venerdì 19 novembre 2010

Doc is back!


Doc Savage, l'eroe pulp per antonomasia, potrebbe tornare sul grande schermo in un film scritto e diretto da Shane Black.
Black, noto per essere lo sceneggiatore dei film della serie Arma Letale, di Last Action Hero e di Kiss Kiss Bang Bang nel 2005 (di cui è stato anche il regista), ma che ha anche ricoperto piccoli ruoli come attore (è l'operatore radio e soprattutto la prima vittima in Predator), si siederebbe (secondo Variety) sulla poltrona di regia con alle spalle la produzione di Neil Moritz e Ori Mumor e soprattutto della Columbia. Il film è previsto per la fine del 2011.
Matt Tolmach, co-presidente della Columbia Pictures, ha affermato che: "Doc Savage è un'icona, un personaggio dalle infinite possibilità, che può essere scienziato, medico, avventuriero, inventore, esploratore e ricercatore" e ha ricordato che stanno già lavorando su un altro personaggio classico come Green Hornet.
Resta da vedere se l'ambientazione scelta sarà quella degli anni '30 o '40 o se invece si cercherà di modernizzare il personaggio.
Doc Savage (soprannominato l'Uomo di Bronzo) è uno dei più famosi eroi dell'epoca dei pulp magazine degli Stati Uniti ed è stato creato nel 1933 da Lester Dent, Henry Rolson e John Nanovic. Dent lo descrisse come un mix di molte qualità (tutte ai massimi livelli) tra cui quelle di Sherlock Holmes, Tarzan e Abramo Lincoln. E quando queste non bastano per sconfiggere gli avversari utilizza dei "gadget fantascientifici".
Dopo un'iniziale pubblicazione durata fino al 1949, le sue avventure sono state ristampate più volte. In tempi recenti nuove avventure sono state scritte da Philip Joseph Farmer e soprattutto da Will Murray.
Negli anni Doc Savage è stato adattato per i programmi radiofonici e per i fumetti (con serie per la Gold Key, la Marvel, la DC e la Dark Horse).
Del 1975 è invece il film Doc Savage: The Man of Bronze prodotto e diretto da George Pal e interpretato da Ron Ely. La produzione ebbe pochi fondi a disposizione e il risultato fu un insuccesso di critica e di pubblico. Un seguito venne annnunciato un nuovo progetto (in cui doveva essere coinvolto Farmer), ma non se ne fece nulla; come non giunse in produzione un progetto di remake in cui era coinvolto Arnold Schwarzenegger.
[tratto da www.fantascienza.com]

Lennon goes Punk


La vita di John Lennon è qualcosa che appartiene a tutti; con i Fab Four è entrato nell’immaginario quotidiano di ognuno di noi. Musicista completo ( ma meno pop di Paul!) e attivista dei Diritti Umani quando questo non era così trendy come in questi giorni, John Lennon ha lasciato un eredità musicale post-Beatles un po’ frammentata. Successi globali come Images vengono compensati con mezzi fiaschi del tipo di Some Time in New York City. Settimo album solista di Lennon ( sfido un po’ chiunque di voi a ricordarsi tutti gli altri!) passa nel firmamento della cultura pop come una cometa. Anonimo, incoerente, musicalmente disordinato [ per i più ] Some Time in NYC riletto ora si presenta come un Manifesto dell’attivismo musicale. Un ( suo malgrado) prototipo die quei concept-album che il movimemto punk elaborerà più di 20 anni dopo.
L’album è permeato dai profumi “acidi” del Greenwich Village dove John e Yoko si trasferirono negli anni ’70 e subito le tensioni politiche di quegli anni diventarono il ritmo quotidiano della vita del Fab-Duo! Jerry Rubin e Abbie Hoffman condivisero con Lennon la campagna anti violenza post Attica e furono sensibilizzatori per l’ingiusta detenzione di Angela Davis. L’impegno dei due non passo inosservato alle autorità americane che cercarono anche di espellere Lennon e Ono dagli USA.
In questo clima Lennon recluterà una seminale band ( Elephant’s Memory Band ) e inizierà ad incidere diverse canzoni dal piglio combat. L’idea era quella di continuare a sottolineare il disagio sociale in atto in America in quegli anni usando la sua popolarità e la sua musica. Some Time In New York City fu confezionato in modo che la copertina sembrasse la prima pagina di un giornale che riportasse come titoli delle notizie i brani sul disco, scatenando però, ancora una volta, dei problemi di censura a causa di un fotomontaggio di Richard Nixon e Mao Tse Tung che ballavano nudi insieme. (La foto venne coperta con un adesivo nelle ristampe successive).

L’album appare oggi magnifico e la sua disomogeneità attuale. Mentre non è attuale l’indifferenza e l’omogeneità – in termini di generale indifferenza appunto - della cultura attuale europea. L’attivismo anti sistema è fine a se stesso; teso più a valorizzare la visibilità dei contestatori che non le motivazione del contestare.
A buon inteditor…

martedì 16 novembre 2010

American [Still] Splendor


Harvey Pekar è stato un uomo fortunato. Da invidiare (almeno per me!). E’ riuscito nella vita a fare quello che veramente voleva e gli dava piacere, pur partendo sfavorito da una sua attitudine nerd! Lavorava in un negozio di fumetti – e gli piaceva!-, e diventò famoso scrivendo fumetti. E che fumetti! Mentre negli anni settanta la Marvel comics e la DC comics se le davano di santa ragione nel loro mondo oversizes dei super eroi, Harvey cominciò a guardare alla sua vita come un’avventura, un odissea quotidiana fatta di americanismo e illusioni yankee, di quotidianità e banale rappresentazione di ogni istante. Per uno Spiderman che ci salva da una turbina nucleare che stà per piombare su Central park in NYC, c’è un Harvey che vince un'aspra battaglia contro una scortese commessa di un super mercato, che lascia passare vanti i suoi amici alla cassa. L’ingiustizia del banale sconfitta dal più banale delle vittime; l’uomo quotidiano medio americano di una provincia media, in un anonimo e meno-che–medio piccolo paese. Quei piccoli puntini sulle mappe delle blue higway, le strade che non portano a niente e che dal niente ripartono nel cuore dell’AmeriKa.
Insomma Harvey è il nostro super eroe. Solo contro tutti e tutti ( loro malgrado) contro di lui. Anche il cancro che – prima nella lunga serie nella sua serie America Splendor, poi come graphic novels – viene affrontato e narrato nella sua manifestazione quotidiana. Non Doctor Doom, ma un linfoma. Ecco i nemici di Harvey.
La riscoperta di un vecchio volume di ristampe dell’intera opera di Harvey “American Splendor” ( acquistato via posta negli anni 90, quando non c’era ancora Amazon.com ) è l’occasione per approfondire la lirica americana un grande fumettista, circondato da amici veri – su tutti Robert Crumb –, e per scrivere queste poche righe sul mio blog.
Harvey Peker è morto questa estate e nessun giornale italiano ne ha parlato. Ma harvey non è morto di cancro perchè - almeno in questo - Harvey è stato un vincente and the rest can goes fuck!

Diritti&Piagnoni...this is Italy

Dopo una breve tournee professionale in giro per l’europa, tra una clinic Ginevra and una troubled Istambul, faccio in tempo a tornare a Roma per vivere l’effetto della liberazione di Aung Suu Kyi in Birmania nel nostro civile paese sempre così attento ai problemi dei diritti umani e dei diritti in generale. Tuttavia a leggere i giornali e guardarci la nostra televisione sembra che la cosa ci riguardi solo in parte e che la macchina della censura italiana sia invece iper attiva nel censurare (?) Saviano & Fazio nel loro ( super pagato) Show su Rai3. Almeno a sentire loro e i politicanti del piagnisteo facile…boh?
Poche ore dopo, nel rigodermi la mia città, faccio un giro per il centro e mi imbatto in una manifestazione, supportata da Nessuno tocchi Caino per la difesa dei diritti fondamentali delle comunità cinesi praticanti del Fulan Gong. Una antica pratica orientale particolarmente attenta ai valori della verità, compassione e tolleranza, molto radicata in Cina da secoli. Perseguitati sin dal 1999 i credenti di questa filosofia finiscono sempre più spesso in campi di lavoro forzato e iniziati a programmi di riabilitazione in puro Communist Style. Per saperne di più basta cercare in Internet, che – ancora una volta – si dimostra lo strumento massimo di libertà, partecipazione e conoscenza.
Ebbene, neanche a questa manifestazione si è vista una troupe televisiva di Report, di AnnoZero, di Mi manda Raitre….insomma ci risiamo; la banalizzazione dei diritti umani, del termine “Censura”, della paura del “bavaglio” lamentata dai soliti noti offende e umilia coloro che nel mondo davvero soffrono di questa forma di privazione e certo non si battono con forza per aumentare il loro share televisivo, ma semplicemente – sembrerà banale ai Fazio’s, Santori, ai guzzanti-3-guzzanti, Travagli&Saviani vari – per la loro vita e la loro libertà d’espressione.

Banale nè?

sabato 6 novembre 2010

CRASS Story...grab it!

"Non chiamateli hippie e nemmeno punk: loro sono i Crass"
Inghilterra, 1977. Mentre nelle città divampa il fuoco della ribellione, un cottage dell'Essex diventa il quartier generale dei Crass, artisti e pensatori radicali che danno vita all'anarcopunk. Non un semplice genere musicale, ma un movimento e una filosofia basati su vita in comune, veganesimo, anti-razzismo, performance, iconoclastia, femminismo, pacifismo e anarchia. Storia della band che ha attaccato l'establishment politico e musicale e definito l'etica punk del fai da te, fondando l'omonima etichetta e producendosi i dischi. E in breve tempo arrivò a vendere più degli AC/DC. La storia dei Crass racconta l'altra faccia del movimento rivoluzionario che ha ispirato un'intera generazione e centinaia di emuli soprattutto in Italia [ Franti e Wretched su tutti] e in Germania, ed è ben lontana dall'esaurire il suo potenziale sovversivo.
[dal sito di Shake Edizioni]

venerdì 5 novembre 2010

ZART ART!



L'autoproduzione è da sempre un mio "pallino". Quando nel 1977 il fenomeno punk esplose ed implose, lasciò dietro di se molte polemiche e poche convinzioni, però, una su tutte: se si vuole abbattere il sistema bisogna farlo da dentro, a cominciare dal sistema-mercato. Ed ecco che fiorirono centinaia di etichette indipendente, fenomeni cone Rough Trade e il Do It By Yourself movement. Cito spesso l'apice di questo movimento, cioè il fenomeno CRASS, ma - come detto- era solo la punta di un'enorme montagna (volutamente) sommersa che per decenni ha fatto circolare le proprie idee in modo veramente libero, evitando ogni forma di mercimonio. Era un cosa corretta? Non lo so...sarebbe esistito Pasolini senza Garzanti?...non ho le idee chiare su questo punto, però mi affascinava, e mi affascina ancora l'idea di una vera e solida libertà a nostra disposizione, se la vogliamo...e ciò alla faccia dei piagnoni dei Santori, Guzzanti-3-Guzzanti e altri soloni dal lamento (superficiale) facile, che "barattono" il valore della libertà con la loro capacità di lucrarci sopra.
Una prova provata di questa libertà espressiva sono i tipi della ZART Edizioni Liberi che si presentano sul mercato con una prerogativa unica: l'unicità delle loro opere, non i termini di proposta culturale, ma di vero e proprio prodotto. I loro fumetti sono stampati anche in copie uniche e questo gli da un valore di unicità di prodotto che li avvicina più al mondo dell'arte che non del comics, che - per sua natur -è un prodotto di commercio.
Ma questo non vuol dire che non sia "artistico"!

lunedì 1 novembre 2010

Obama's [iced] Tea


Siamo arrivati alle elezioni di midtime in Amerika e l'entusiasmo post-Obama già scemato, e questo in poco meno di due anni. Da una celebrazione mondiale ( premio Nobel per la Pace compreso!) ad una (prossima) mezza disfatta in arrivo. Perchè non importa se siano i Democratici o i Repubblicani a vincereo meno questa tornata elettorale, la cosa più importante è che si è spento il "sogno americano" legato al Presidente progressista. Un nero al "governo del mondo" è stato un bel sogno, ma...
Ma questo è il punto: l'America è si il paese dei sogni realizzabili, ma alla base ha quel pragmatismo che fa si che gli stessi sogni diventino realtà, e lo fà con quei meccanismi che lo stesso Obama stà cercando di demolire.
La l
ibertà americana è basata sull'individualismo, e - che piaccia o meno - è quell'elemento in più che rende la società americana più libera di quella europea. In America il cittadino americano è al centro della Società e la politica ne asseconda i desideri, le ambizioni e lo incoraggia. In Europa è l'inverso: la politica ( con le sue "Istituzioni" ) cerca di guidare, assecondare e indirizzare la vita dei suoi cittadini.
In Italia questa invadenza è ancora più pressante e becera. Provate a pensare all'idea di un "Governo tecnico" che aleggia sulle nostre teste. Cioè, "loro" decidono che a governare non va più chi è stato scelto dal popolo, ma può anche andare chi è scelto dai partiti! E ciò nell'interesse dell'Istituzione, non ei cittadini!
PS: Obama perderà, e perderà male. Ma la preoccupazione peggiore è che dopo la delusione di un sogno infranto, subentra la frustazione e, spesso, anche il rancore.
Keep on eye on!
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