question authority, il Do-it-by-yourself e la voglia di essere non antagonisti al sistema, ma – almeno non più complici, orai si è accasata in un tranquillo salotto di periferia. In una sana famiglia con figli, cani e veganismo. Nelle grandi città, così come nelle modeste case di campagna, lo spirito si forgia non più sul provocare ( tanto caro a Rotten e ai media on demand ), ma sul riflettere e porre realistiche e misurabili alternative a questo modello di sistema che mostra giorno dopo giorno le ferite del suo fallimento. Pochi giorni fa a Roma c’è stata una giornata punk al Centro Sociale Acrobax con diversi gruppi punk romani. Vedere a 60 anni i Bloody Riot ancora con sangue sano in vena mi ha fatto tornare la voglia di tornare sulla scena.
Ne riparleremo non appena il blog si configurerà come nuova piattaforma ribellistica!
A presto teppisti!
Keep on, keepin'on!

giovedì 28 gennaio 2016

Pure Dylan, Pure Joy...new blog

Ci risiamo! Ancora la stessa solfa! Bentornati sul blog! Siamo in fase di cambiamento ( ed è vero!). Presto la nuova pagina e una nuova struttura…bla, bla, bla! Ho perso molti lettori in questi mesi, ed è anche giusto. Le nuove forme di comunicazioni liquide esigono velocità, dinamismo e – se possibile! – qualità!
…bhé, nessuna di queste tre condizioni sembra essere stata rispettata dal vostro-semper-vostro Mister Pettini.
Cosa dire…sorry? What a fuc*!
Mentre “lavoro” ai nuovi contenuti [ il blog si occuperà di cultura ribellistica e tradizioni rivoluzionarie! NDR] ascolto in sottofondo un bellissimo disco di Bob Dylan, Pure Dylan, an Intimate look at edito dalla Sony Europa nell’occasione del Tour di Dylan in Europa del 2011. Il CD è disponibile a poco prezzo su qualsiasi e-commerce sito, e – credetemi, è una piccola gemma. Una carrellata di semisconosciute canzoni del Dylan meno commerciale, e più intimistico. Anche se non mi piace questa parola ( intimistico) , alcuni pezzi, come Sugar baby, e anche Born in time, sono davvero pure-Dylan orientated.
Se è vero che il Buddha dimora nei petali di un fiore, ma anche in una economica compilation di Bob Dylan, questa è l’occasione per iniziare il vostro viaggio verso il Nirvana più lontano di ognuno di voi.
Tra l’altro ci sono anche un paio di canzone che si definiscono hard-to-find, anche in questo periodo di super produzione di Bootleg series per Dylan (Comunque gli ultimi due Bootleg Vol.11 e Vol.12 sono due masterpiece di musica ribelle americana !).
Trouble in mind è del 1977, edito con B-side di un singolo del periodo Slow Train are coming ( credo ancora inedito, ma non ne sono sicuro, Spanish Is The Loving Tongue è del 1971, anche qui una B-side, comunque già pubblicata nel 1973 come retro del singolo Watching The River Flow. Siamo più o meno nel periodo del [bellissimo] New Morning.
Bella anche la versione in Digipack…
…sono e rimango un vecchio punk, ma Bob Dylan è uno dei pochi “vecchi” che ha saputo legare le ragioni di una costante protesta con l’intima [!] necessità di una poetica d’amore e non violenta!
…ops, stò perdendo tempo, torno allo scheletro del nuovo blog e…a presto!
PER DAVVERO!!!!

lunedì 7 dicembre 2015

Scrivo, perché mi annoio!

…ho voglia di perdere tempo, mi dedico al mio sonnolento blog [..ma grandi novità sono dietro l’angolo!]. Di cosa scrivere? Della vittoria del combo LePen? C’è tempo e mi devo documentare. Del nostro paese, naaaaaa…noioso! Allora di cosa? Boh?
…ci sono! Ieri sono andato alla fiera del libro piccolo! Ovvero Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria e con il mio amico Luca, ci siamo persi tra tanta carta. Ne è valsa la pena, primo perché – contrariamente a quanto si pensa, c’è ancora gente che si sbatte per rendere disponibile vecchie e nuove idee e non solo on-line; secondo perché ho trovato ( e comprato) tre o quattro cose che condivido con voi.
Jack London, “Lotta di classe” | Edizioni Nuova Delphi
I racconti riuniti in questo volume parlano di un Jack London per certi aspetti inedito. "L'apostata", "Il sogno di Debs" e "A sud dello Slot" sono, tra i suoi scritti, quelli che meglio esprimono l'impegno sociale e la sensibilità dello scrittore americano verso gli emarginati delle moderne società capitalistiche. Il rifiuto del lavoro alienante, il crollo del mito americano e delle sue promesse, gli schemi e le dinamiche dello scontro di classe sono i temi forti di queste opere. In appendice al volume l'interessante ( forse la parte più interessante ) scritto "Come sono diventato socialista".
Edmondo De Amicis, “La maestrina degli operai” | Edizioni Bel’Ami
Pubblicato originariamente a puntate a partire dal 1891, "La maestrina degli operai" rappresenta uno dei primi e più politici testi di Edmondo De Amicis, giunto alla svolta socialista e all'adesione al movimento nel 1892. Protagonista è la maestra Varetti, donna di famiglia nobile, cresciuta in collegio e terrorizzata dal "popolo". Sullo sfondo una scuola di un sobborgo torinese e una realtà industriale e operaia, descritta da De Amicis come un variegato e a tratti crudele affresco fatto di studenti e soprattutto insegnanti, pieni di incomprensioni per il mondo che li circonda. Per chi non lo sapesse De Amicis è il papà di Franti!
Laura Fezia, “La magia del gatto: Storie, leggende, misteri (Uomini storia e misteri)” | Edizioni dell’Acquario
Tra tutti gli animali domestici il gatto è certamente quello più affascinante, ma anche quello nei cui confronti esistono più pregiudizi. Non lo so se è vero, ma lo chiederò a Gio e a Luca, loro si che mano i gatti. Io? Un po’ meno!
Moreno Burattini, “Dalle storie dell'orrore a Zagor e Cico, l'arte e il mestiere di fare fumetti” | Edizioni ComicOut
Ebbene si, stò lavorando su un paio di soggetti per dei fumetti da proporre un po’ in giro. Il primo è un personaggio da inserire nella Milano post-secondo conflitto e all’inizio del boom economico, Il secondo è un giovane cattolico irlandese che si innamora di una prostituta inglese ( protestante) dei bordelli di Londra. Insieme decidono di affronatre la nuova vita e si imbarcano sul Mayflowers con destinazione “Nuovo mondo”. Il viaggio li cambierà ambedue, sino a stravolgere la loro stessa natura.
…ma ne riparleremo presto!
Ora vado a leggere un po’!
A voi…keep in touch! Grandi cambiamenti sono alla prossima…fermata!

giovedì 18 dicembre 2014

[ I wanted to be a] Pop Star, but...


Nel 1986 me ne andai a Londra… volevo “sfondare” nel mondo della musica, punk ovviamente, e venivo dall’esperienza ( incompresa) dei No Communist In Europe! Gruppo proto HC de Roma che, sull’onda dell’elezioni di Ronald Reagan in America, ispirava la sua azione ribellistica ad un edonismo cinico e fine a se stesso…mi pare si dica nichelismo, ma…vabbè…comunque Londra mi accolse con totale indifferenza e finii, come moltissimi italiani, a lavorare in ristoranti italiani per una manciata di sterline, pocket money! Non diventai né ricco né pop star però – questo si! – mi sono divertito molto e, cosa più importante, mi trovai nella “perfida Albione” nel momento in cui “esplose” un fenomeno per molto tempo sottovalutato dagli stessi inglesi: the red wedge movement! [Beat the Whites with the Red Wedge]. Per farla breve, poiché su internet alla parola chiave “red wedge” troverete di tutto e di più, fù un tentativo, invero spontaneo ma un po’ “pop”, di ri-inserire nel tessuto teatcheriano un po’ di sano e vecchio socialismo orwelliano! Troppo complicato? Forse, ma tant’è…
Di quei giorni restano poche cose ed eccole tutte per voi:
Primo tra tutti lo stupendo album dei Redskins, Neither Washington Nor Moscow…gruppo seminale formato da Chris Dean (che sotto il nome X Moore aveva una carriera parallela come giornalista di New Musical Express) nel 1981 in Inghilterra, la sua prima band, si chiamava No Swastikas. Il gruppo era fortemente politicizzato e Chris, militante del Socialist Workers Party insieme al compagno Martin, portò le sue istanze di socialismo rivoluzionario nei testi musicali che proponeva. Keep on, keepin’on un manifesto e mio personale slogan…
Walls come tumbling down degli Style Council, oltre a imporre la figura del vecchio mod Paul Weller tra i più left-oriented musicisti di allora ( ma lo è ancora oggi), ci ha lasciato in eredità questa frase:
You don't have to take this crap
You don't have to sit back and relax.
So what a fuc**!!
La ristampa di The road of Wigan Pier di George Orwell, l’esplosione di Billy Bragg, l’arrivo del sentimentalismo militante del duo Tracey Thorne e Ben Watt, I Communards e la consapevolezza di una comunità gay…l’idea di una Londra che non seguiva solo l’onda punk per opporsi ad una nuova Inghilterra sempre più tesa verso orizzonti “finanziari”…un po’ tutto questo aveva creato quell’atmosfera di speranza verso il futuro che ricordava, almeno così mi dicevano vecchi freak a Folkstone, quella degli anni sessanta. The swingin’sixties!
Io non c’ero negli anni sessanta, ma la speranza di un futuro migliore, sotto la grande e comune bandiera socialista mi manca!
Fuc* Commies, Fuc*Nazi! Keep on, keepn’on!

mercoledì 10 dicembre 2014

Oreste, il bello. Storia di Roma


Solo poche righe per annunciare un piccolo pamphlet di vita personale. Una sorta di auto produzione un po’ ante litteram, che sfugge dal circuito ribellistico che seguo [con passione], per scavare nei ricordi personali di un figlio che ritrova suo padre, ragazzo del’99 della grande guerra e proto- bohemien, in una Roma che solo anni dopo, con Pasolini, Moravia, ma anche Tomas Milian e Sordi, definiremo casareccia.
Ricercando nel vasto archivio fotografico, Domenico Pettini [ che già negli anni cinquanta aveva una Kodak e filmava la sua famiglia con una Canon], ha riscoperto una serie di vecchie fotografie su Oreste “il bello”, che fanno da cornice a una storia tutta romana.
Ho scritto, con piacere ed entusiasmo, alcune poche righe di introduzione.
Appena sarà disponibile il libro ne avrete una breve recensione e una “intervista” con l’autore.
A presto…keep on, keepin’on!

Ortodossia...un cazzo!

...mha! Ho i miei dubbi. La Universal, AKA Virgin ha [da poco] ristampato il 45 Ortodossia, edito dalla Attack punk di Bologna nel lontano 1984, in un formato de-luxe! E' inutile aggiungere che io posseggo l'originale e che io lo comprai proprio a Bologna. Come sono lontani quei tempi e lo spirito del settantasette e del Fuck the system! Non mi oppongo all'idea della ristampa del singolo, già comunque disponibilesu diversi CD a prezzi vantaggiosi. Se cercate su ebay l'originale ha raggiunto prezzi vergognosi, ma una versione de-luxe, beh...lasciatemelo dire, mi irrita! L'uscita poi [ del box ] nei giorni del [santo] natale e nei giorni della ricerca-del-regalo a tutti i costi aggiunge un punto di rabbia in più, che non guasta.
In un vecchio numero di Snowdonia, bellissima fanzine dei fratelli Pustianaz di Torino, i CCCP si lasciano andare in una lunga intervista ( su carta, comunque interamente disponibile qui ) e c'è un passaggio che la dice lunga su quante cose sono cambiate nel mondo "punk"...ecco il passaggio: alla domanda "Quanti concerti avete fatto?", la risposta non lascia dubbi: Tanti, però neanche tantissimi, perché non vogliamo fare come quelli che in 30 giorni fanno 28 concerti. Io no, allora vado a lavorare in fabbrica.
Ecco il punto, Lo spirito della fabbrica è all'oppposto della ristampa De-Luxe di Ortodossia. E' il non prendere una posizione davanti a quest'operazione non di commercializzazione del prodotto [ chi se ne frega!], ma della banalizzazione dell'ortodossia alla base dell'allora spirito punk dei CCC-Fedeli alla Linea, che non dovrebbe lasciar inerte nessun vecchio punk.
Almeno incazzat***! Io lo sono...e mi sono rimesso sul piatto il primo 45 giri dei Crash Box di Milano!
...echecazzo!
PS l'iimagine del testo è relativa alla mia versione del sigolo, con le grappette ai lati e una stampa in ciano davvero cupa.

lunedì 28 luglio 2014

Sotto l'ombrellone con junkies and punk!



Arriva l’estate e porta con se un po’ di caldo e l’idea delle vacanze. Vacanze? E allora viaggi, mare, caraibi e libri. Per me niente caraibi, ma la piccola Termoli e qualche misero pamphlet. Vediamo cosa mi farà compagnia.
Cominciamo con William S. Burroughs: A Collector's Guide. Un agile libercolo che guida il lettore (interessato) nella storia dell’attività editoriale dello scrittore di Saint Luis. In realtà l’aspetto più interessante di questa guida è che accompagna il lettore nell’attività multimediale del Burroughs; infatti lo scrittore si è prodigato in produzioni di cassette [tapes], Dischi LP, ora anche in CD e molto altro materiale diverso dallo scrivere, ma in linea con la sua natura trasgressiva. Almeno per gli anni sessanta/settanta. Considerato uno degli artisti più importanti e innovativi del ventesimo secolo, ha influenzato considerevolmente la cultura popolare e la letteratura. Burroughs scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Cinque, inoltre, sono i libri pubblicati, che raccolgono interviste o corrispondenze. Apparve in vari film, e collaborò con numerosi musicisti e performer. Nella guida questo e altro e sarà una piacevole lettura.
Gli scudetti che vinsero la guerra. L'orgoglio del vecchio Bologna, il primo titolo della Roma e la nascita del grande Torino sarà un’altra mia lettura, ma non con un approccio edonistico, ma bensì didattico. Cosa vuol dire? Ta-ta-ta-tata!!! Notizia in anteprima per i miei lettori: il prossimo libro dovrebbe essere il libro verità sullo scudetto della AsRoma che, vinto nel biennio 1941/42. Sono giacenti negli archivi del CONI documenti e carte che ci aiuteranno a capire se è vero – o no – che la squadra capitolina fu aiutata durante la guerra. Anche negli archivi del Ministero della Difesa e dell’Aereonautica ci sono tracce…significative.
Con i libri arriva anche la musica e non c’è estate senza un po’ di punk. Non c’è caldo senza Ramones e FuGaZi. Bello anche l’album degli italiani Giuda e bello anche il doppio CD di Ferradini e Pagani.
Un ultimo “pensiero”: sulla pagina web del corriere ho trovato una retrospettiva iconografica sui Ramoes, dal titolo “una storia americana”…bhé, non c’è niente di più vero! Se siete dei lettori del mio blog non devo aggiungere niente di più, basta il titolo, se non siete convinti…allora siete sul blog sbagliato!!!
Gabba brò, have fun!!!


mercoledì 21 maggio 2014

From Beirut to Rome al...ritmo del bruscolinaro!

Come spesso mi capita, non mantengo le mie promesse. Mi ero riproposto di aggiornare il blog come un Diario, ma questo non è accaduto; anche in relazione all’attività di promozione del libro, che, alla luce anche delle vendite via amazon, non sta andando poi così male. Come detto però, dietro l’angolo c’è sempre la storia del diavolo e delle sue pentole e dei numerosi coperchi!
Proviamo comunque a ricapitolare. Primo momento di soddisfazione è stata la presentazione del libro a Montefalco esattamente settant’anni dopo il tragico evento. La giornata, che ha visto più di trecento persone riempire la sala consigliare del comune, è stata progettata per rivivere, anche come “tempi”, ogni singolo momento di quel triste giorno. 13 aprile 1944. L’evento è iniziato alle 10.30 circa, in coincidenza, minuto più minuto meno, con la formazione del plotone di esecuzione nella caserma di Perugia la mattina dell’aprile del ,44 e che avrebbe dovuto accompagnare i due detenuti, ma che poi si rivelerà essere lo strumento di morte per i due giovani. Alle 19.00, in corrispondenza dell’esecuzione, la sala consigliare del comune è stata chiusa e le due sedie – a simboleggiare il processo, la condanna e l’esecuzione –, decorate con la bandiera italiana e due rose rosse, definitivamente rimosse. Pochi giorni dopo alla Feltrinelli di Perugia un’altra presentazione anche se più intima, ma con la partecipazione di molti giovani interessati, non tanto alla storia, quanto alla ricerca fatta negli archivi. A Torino poi, nel Salone del libro, moltissimi i curiosi e anche qui, più che la storia di per se, ha affascinato molti l’attività di ricerca fatta negli archivi. Una giovane e bella piemontese ha definito il lavoro una versione diversa del telefilm Cold case. Non l’ho mai visto, ma…perché no!
…insomma, quando un’altra serie di eventi era già stata calendarizzata il lavoro mi ricorda che devo andare a Beirut. Di nuovo passaporto, valige, noiose attese nelle sale lounge e file, su file.
Ma la cosa più traumatica è sempre il ritorno nel mio paese. Dall’aeroporto di Fiumicino a casa e una striscia di depressione. Scortesi addetti alle FFSS, anarchia sui treni, la versione moderna di Last exit di Selby Jr alla stazione di Trastevere ed il definitivo [ the ultimate] Porta a Porta di Grillo con Vespa.
Non so perché ma in questi momenti mi torna in mente una scena del film Un Americano a roma dove Nando Moriconi, in arte Santi Bairon an american attracion, si troverà costretto a fare il proprio spettacolo al ritmo del bruscolinaro. Perche, gli ricorda il gestore del teatro, lui deve vendè a merce!
Tutto sta a capire chi tra Renzi, Grillo e Berlusconi è il Santy Bairon di turno, comunque è un po’ tutto il nostro paese che stà ballando al ritmo del bruscolinaro.
PS. Per chi volesse conoscere Beirut in forma diversa, cercate il libro Our Man in Beirut del blogger Nasri Atallah. Semplicemente…moderno!
 

venerdì 4 aprile 2014

Enjoy the link, the music and your [stoned] passion...

...anni fa avrei pagato per avere solo la metà delle informazioni ora disponibili su internet. Ai mie tempi si cercavano le fanzine e bisognava "trottare" per trovarle. Oggi basta perdere un pò di tempo, conoscere un inglese decente e sapere "cosa" cercare. Un esempio? E' recentemente uscita la ristampa del [punk-issimo!] White light/White Head dei Velvet Underground e volevo capire se non fosse l'ennesima sola del mercato discografico, oramai sempre più alla canna del gas dopo l'esplosione del download. Un pensiero, prima dei Velvet...quasta presunta crisi coinvolge solo le cosidette major, nel mondo delle autoproduzioni c'è un esplosione di nuove idee e proposte e "ritorni" epici1 di cosa parlo? dei Wretched di Milano...ma ne parleremo, torniamo agli Underground...insomma, su sto sito c'è tutto! Tutta la storia non di un gruppo musicale, ma di una NYC che - inevitabilemte - ha contagaito anche la nostra cultura europea! E anche la nuova Roma!
Chi si ricorda i Passion Flower?
Enjoy the link, the music and your [stoned] passion...

mercoledì 12 marzo 2014

...un lungo [ ma chi ha sentito la mia assenza? ] silenzio!

Back on the Blog!!!
effettivamente ci siamo un pò persi e io ho anche perso un pò la voglia di comunicare con il resto del mondo! Esageratooooo...direte voi! Ok, con il resto della città forse. Del quartiere? hahah...boh! Insomma, non avevo più voglia...ma un paio di cose interessanti e che in passato mi impegnavo a promuovere mi "obbligano" a tornare sulla scena!
Prima news. Finalmente Marco Pandin (e chi è? Ma scherzate? Se non sapete chi è avete sbagliato blog!) rende disponibile nel mercato [veramente] parallela, la registraione di un concerto dei CRASS a Manchester, registrato direttamente dal mixer nel maggio 1984 dal titolo No Love, No Peace. Siamo in piena esplosione anarcho-punk e i CRASS sono la miccia inesplosa, ma sempre accesa, di questa cultura ribellistica che per (tanti) anni è stata una minaccia per la società inglese.  Sono passati molti anni da allora, la sconfitta del movimento non s'è mai "discussa", nè un funerale vero e proprio si è celebrato. Attorno ai tanti giovani che allora aspiravano ad un "mondo migliore" è cresciuta la peggiore Europa: quella delle banche, della cultura dell'apparismo televisivo e dei contenuti veloci e della totale mancanza di responsabilita di ogno Governance. What a f***!
Su l'ultimo numero di rivista Anarchica l'intervista di Pandin in cartaceo, sul blog Sull'amanca la versione digitale. Comunque leggete & comprate!
Seconda news. Sta per uscire il libro "SENTENZA DI MORTE. Montefalco 1944, una feroce esecuzione" scritto dal sottoscritto ed edito dai tipi della Mursia di Milano. E' la storia di un'arresto, un processo ed una violenta esecuzione per fucilazione per due ragazzi di Casale di Montefalco durante il periodo nazi-fascista.
Appesa disponibile ( su amazon ) seguiranno una serie di presentazioni un pò speciali e particolari in librerie, Centri sociali e siti istituzionali!
Keep in touch
 

sabato 2 novembre 2013

A Voi Dudù e Saviano, per me Penna e Pasolini

Oggi, trent'otto anni fa, ad Ostia, ancora oggi periferia di Roma,  Pier Paolo Pasolini trovava la morte.
Il silenzio di ogni organo di informazione nel NON celebrare questa data è la prova che essere pensatori ed intellettuali non paga. Anzi, ci si consegna, con il messaggio complesso di cui si è portatori, al circo degli ignoranti. E che senso ha amico Pier Paolo?
Viva Dudù, Viva Checco Zalone e la birra falsa dei Simpson!
Voi tenetevi i Santoro & Saviano, io mi rileggo Penna e Pasolini.
...evaffanculo!

giovedì 31 ottobre 2013

Momenti di indifferenza e poesia.

Non c’è pace tra gli ulivi, meno che mai nell’astronave politica che – a km di distanza dal mondo vero – sovrasta il nostro quotidiano e ci dispensa regole e balzelli. In un delirio che oramai appartiene al Circo Freak continua ad accadere di tutto. Pillole veloci. Con decisioni ad hoc si stravolgono regolamenti “istituzionali” per una sola persona. Sul modello dei Tribunali fascisti si fanno regole processuali “alla bisogna” e si consolidano procedure estemporanee come ferme. Sapendo che così non è e con il concetto del voto di maggioranza si torna alla politica del ventennio. Aspettare e vedere. Dopo il pandemonio per Miss Italia e le donne belle ma sceme su un portale globale c’è stato il concorso per le giornaliste sportive più belle dell’anno. Ha vinto la D’Amico, ma con lei si è piazzata bene anche Miss Ipocrisia, poiché nessuno – dico nessuno! – è insorto. Meno che mai le Associazioni on domand come Se Non Ora quando!
…sul Corriere si parla degli aumenti “esponenziali” del trattamento economico del personale della Camera, su Repubblica...indovinate un po’? Delle Escort e di Berlusconi.
Sul Times, home page, si narra del dramma di centinaia di migranti che trovano la morte nel deserto del Niger nella loro “processione” verso un mondo nuovo. Temi diversi tra loro ma che trovano nell’indifferenza di tutti noi un fattore dominante e comune.

La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli.
La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici,
finisce con il vivere solo gli intervalli.

…è una poesia di un autore noto, ma mi illudo che sia stata scritta dal free poet della fotografia. Un pò di poesia per tutti e di tutti...

mercoledì 28 agosto 2013

Bob Dylan's best Joe Five

Ogni tanto prende anche a me la voglia di essere vanesio e condividere ( con i lettori di ‘sto Blog!) le cose che mi piacciono e che non. C’è un po’ di tutto tra le cose, i libri, i film…la musica, gli scrittori che vorrei “promuovere” in questo blog, però – una bellissima notizia arrivata sulla mia posta elettronica, mi ha fatto venire in mente una bella chart. Prima la notizia: Bob Dylan suonerà a Roma il 7 e 8 Novembre! Wowowow…ci sarò! E quale occasione migliore per non fare una chart-list dei 5 momenti più belli di e su Bob Dylan?
So…here let’s go!
Cominciamo con l’album Another Side Of Bob Dylan (1964). E’ difficile trovare un album migliore di altri. L’opera di Dylan è sterminata, tra dischi ufficiali, bootleg e tributi, si arriva  a quasi 400! Per Another Side è un album di “rottura” nella storia di Dylan è un po’ il suo primo viaggio pop attraverso un’America on-the-road che sino allora aveva conosciuto solo attraverso la contaminazione folk. Dal Greenwich village alla West Coast. Non se se l’elettrificazione di Dylan nasca da qui, ma Chimes of freedom è un grande pezzo punk! No? Ascoltatelo al doppio dei giri!!!
Da leggere, e studiare, il libro di Howard Sounes, Down the Highway: The Life Of Bob Dylan tradotto in italiano per I tipi della Guanda con il titolo Bob Dylan. Non solo la storia dell’uomo, ma anche della sua musica e dell’ispirazione dietro ogni (quasi) canzone. Il libro è completo ed accompagna il lettore nei fumosi locali folk dell’East NY, ma anche alle radici di quella musica popolare che il giovane Dylan ben seppe cantare, seppur rubando la scena ai vari Guthrie, Seeger e irish-Brò. Bello e interessante anche una vecchia edizione di un libro della Mazzotta Editore (1978) dal Titolo Joe Hill, woody Guthrie e Bob Dylan – Storia della canzone popolare in Usa di Umberto Fiori. Anche se incompleto il testo ci accompagna nella New York degli anni sessanta, quando essere left non era così oltraggioso come i giorni dei Bush&Clinton ci hanno mostrato e un grande ( ma giovane) Dylan alimentava quei sogni di rivoluzione che hanno motivato ( me compreso) tanti giovani.
Una “citazione” merita il sito di Maggie’s Farm [http://www.maggiesfarm.it/] di Michele Murino. Non so se è il migliore, il primo, il più aggiornato o no. Non lo so, ma in quest’ultimi anni è sempre stato un mio punto di riferimento per approfondire eventuali “ricerche” sull’opera del cantore di Dhuluth. Graficamente si potrebbe fare di meglio, ma i contenuti sono davvero stimolanti. Purtroppo non più aggiornato da molto tempo. E’ un peccato! In lingua inglese merita una citazione http://bobdylandaily.blogspot.it/. Aggiornatissimo e sempre attuale. Però on-line si trovano molte cose interessanti.
Un’ultima citazione merita il bel DVD Don't Look Back, sopratutto l’edizione De-Luxe, del documentarista americano Pannekaker. Il film, girato in bianco e nero, con una durata di poco più di un'ora e mezzo, si basa essenzialmente sulla tournee di concerti che Dylan tenne in UK nel 1965 ed è un bell’esempio di musica pop british vs America folk. MA sono molti i DVD che si possono rintracciare on-line relativi anche a vecchie registrazioni televisive, tornate ora disponibile grazie al digitale e la vendita attraverso internet.
Benedetta modernità!

sabato 27 luglio 2013

The Wire. Jazz, Improvised Music and...Rosso di Montefalco


E’ convinzione comune che con l’arrivo di internet, ma ancora più con la digitalizzazione del mondo, le riviste in carta così come per i libri, siano destinate a scomparire. In parte è vero, però – dall’altra parte – la digitalizzazione dei contenuti hanno consentito ad un totem dell’informazione musicale veramente “alternativa” – The Wire - di rendere disponibile l’intero archivio – al costo di un semplice abbonamento annuo – dei precedenti e rarissimi numeri arretrati. Quindi qual è la domanda? La scomparsa di riviste in carta è più dovuta alla banalità dei contenuti sino ad ora trattati o dall’arrivo di quel digitale che consente – agli stessi contenuti – di essere rilanciati a livello globale senza costrizioni di tempo, reperibilità e – non ultimo – di spesa? Ovviamente non ho risposta, ma sono felice che the Internet Syndicate [ parleremo in futuro del IS ]abbia reso disponibile, almeno per me, l’opera omnia di The Wire.
Pensate che sul The Wire#1, uscito nell’estate del 1982 [ l’Italia vinceva i Campionati del Mondo di Calcio ] già si parlava di Steve Lacy, Max Roach e della Leo Records. Sul secondo Numero Carla Bley e i Rip, Pig + Panic [ chi se li ricorda? Gruppo inglese, erroneamente etichettato come punk, nel quale cantava Nené la figlia di Don Cherry ].
Non so voi, ma in questo caso ( raro) benedico il mio Tablet e mi rileggerò la storia della musica alternativa globale dal basso, ovvero dalle origini. Sarà una calda ma proficua estate.

lunedì 17 giugno 2013

Happy B.Day Joe!

Oggi è il mio compleanno e mi sono fatto due regali, il primo è La Repubblica penale di Antoine Garapon, Denis Salas. Basta leggere qui sotto l’introduzione per non cominciare a domandarsi, ma dove stiamo andando?
La follia demiurgica dei legislatori che tende a disciplinare sempre più minuziosamente ogni comportamento degli individui ha ridotto il cittadino al rango di ospite di una casa di correzione, in cui ogni infrazione, anche colposa, delle regole si configura come crimine penalmente perseguibile.
Ciò ha determinato, fra l'altro, un accrescimento smisurato del potere dei magistrati, oggi arbitri onnipotenti della vita dei cittadini, della politica, dell'economia. Tale processo di criminalizzazione della vita collettiva va avvitandosi su se stesso, assumendo connotati di autofagia: esso si avventa su quei medesimi organi del potere che lo hanno prodotto, e cioè sugli uomini di governo, sugli alti burocrati, sui grandi imprenditori, tradizionalmente coperti da immunità di fatto.
Il ricorso massiccio al carcere - vera e propria abiezione contraria a ogni senso di umanità e antinomica alla rieducazione del condannato (con buona pace dell'art.27 della nostra Costituzione!) - accresce questa somiglianza della vita associata a un bagno penale.
Di qui l'indilazionabile esigenza di concepire logiche sanzionatorie diverse, fondate non già sulla "Vendetta di Stato", degradante e nociva, che oggi l'ingranaggio penale persegue, ma, recuperando principî civilistici, sull'impulso di parte e su "pene utili" alle vittime.
Il secondo regalo è un CD di Fermin Muruza,  Radar FM 1999.2013, preso al Centro Sociale Acrobax di roma per 5 euri! E’ proprio vero che il Buddah dimora nei petali di un fiore come in una cantilena terzomondista di un ribelle Euskadi!
Buon compleanno Joe!

giovedì 30 maggio 2013

Un [sfortunato] Lupo di Montefalco.

Il 22 luglio 2004 Luciano Liboni, un piccolo criminale di provincia, [ Montefalco NdB] sceglie di diventare un anti-eroe uccidendo inutilmente un carabiniere nelle Marche. 9 giorni dopo viene ucciso da un altro carabiniere a Roma. Tra queste due date si sviluppa la costruzione sociale e mediatica di Liboni come folk hero negativo. L’autore la indaga utilizzando il percorso, le fasi e i topoi della invenzione dell’eroe mitico sulla base del modello proposto da Joseph Campbell. In questo caso l’eroe – chiamato il Lupo nei media e nel discorso sociale – si configura come mostro sul confine tra natura e cultura, belva anomica che oppone il zoon al politikon, contenitore in cui il sociale colloca ciô che rimuove e nega dentro di sé.
…bho? Questo l’incipit su Liboni nel numero 1/12 della Rivista Il Corpo. Mi sembra un percorso un po’ complesso e difficile da comprendere; sia per coloro che del Liboni ne hanno sottolineato la su natura criminale, sia per l’altra parte che – in qualche modo – ha voluto vedere nella sua fuga una sorta di liberazione comune da istituzioni oppressive e opprimenti. Run for freedom.
Certo è difficile prendere una posizione senza in qualche modo banalizzare quella opposta. E’ innegabile che il Liboni abbia ammazzato. Tolto la vita. Questo è di per se quell’elemento che lo rende inevitabilmente criminale. E con la sua morte violenta in un  luglio romano non v’è dubbio che abbia ampiamente pagato. La sua colpa mondata - con il massimo della pena, la sua morte.
Dall’altra parte però bisognerà cercare di capire com’è che un personaggio così “improbabile” , violento [post-mortem] criminale abbia eccitato così tanta voglia di libertà da parte anche di quella società civile, soprattutto nei suoi giovani, che era all’antitesi del modello Liboni.
Ancora oggi, quando dico in giro che parte della mia famiglia à di Montefalco, tutti mi citano il famoso Rosso di Montefalco, il Sagrantino e mi parlano di quel criminale che ammazzava tutti. Un po’ generico come riferimento, ma il Liboni, il suo mito, la sua storia, si stanno consegnando al futuro in questa cupa aura di criminale. Che di fatto lo è stato, ma non solo.
Non nascondo di averlo conosciuto, frequentato e - a volte – con lui anche “discusso” e non mi sembra corretto condividere il mio intimo sentimento, anche di simpatia, non solo di rimprovero, per questo sfortunato cittadino di Montefalco, tuttavia sono contento di sapere che un piccolo, ma agguerrito editore si sta impegnando per ri-scrivere il destino del Lupo, con una luce nuova. Il tempo ha sedimentato molto odio e rancore, ora è tempo che del Lupo si conosca il suo branco, i suoi cuccioli e quella lupa difesa e invocata sino alle ultime ore dalla sua morte.
Se vi capita cercate, anche on-line, questo titolo: Luciano Liboni: L’ultimo bandito di Cristiano Armati, Edizioni Red Star Press.

martedì 9 aprile 2013

The day that Margaret Thatcher dies...ovvero l'altro ieri folk!

Ieri tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della scomparsa di Margareth Thatcher. Sicuramente uno dei leader politici più rilevanti del secolo scorso, insieme al dirimpettaio Ronald Reagan, ha rappresentato, per un’intera decade, la figura dell’autorità Governativa ed è diventata, suo malgrado, l’icona del  liberismo sfrenato "contro" lo Stato sociale. Le sue politiche, come quelle di Reagan, di alleggerimento della presenza dello Stato in Inghilterra, a favore della cosidetta libera iniziativa, sono state percepite per anni come repressive. Non è stato così ovviamente, ma la sua natura di grande statista ( che può piacere o no ) ha orientato la vita quotidiana di generazioni di inglesi per decenni, senza che – in nessun modo – le libertà individuali fossero minimamente compromesse.
E’ un po’ la storia di sempre. Si accusano Thatcher & Reagan e Co. di essere stati fascisti e si dimentica che è sotto i loro regimi liberissimi che fenomeni di libertà individuali, come per esempio il punk stesso, sono esplosi. Più è autoritario il regime e meno dissenso sarà disponibile. Chi sa dirmi i nomi di qualche gruppo punk sovietico? Eppure i regimi comunisti sono sempre stati presentati come “liberi”. Oppure movimenti libertari a Cuba? Nulla. Dalla Corea del Nord o dalla Birmania non v’è traccia di opinioni. La Cina? Forget about.
Insomma tutto quel mondo left orientated europeo ha per anni aggredito i cattivissimi Thatcher & Reagan e Co. dimenticando – con coscienza e molta ipocrisia – realtà molto più greve e repressive. Ma comuniste. Ovviamente i molti anni passati hanno addolcito le critiche verso le politiche della Lady di Ferro e adesso tutti i giornali si scatenano nel portarla nella loro area di competenza. Ridicoli! Fuc*!
Io rimango fedele ai miei anni e mi rimetto a palla la canzone di Pete Wilye, The day that Margaret Thatcher dies. Solo per la cronaca, chi scrive, è stato una vittima delle politiche della Thatcher. Quando andai a Londra, meno che vent’enne, pensavo di campare, come tutti gli italiane, sulle spalle dei perfidi inglesi. Attraverso un meccanismo di complicità tra compatrioti, dopo poche settimane di lavoro regolare, una volta licenziati, si poteva pensare di vivere con un sussidio di disoccupazione decente. Il Modulo da compilare era il famoso UB40 e non appena in charge, una delle prime forme di assistenza che la Lady di ferro cambio fù il sussidio. Niente più tutti a tutti. Mi toccò lavorare per campare!
…e se ci pensate bene non è quello che sempre più italiani chiedono ai nostri politici in relazione alle politiche di assistenza per gli stranieri? Si, la Thatcher fù una grande statista e l’Europa intera ne sente la mancanza.
Navigando per la rete alla ricerca di “vecchi ricordi inglesi” mi sono imbattuto su questo blog, www. louderthanwar.com e su un post eccitantissimo: Top 13 anti Margaret Thatcher songs. E’ innegabile che il fenomeno Thatcher generò, negli anni ottanta, un forte conflitto culturale, ideologico e sociale, però – e questa ne è la prova – non fu mai represso e questo nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri che la responsabilità di una sacra libertà individuale porta con se.
Ecco , in sintesi, le tredici canzoni. Bhè, ci crederete. Ho otto singoli su dieci di queste protest song! Che fossi un left radical e non me ne sia mai accorto? 
Navigando per la rete alla ricerca di “vecchi ricordi inglesi” mi sono imbattuto su questo blog, www. louderthanwar.com e su un post eccitantissimo: Top 13 anti Margaret Thatcher songs. E’ innegabile che il fenomeno Thatcher generò, negli anni ottanta, un forte conflitto culturale, ideologico e sociale, però – e questa ne è la prova – non fu mai represso e questo nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri che la responsabilità di una sacra libertà individuale porta con se.
Ecco , in sintesi, le tredici canzoni. Bhè, ci crederete. Ho otto singoli su dieci di queste protest song! Che fossi un left radical e non me ne sia mai accorto?

Enjoy i primi quattro e la lista completa, compresi i video è disponibile QUI
1.CRASS: How Does It Feel To Be The Mother Of A Thousand Dead?
( Bellissimo singolo, bellissima copertina apribile in un nero tetro e grande relatà Punk di sempre!)
2. Robert Wyatt: Shipbuilding
( Canzone noiosa, troppo british nelle parole, ma la storia di Wyatt merita rispetto)
3. Billy Bragg: Between The Wars
( Quando il Socialimo, quello con la S maiuscola rischiò di diventare il vero nemico del fenomeno Thatcher. Un’occasione persa allora. Oggi improponibile)
4. The The: Heartland
( Anche qui un pezzo molto caro agli inglesi, un po’ meno a noi latini)

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