lunedì 17 giugno 2013

Happy B.Day Joe!

Oggi è il mio compleanno e mi sono fatto due regali, il primo è La Repubblica penale di Antoine Garapon, Denis Salas. Basta leggere qui sotto l’introduzione per non cominciare a domandarsi, ma dove stiamo andando?
La follia demiurgica dei legislatori che tende a disciplinare sempre più minuziosamente ogni comportamento degli individui ha ridotto il cittadino al rango di ospite di una casa di correzione, in cui ogni infrazione, anche colposa, delle regole si configura come crimine penalmente perseguibile.
Ciò ha determinato, fra l'altro, un accrescimento smisurato del potere dei magistrati, oggi arbitri onnipotenti della vita dei cittadini, della politica, dell'economia. Tale processo di criminalizzazione della vita collettiva va avvitandosi su se stesso, assumendo connotati di autofagia: esso si avventa su quei medesimi organi del potere che lo hanno prodotto, e cioè sugli uomini di governo, sugli alti burocrati, sui grandi imprenditori, tradizionalmente coperti da immunità di fatto.
Il ricorso massiccio al carcere - vera e propria abiezione contraria a ogni senso di umanità e antinomica alla rieducazione del condannato (con buona pace dell'art.27 della nostra Costituzione!) - accresce questa somiglianza della vita associata a un bagno penale.
Di qui l'indilazionabile esigenza di concepire logiche sanzionatorie diverse, fondate non già sulla "Vendetta di Stato", degradante e nociva, che oggi l'ingranaggio penale persegue, ma, recuperando principî civilistici, sull'impulso di parte e su "pene utili" alle vittime.
Il secondo regalo è un CD di Fermin Muruza,  Radar FM 1999.2013, preso al Centro Sociale Acrobax di roma per 5 euri! E’ proprio vero che il Buddah dimora nei petali di un fiore come in una cantilena terzomondista di un ribelle Euskadi!
Buon compleanno Joe!

sabato 15 giugno 2013

e 'a finestra c'è la morti

Con questo titolo (e il sottotitolo “Pinelli, chi c'era in quella notte”) è da poco uscito un libro delle Edizioni Zero in Condotta  che, in qualche modo, riaffronta la questione della morte di Pinelli”, anzi, come si dice ormai in modo diffuso, dell’anarchcicoPinelli con un occhio particolarmente “documentaristico".
Si tratta di un'appassionata e documentata ricostruzione di uno degli episodi emblematici della dell’inizio della modernità italiana, intrecciato com’è con le cronache e le vicende politico-giudiziarie della madre di tutte le stragi, cioè l'attentato del 12 dicembre 1969 a Milano, in piazza Fontana.
Ne sono autori un avvocato autodefinito anarchico (Fuga) e un componente nell’anno 1969 (con lo stesso Pinelli e altri) di CroceNera Anarchica, e con la collaborazione di Elda Necchi.
Questo libro condensa anni di ricerche e contribuisce a illuminare meglio sia lo svolgimento dei fatti al famoso quarto piano della Questura milanese; sia il più generale contesto nel quale avvennero, tra servizi segreti, politica, depistaggi, ecc..
Particolarmente ricco ed interessante il materiale iconografico presente nel libro. Tra vecchie foto e riproduzioni di improvvisate piantine della stanza dove ha trovato (l’idea de) la morte l’anarchcicoPinelli si respira, indipendentemente da quale parte ci si voglia posizionare, l’aria degli anni settanta.
Cercatelo in libreria, il lavoro di ricerca affrontato dagli autori vale la pena di qualche minuto di particolare attenzione.

lunedì 10 giugno 2013

Elogio [funebre] del cane da guardia sdentato.


…che io mi ritrovi a simpatizzare con BeppeGrillo.it mi sembra una cosa “bizzarra”. Però tutto quest’accanimento nei suoi confronti, da quegli stessi organi di “informazione” che ne incensavano la sua capacità di intercettare la piazza e il saper rappresentare il disagio dei giovani nei confronti del precedente esecutivo di Berlusconi, mi lascia un po’ perplesso.
Sarebbe interessante rivedere su YouTube tutti i commenti dei soliti tribuni liberi e puri, da Ballarò a SantoroTV, dai talk di Rai3 alle tante YouDem TV, per farsi un idea dell’oggi mutato. Insomma, quando in charge era il “nemico” B., BeppeGrillo si rivelava, suo malgrado, l’utile idiota per alimentare una [ finta] voglia di rivoluzione. Ora, dopo un mandato solido e vivo, la sua capacità di rappresentare diventa dittatura, nazismo, comunismo. Insomma si sta riversando oggi, su l’utile idiota di allora, così tanto veleno e cattiveria che – non mi stupirei – porterà tra non molto lo stesso comico di Genova a dar ragione a Berlusconi, quando parlava di stampa manipolata ed a uso e consumo.
Che la nostra informazione sia debole lo hanno scoperto anche in Gabon. Un po’ tutti, ma non la cd “classe politica” che ha tutto l’interesse ad alimentare, con papponi addolciti, un cane da guardia oramai senza più denti, né rabbia. Se ci aspettiamo che anchorman decennali, guardate da quanti anni i vari Travaglio, Mauro, Floris e Vespa sono in TV, possano aver un minimo interesse a rimettere in discussione il loro [comodo e ben retribuito] ruolo di “giornalisti”, allora siamo noi stessi degli utili idioti. E pensare che sono loro quelli che rimproverano le Istituzioni di non consentire un ricambio generazionale. Si è – più o meno - “ostaggi” di questo viziato binomio. Niente informazione “vera” e  poca capacità di rappresentare quella voglia di cambiamento che una illuminata governance politica deve saper accogliere, guidare e non osteggiare e rifiutare.
Non ho soluzioni a questo quadro, né BeppeGrillo è stato in grado – sino ad ora - di proporre qualcosa che non sia “contro”. Una visione nuova, illuminata, non ispirata dagli errori (molto) del passato, ma rivoluzionaria nella capacità di lanciarsi in avanti con coraggio e idee di comunità nuove!
Però anche se adesso dovesse nascere un nuovo De Gasperi, un nuovo Pasolini, un Karol Wojtyła, un chi-vi-pare-politico, finirebbe nel circo mediatico ad azzannare quegli ossi che domatori di sdentati ed imbolsiti leoni gettano, attribuendosi per questo un coraggio e una libertà che non hanno e che certamente NON vogliono.
Keep in touch!

sabato 1 giugno 2013

Luce Fabbri, Noe Ito, M.Luisa Berneri e i tipi della Shake di Milano [ senza Sindaco e TV]

Quindici profili narrativi restituiscono la vicenda biografica e l’azione politica di altrettante donne, da Emma Goldman a Virgilia D’Andrea, da Noe Ito a Maria Luisa Berneri, da Nancy Clare Cunard a Luce Fabbri. Le loro storie sono condizionate in particolare dalle lotte politiche degli anni venti e trenta del Novecento: dall’avvento del fascismo, alla guerra di Spagna alla Seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze. Ripercorrendo la loro esistenza, vissuta con una libertà di schemi impensabile per quegli anni, il libro riconosce in queste “anarchiche” una comune disposizione che le portò volta per volta a impegnarsi in prima persona nelle battaglie politiche e sociali del movimento anarchico e nella lotta per l’emancipazione femminile, confrontandosi ogni giorno con la persecuzione delle istituzioni, i pregiudizi del tempo e in parte con la stessa diffidenza dei militanti.
Queste la piccola nota stampa del volume della Shake Edizioni, Anarchiche. Donne ribelli del Novecento. Sembra una coincidenza ma, a pochi giorni dalla scomparsa di Franca Rame, questi scritti ci danno una chiara luce sulla natura dell’impegno e del disagio che queste donne hanno vissuto quotidianamente sulla loro pelle per essere anarchiche ed emancipate. Erano i tempi "duri" del post "modernismo".
Non mi sembra che nessuna di loro abbia avuto funerali con Sindaci, televisioni commerciali ed Istituzioni a celebrarne la [loro] lotta e l’impegno civile.
Forse perché davvero “scomode” e anarchiche vere? Boh?
Enjoy the Book.

giovedì 30 maggio 2013

Un [sfortunato] Lupo di Montefalco.

Il 22 luglio 2004 Luciano Liboni, un piccolo criminale di provincia, [ Montefalco NdB] sceglie di diventare un anti-eroe uccidendo inutilmente un carabiniere nelle Marche. 9 giorni dopo viene ucciso da un altro carabiniere a Roma. Tra queste due date si sviluppa la costruzione sociale e mediatica di Liboni come folk hero negativo. L’autore la indaga utilizzando il percorso, le fasi e i topoi della invenzione dell’eroe mitico sulla base del modello proposto da Joseph Campbell. In questo caso l’eroe – chiamato il Lupo nei media e nel discorso sociale – si configura come mostro sul confine tra natura e cultura, belva anomica che oppone il zoon al politikon, contenitore in cui il sociale colloca ciô che rimuove e nega dentro di sé.
…bho? Questo l’incipit su Liboni nel numero 1/12 della Rivista Il Corpo. Mi sembra un percorso un po’ complesso e difficile da comprendere; sia per coloro che del Liboni ne hanno sottolineato la su natura criminale, sia per l’altra parte che – in qualche modo – ha voluto vedere nella sua fuga una sorta di liberazione comune da istituzioni oppressive e opprimenti. Run for freedom.
Certo è difficile prendere una posizione senza in qualche modo banalizzare quella opposta. E’ innegabile che il Liboni abbia ammazzato. Tolto la vita. Questo è di per se quell’elemento che lo rende inevitabilmente criminale. E con la sua morte violenta in un  luglio romano non v’è dubbio che abbia ampiamente pagato. La sua colpa mondata - con il massimo della pena, la sua morte.
Dall’altra parte però bisognerà cercare di capire com’è che un personaggio così “improbabile” , violento [post-mortem] criminale abbia eccitato così tanta voglia di libertà da parte anche di quella società civile, soprattutto nei suoi giovani, che era all’antitesi del modello Liboni.
Ancora oggi, quando dico in giro che parte della mia famiglia à di Montefalco, tutti mi citano il famoso Rosso di Montefalco, il Sagrantino e mi parlano di quel criminale che ammazzava tutti. Un po’ generico come riferimento, ma il Liboni, il suo mito, la sua storia, si stanno consegnando al futuro in questa cupa aura di criminale. Che di fatto lo è stato, ma non solo.
Non nascondo di averlo conosciuto, frequentato e - a volte – con lui anche “discusso” e non mi sembra corretto condividere il mio intimo sentimento, anche di simpatia, non solo di rimprovero, per questo sfortunato cittadino di Montefalco, tuttavia sono contento di sapere che un piccolo, ma agguerrito editore si sta impegnando per ri-scrivere il destino del Lupo, con una luce nuova. Il tempo ha sedimentato molto odio e rancore, ora è tempo che del Lupo si conosca il suo branco, i suoi cuccioli e quella lupa difesa e invocata sino alle ultime ore dalla sua morte.
Se vi capita cercate, anche on-line, questo titolo: Luciano Liboni: L’ultimo bandito di Cristiano Armati, Edizioni Red Star Press.

mercoledì 29 maggio 2013

NON Comprateli, rubateli! Fight vs punk that "collect" and don't Protest!


bho? Giro un po’ on-line alla ricerca di qualcosa di stimolante e su ebay strabuzzo gli occhi nel vedere che i 45 giri del (mio) periodo punk hanno raggiunto cifre da “capogiro”. I Peggio Punx a 100 euri? I Wretched a 150? La cassetta dei Negazione, Mucchio Selvaggio, a 75? E’ incredibile my friend! E pensare che la filosofia del pay no more era esattamente l’opposta; ovvero evitare ogni forma di mercimonio e speculazione.
Se questo è quello che rimane di uno dei momenti più belli e veri della storia antagonista del nostro paese, allora capisco sempre più come sia stato possibile che ferventi rivoluzionari, eccitati agitatori ed intellettuali “liberi” si siano messi a disposizione del Sistema invece di combatterlo. Da satiri a giullari di corte!
NON COMPRATELI, ANZI…RUBATELI! Real punk will never die!

giovedì 9 maggio 2013

Ciò che resta del fuoco - COntro ogni censura e banalizzazione delle idee!!


Oggi, Giovedì 9 maggio a partire dalle ore 21.30 il Teatro Argentina spalanca le porte ad una lunga notte dei libri, una chiamata collettiva per restituire voce e immagini a quella straordinaria letteratura che i nazisti hanno provato a cancellare con i roghi cominciati a Berlino negli anni ‘30. Come una diga per contenere la scomparsa dei libri e con essi delle storie e dei linguaggi, per non dimenticare e per ricordare: il 6 aprile del 1933 l’ufficio stampa per la propaganda dell’ Associazione studentesca tedesca annunciò una campagna generalizzata contro i libri “ebraici” che “infettavano la nazione tedesca”.
Tra l’idea di bruciare libri a quella di demonizzare le opinioni alcuni, nel mezzo, c’è la banalizzazione del pensiero, l’indebolimento delle convinzioni, la non-qualità dei concetti e dei ragionamenti. Nei giorni d’oggi, hai sessanta secondi per far comprendere, tra Ballarò, PortaAPorta e menate televisive varie, non è importante esporre un concetto, ma essere in televisione. Presenza inutili, ma  - soprattutto – inefficaci.
Dall’iconografia del banale, alla banalizzazione delle icone!
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