martedì 11 gennaio 2011

American Anarchy in 2011...as usual!


Mi fa: "Lei è anarchico?". Rispondo: "…Anzitutto di quale anarchismo stiamo parlando? Pratico, metafisico, storico, mistico, astrazionista, individualista, sociale? Da giovane", gli dico, "ognuna di queste definizioni aveva per me la sua importanza". Così iniziammo una discussione molto interessante, in seguito alla quale trascorsi due intere settimane ad Ellis Island.
Vladimir Nabokov, Pnin

Sono un patriota anarchico, cosa ben strana!”
George Washington

"Tutto ciò che è dannoso per la classe operaia è un tradimento contro l’America (…) Se qualcuno vi dice che ama l’America ma che odia la classe operaia, questi è un mentitore. Se qualcuno vi dice che ha fede nell’America, ma ha timore della classe operaia, questi è un pazzo".
Abraham Lincoln

Tra gli intenditori anarchia significa altro: Libertà e Volontarismo, cioè assenza di istituzione imposta e libero pensiero. Sempre tra gli studiosi a volte si tende a differenziare quello che è l’anarchismo americano tipicamente liberale e facente parte della cultura dell’individualismo radicale nato tra le colonie degli Stati Uniti e l’anarchismo Europeo troppe volte intrinseco di congetture marxiste e socialisteggianti. Negare queste differenze è sbagliato, ma è errato anche non sottolineare le coincidenze e i probabili punti d’incontro. L’anarchismo americano si sviluppò in un contesto sociale politico ed economico completamente libero, la parola governo era più una parola che un fatto. Come ben si deduce dalla storia degli Stati Uniti del 700 il concetto di potere e di governo è sempre stato guardando con sospetto e con antipatia: in primo luogo, si pensava che fosse troppo il potere di cui disponevano i governatori, in secondo luogo, nelle colonie non c’era alcuno spazio per il funzionamento di quei meccanismi grazie ai quali, in Inghilterra, l’esecutivo manteneva disciplina, controllo e stabilità nella sfera politica.

Se siete ancora interessati, potete continuare a leggere ed approfondire/:/ http://www.instoria.it/home/anarchismo_americano_europeo.htm

venerdì 7 gennaio 2011

2011...anc charts!

Anno nuovo, post nuovo! Intanto auguri a tutti!...come spesso capità ad inizio anno si fanno le classifiche del X più bello, o Y più brutto…cosa Z mi è piaciuto di più e cosa K di meno…ovviamente io non mi sottrarrò da questo giochino ( anche se il mio amico Luca è un must in questo! Visitate il suo Blog! ). Però dedicherò la mia attenzione ai cinque link che più mi hanno impressionato ( ovviamente sono strettamente personali) e che frequento con più…frequenza!
Al quinto posto il blog dell’ Alternative Tentacles. Notate bene il blog, non il sito! Il blog [non] è spesso aggiornato e Jello Biafra la fa da padrone. Interessantissimo e divertente il suo message to barak Obama così come la possibilità di scaricare molto punk direttamente dal sito della AT. Well done Jello…sarà perché sono cresciuto a pane e Dead Kennedys, ma rileggere anche i vecchi post mi eccita! E le vecchie interviste dei Kennedys sono sempre so cool!!
http://alternativetentacleshq.blogspot.com/
Al quarto posto The Sound Projector Music magazine & Radio Show. Questo link è per tutti coloro che ahnno seguito il percorso del punk dai Sex Pistols ai Crass, fino a Current 93 ed ora tutto ciò che è Industrial [ ma non solo!]. tonnellate di informazione, MP3, radio show…tutto in download e una giungla di nuovi suoni nei quali perdersi…non c’è niente del genere in rete e presto ( questa è una mia previsione ) di Sound Projector se ne parlerà molto…ma molto!
http://www.thesoundprojector.com/quotes/
Al terzo posta…bhè, la mia passione…come si può essere militanti liberali ed ammiccare senza vergogna a fenomeni american-socialist come The Mother Jones web page. Visitate il loro blog ( in inglese) e rendetevi conto da soli quali sia la differenza tra Repubblica, Espresso, L’Unità e altri giornali di sinistra italiani e il modo pragmatico, ma attivista, di perorare gli stessi ideali in modo meno fazioso e miope. Long life to mama jones!
http://motherjones.com/mojo
Al secondo…un altro Socialista! Billy Bragg!! Anche se è un sito commerciale…è sempre aggiornato, fatto bene e ricco di british socialism. Se Orwell fosse ancora vivo sarebbe un assiduo frequentatore. Poi, molti dei Cd sono a prezzo stracciato e la pagina activism superba! Avevo poco più di vent’anni la prima volta che comprai un album di Billy Bragg e vedere che i suoi capelli brizzolati non hanno minimamente ridotto la sua voglia di impegnarsi…beh, rafforzano la mia convinzione che prima o poi dovrò…scendere in campo!
Al primo posto…la mia vecchia passione! L’Italian Hard Core…il punk Italiano!! Erano gli anno ’80 e i Wretched pubblicavano un 45 giri dal titolo “In nome del loro potere tutto è stato fatto per diostruggere il mondo che ami”…credo più o meno sia questo il titolo! Era dinamita a mille lire!!! Wowowow! Nel tempo questa magia si è persa, ma il blog RadioMolotov è fantastico! Aggiornato quotidianamente rimane l’unica FanZine ( anche se digitale) che ancora sembra avere quello spirito…per gli amanti [ come me!] del Punk italiano…ma anche per coloro che cercano ancora vero ( e naive) entusiasmo! PunX will never die!
..and the winner is...http://radiomolotov.blogspot.com/

giovedì 23 dicembre 2010

Xmass 2010

...è Natale, o quasi...poche ora ancora e saremo tutti più buoni...come ci auguriamo ogni anno e come non sarà ( se anche ci dovesimo riuscire) per non più di un paio di giorni...comunque è Natale e a natale si fanno gli augui...e quindi Liber-Auguri a tutti, Punk-Auguri, CRASS-auguri, Leary-Auguri, Psycadelic-auguri, Civil rights-auguri, American-auguri, Lenny Bruce-Auguri, anticensura (quella vera)-auguri, individualist-auguri, FreeJazz-auguri, Pasolini-auguri, Rollins&Biafra-Auguri...keep on, kkepin'on my friends!!

...so, Happy xmass to everyone!

martedì 21 dicembre 2010

American Folk for five european bucks!


Ambizione. È la prima parola che viene in mente ascoltando quest'ultima fatica di Anaïs Mitchell, folk singer americana da qualche tempo accasata alla Righteous Babe di Ani Difranco. Si tratta della trasposizione in chiave folk del mito classico di Orfeo che, impazzito per la morte della sua amata sposa Euridice, decide di andare a riprendersela nel regno dei morti. La Mitchell, però, non si accontenta di mettere in musica questa storia, ma la ambienta – in modo vago come può esserlo un sogno – nell'America degli anni Trenta: l'America di Little Orphan Annie e della Grande Depressione; l'America del New Deal e di Franklin Delano Roosvelt.
Ne esce una folk opera resa efficace, oltre che dalle canzoni e le musiche composte tutte dalla stessa Mitchell, dalle orchestrazioni di Michael Chorney e la produzione di Todd Sickafoose (già con Ani Difranco e Andrew Bird). Oltre alla fragile e toccante voce dell'autrice, a dare valore alle composizione è la pletora di ospiti più o meno noti al grande pubblico che ha chiamato a raccolta. Ad Ani Difranco si sono aggiunti Justin Vernon/Bon Iver (nei panni di Orfeo), Greg Brown (la cui voce cavernosa dà vita in modo straordinario al personaggio di Ade, basti ascoltare Hey, Little Songbird e His Kiss, The Riot) e Ben Knox Miller (Ermes).
La sforzo compositivo è elevato e la stessa Mitchell racconta che questo progetto ha cominciato a prendere forma nella sua testa già nel 2006, ma si è portato a compimento solo recentemente, quanto è riuscita a far uscire di bocca le proprie canzoni a molti dei suoi miti del mondo indie-folk di oggi. Emerge ovunque l'amore per il folk e per questi interpreti, con una cura non così comune per ogni sfumatura della composizione (basti ascoltare l'intricata struttura in rima dei brani).
...e tutto questo per cinquei euri in un mercatino di Roma. Mentre Antonello Venditi era venduto a ventidue! Great deal Andrea!
informazioni disponibili in rete]

sabato 18 dicembre 2010

Hello Captain! Back in town#2


Back in town, once again! Il blog ha avuto una breve pausa, ma tra uno sciopero a Madrid e un servizio di sicurezza quasi "nazista" a Tel Aviv non ho avuto modo di seguire molto questo seminale [ ma sempre più visitato!] mio diarioelettronico.
Della vita degli e negli aeroporti magari parlerò un pò più avanti e delle italoite situazioni, così come appaiono nel resto del mondo...beh anche. Vi accenno solo a come i network televisivi globali hanno illustrato la manifestazione degli studenti contro la riforma Gelmini ( o contro la non caduta di Berlusconi?): Blast the shame!
Invece le poche righe le voglie spendere per un mio "amico", anche se mai conosciuto e mai frequentato, che in queste ultime ora ci ha lasciato. Mi riferisco a Don Van Vliet, ovvero Captain Beefheart. Il "capitano" fa parte di quelle persone che hanno, in qualche modo, indirizzato la mia curiosità e fatto crescere un costante senso di disagio dinnanzi all'ordinario, alle cose "ovvie", alla normalità dell'esageratezza...insomma al quotidiano reso banalmente "straordinario". Con Sun Ra, John Coltrane, i CRASS, Albert Ayler, Kevin Ayer, Henry Rollins e tanti altri Freak il "Capitano" è entrato a pieno titolo tra coloro che sull'ipoteica astronave diretta verso ipotetici e fantomati pianeti-solitari, porterei volentieri con me.
So long Captain, have a nice trip!
PS. sulla pagina on-line di Mojo magazine un bel tributo al "Capitano"

giovedì 9 dicembre 2010

Roma e Romani#2

Marcello Fraioli è un artista. di vecchio stampo, di quelli che nelle foto in bianco e nero deglia anni sessanta ha sempre i capelli spettinati. Negli anni settanta lo avreste visto vicino ai Jacobites e non certo a pogare nel mezzo di un wild bunch punk! Negli anni ottanta, mentre tutti impattivano per la New Wave, sicuramente lo troveremmo a dedicare del tempo a vecchi dischi di Gabriella Ferri. Gli anni novanta ideali per nascondersi da vecchie nostalgie. E il nuovo millennio? C'è tempo per il futuro, ora bisogna svegliarci dal passato e nel passato!

Roma paga ancora una volta il suo tributo di artisti all'indifferenza e all'anonimato commerciale. Ma chi se ne frega....semo gente de' Roma! Presto una breve intervista del Fraioli su questo blog...but have a look on cybespace for Fraioli! Enjoy!

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