martedì 5 aprile 2016

Punk do Brasil...

…non so il perché, ma faccio fatica a combinare le parole punk e Brasile. La visione che si ha della musica brasiliana e tutt’altro che ribellistica. Certo non bisogna per forza aumentare il volume dell’amplificatore per essere punk, ma certamente una batteria che spacca, un basso che pompa e una voce che graffia sono gli elementi per accostare un qualsiasi suono -  e di conseguenza anche le parole, ad una cultura ribelle.
Lettori più “acculturati” mi potranno ribattere che c’è molto più [ cultura ribellistica ndr] nella forza delle parole, che non in una manciata di accordi suonati veloci. Vero!
….pero voglio segnalarvi questi The Pessimists da San Paolo, in Brasile…testi in portoghese, suono un po’ post-punk e struttura proto-punk! Un trio basso, chitarra e batteria!
Cosa dire, se non un condividere con voi un semplice massaggio…sarà la globalizzazione, il WTO, l’International Trading approach, ma l’idea che a San Paolo del Brasile dei ragazzi ascoltino Ramones, Sex Pistols e Clash e altro dopo una partita di fùtbol sulla spiaggia mi fa…incaz**re!
Sono invidioso…chiamo i miei amici e mi organizzo un calciotto-punk!
Viva Joe Jordan, viva Spadoni e Viva i Bloody Riot!

giovedì 24 marzo 2016

GENERACION SUICIDA. Vecchio punk da LA



Voi miei fedeli e pochi lettori sapete che il punk su questo blog non solo è di casa, ma è una colonna – i termini di contenuti, dell’attività ribellistica del blog stesso. Anche se non né accenno con costanza surfando nella rete mi imbatto in un mare magnum di iniziative che si possono classificare – anche se spesso in forma superfiale, come “punk”.
Magari un giorno troverò il tempo per scardinare il concetto di “punk” così come si è evoluto per ricondurlo ad un ortodossia il più possibile aderente al messaggio rebel. Questo ovviamente non in modo edonistico, né meno che mai di moda, come in questi ultimi anni sembra essere stato consolidato.
Dopo l’orgia del meglio morire giovani che invecchiare così, proclamato da dinosauri de punk dei giorni d’oggi si è un po’ perso quell’approccio del question authority che dovrebbe essere un modo di vivere di qualsiasi punk. Con o senza giubbotto di pelle!
…comunque ci torneremo sopra, ora solo poche righe per segnalare un combo punk veramente “che spacca”. Generacion Suicida. Gruppo HC di Los Angeles, vecchio stile. Grande stop and go! Testi in spagnolo, ritmo HC, suono pulito e decisamente DIY.
Cercateli un po’ ovunque online, io vi giro il loro sito su bandcamp!
Punk will never die!

martedì 22 marzo 2016

The Albert Ayler story...to be told!

Già è molto difficile parlare di Jazz, visto che quest’espressione di musica afro-americana non appartiene al tessuto culturale europeo, addirittura promuovere la cifra stilistica di Albert Ayler è, se non un azzardo, un audacia! In alcuni precedenti post avevo accennato alla preparazione di un libro/pamphlet sul sassofonista di Cleveland, sulla sua misteriosa morte e di come, nella costante ricerca di un suono che non sia omologato e che lo affranchi da schemi melodici e strutturali, in qualche modo abbia promosso quegli atteggiamenti di rottura che anni dopo troveremo nel Punk! Ayler è – per motivi che ignoro, ritenuto una sorta di comprimario difficile. La sua linea avanguardistica sempre nascosta nell’ombra di John Coltrane, l’anima spirituale ostica, poiché nei dischi espressa più per la sua rabbia che non la gioia. Un atteggiamento spesso austero lo ha allontanato dai media del tempo. Se si pensa che la BBC – dopo aver filmato circa 30 minuti di video, ha ritenuto di doverlo "bruciare" e non diffonderlo vista sia la difficoltà del suono che la poca copmprensione dei temi trattati nell’intervista.
Tra le molte dichiarazioni su Ayler la più divertente è senza dubbio quella di Dan Morgenstern, su Down Beat: “A Salvation Army band on LSD."
Tutto questo pre segnalare – e perché no, promuovere una sorta di best of della ESP Disk “The Albert Ayler Storycon circa 66 brani e un interessante libretto in PDF, scaricabile per pochi euri sul sito della stessa ESP.

lunedì 21 marzo 2016

Non credo alle rivoluzioni dei Likes di FaceBook!

Sempre vestita in un austero abito nero, il viso incorniciato da un colletto di pizzo e cappello nero, di modesta altezza e spartana nella sua immagine pubblica.  Mother Jones fù una combattente senza paura nel difendere i diritti dei lavoratori, in un America fortemente indirizzata verso un proto-liberirismo sfrenato. Fu etichettata come "la donna più pericolosa in America" da un procuratore distrettuale degli Stati Uniti. E forse non si sbaglio.  Mary Harris "Mother" Jones divenne famosa per le sue splendide ed incisive qualità di oratrice. I suoi sermoni, comizi, ma anche invettive e critiche, furono come “armi” durante le proteste dei minatori americani ( la maggior parte dei quali emigranti europei!) all’inizio del ventesimo secolo. Folle enormi ascoltavano le sue parole, pine di grinta e rabbia! Irish blood!
La sua voce aveva un grande potere di trasporto. La sua energia, il suo coraggio e la passione per i temi dei diritti civili dei lavoratori e dei diritti delle loro famiglie – concetto innovati nell’America degli anni venti, spinse le stesse donne dei workers, mogli, madri e figlie, ad impegnarsi nelle diverse e – spesso – pericolosa battaglie!
Un suo commento al rischio di essere di nuovo arrestata lasciò un “debole” sindacalista sorpreso: "Sono stata in prigione più di una volta e mi aspetto di andarci di nuovo. Se sei troppo codardo per combattere, combatterò da sola".
In un momento dove l’Europa si piega sempre più ad interessi di “gruppi di potere” , identificati non in base alla capacità di rappresentare gli interessi dei più, ma bensì dei pochi, molto influenti  e spesso più ricchi, mi manca una figura così solida. Una figura che, nei modi, nei comportamenti, ma – soprattutto, negli esempi di vita, sappia indirizzare, o almeno ipotizzare, una visione diverse della nuova forma di collettività. In fondo Europa, Italia, Roma, Portunese, noi tutti non siamo altri che espressione di comunità, dove l’obbligo di una reciproca assistenza, ma anche di una fattiva forma di collaborazione e contribuzione all’esistenza della stessa comunità, è la base per una naturale dignitosa sopravvivenza.
Quando pochi si avvalgono – per interessi edonistici del lavoro di altri comincio a preoccuparmi!
Non era così prima della Rivoluzione Francese? Abbiamo bisogno di altre Bastiglie?
Non lo so, quello di cui però sono certo che se ci fossero stati FaceBook, Twitter e altri social del Caz** non avremmo avuto folle ad ascoltare Robespierre, né tantomeno Mother Jones e non ci sarebbero state sicuramente sollevazioni!
Non credo alle rivoluzione dei Likes su FaceBook.
We miss you ( wherever are you now) Nex-to-be Mother Jones

lunedì 7 marzo 2016

Ono, Porta Portese e Buddha

...andare in giro per Porta Portese a Roma, perdersi tra i banchi di qualche svuota-cantine ( a dire il vero sempre più rari!) e imbattersi in un mucchietto di libri vecchi, decisamente vecchi, in inglese. Pieni di polvere e con i risvolti ingialliti. Case editrice improbabili, anche perché sconosciute con dei titoli assurdi. Poi, però, come dico spesso il Buddha si rivela nella sua naturale essenza, ci porge la possibilità di una via nuova, ma non forza la mano. Lascia a noi la scelta e pochi euri diventano la “possibilità”. Sotto una decina di libri fotografici su NYC, America e the Growing forest in USA, decisamente più appetibili per i clienti del mercato popolare, intravedo la parola Yoko ono e – come in un campo di grano il germogliare di pochi papaveri è un momento “magico” – piccoli tesori emergono.  The Playboy Interviews With John Lennon and Yoko Ono: The complete texts plus unpublished conversations and Lennon's song-by-song analysis of his music del 1980, Yoko Ono: Between the Sky and My Head del 1999 ed anche The Last Interview: John Lennon and Yoko Ono relativa ad un intervista del 1980, già pubblicata su PlayBoy, ma  mai completamente “sbobinata”.
In tutto 9 euri. Il costo del biglietto per il mio viaggio verso un mid-term Nirvana è decisamente economico. D’altronde non si dice che i soldi non fanno la felicità?
Hi! My name is John Lennon
I’d like you to meet Yoko Ono.
Vi basta come Presentazione?

martedì 1 marzo 2016

40 anni e non sentirli. O forse si! Fuc*!

Ancora in ritardo! In giro per il mondo per lavoro e lontano dal mio blog! Fuc*! Berlino, Tehran, Varsavia, ma anche Milano e Bolzano. Sono stanco ( anche di continuare a promettere a voi – sempre meno lettori, il re-styling del blog. Ma credetemi ci siamo!).
Però tra aeroporti e stazioni e noiose halls di hotel ho avuto modo di leggere molto e tra questo “molto”, tanto era riferito al quarantennale del punk! Wowowowow…quante celebrazioni per questi “vecchietti” punk e pensare che proprio i Sex Pistols lanciarono il loro singolo God Save the Queen nel contesto del Giubileo! Fu un atto di provocazione, non certo di festa! Comunque quarant’anni sono passati e “noi” siamo ancora qui e – cosa più importante, lo spirito è lo stesso! Certo mi sento più a mio agio in un centro sociale romano con i miei coetanei Bloody Riot che – con enorme sorpresa – riescono, non solo a riempire l’ACROBAX di Roma ma anche a farsi seguire nei loro slogan No Eroina, Contro la Stato da giovani ventenni che conoscono tutte-dico-tutte le loro canzoni, che non in noiosi dibattiti di improvvisate librerie “contro”. Comunque quarant’anni sono passati e interessanti e preziosi dettagli emergono da polverosi archivi.
Nel numero di febbraio di Mojo un bel Punk anniversary special annuncia 30 pagine di “storia punk”. Dodici shots divisi per mese e uno mejo dell’altro. Intersante la pagina sul sound from the street ( April) con riferimento al pub rock, Dr. Feelgood, 101’er di uno Joe Strummer ancora freak. Ma questo è senza dubbio l’humus nel quale il punk inglese si è infettato! Sniffin’ Glue ( devo dirvi che è una fanzine? ) nella pagina di Luglio, La rivolta di Notting hill e la contaminazione reggae nella pagina di Agosto e la storia del singolo Anarchy in the UK nella pagina di Novembre. Interessante, ma anche un po’ triste l’Epilogue con le foto di “vecchi” punk come Glen Matlock, Chris Spedding, Dave Vanian che parlano dei giorni passati.
Bello e ben fatto anche il numero 33 di Vive le Rock magazine. Già per core business questo mensile si occupa si garage, punk e rumori vari, ma l’ultimo numero “celebra” anch’esso i 40 anni della nascita del punk. Non perderò minuti per dirvi che è una rivista 100% punk da pagina uno alla fine. Cercatela! Decisamente divertente.
Ovviamente on-line c’è di tutto, non vi suggerirò pagine web poiché sono davvero centinaia, ma le parole chiavi per iniziare una ricerca di “qualità”. Anche se il sito punk.london website dovrebbe bastare. Comunque andate on line con  40th anniversary punk e…enjoy the party!
Però, da vecchio punk faccio mio lo slogan dei Negazione: Lo spirito continua e festa o non festa….fuc* off!
Keep on, keepn’on!

martedì 2 febbraio 2016

Informazione Libera: Parole nel Pallone: calcio e letteratura a Bologna

 
Il rapporto che unisce calcio e letteratura da oramai più di cento anni ha permesso di parlare di tutto ciò che vive fuori dai bordi del campo (politica, arte, culture) attraverso una sfera rotonda che girando descrive/racconta varie sfaccettature della società. Giganti della letteratura hanno versato fiumi di inchiostro sottolineando l’importanza del “fùtbol” come veicolo per raccontare il mondo: scrittori come Galeano, Soriano, Montalban, Arpino hanno narrato la contemporaneità in opere “letterario-calcistiche” di rara bellezza.
Ma l’elemento più bello
del rapporto che lega parole e pallone sta nel semplice fatto che in tanti l’hanno attraversato giocandoci: da bambini si sono immaginati adulti e da adulti viceversa bambini, dando voce alle proprie passioni correndo appresso alla palla che rotola.
Negli ultimi anni, nel nostro paese abbiamo avuto una diffusione esponenziale di blog e portali web che sono voce a pieno titolo delle tante storie sul calcio e oltre il calcio; in contemporanea si articolavano tante discussioni intorno a nodi come le trasformazioni del tifo organizzato e delle curve, come aveva tracciato già anni fa il “sociologo di strada” Valerio Marchi, fino ad arrivare alle nuove esperienze di sport popolare che sono diventate una realtà diffusa e importante nello stivale che calcia il pallone. In questa edizione di “Parole nel Pallone” scopriremo, insieme a tanti esponenti della sfaccettata sfera calcistica, cosa voglia dire scrivere di calcio di ieri e di oggi, provando ad andare oltre, confrontandoci assieme come attraverso la scrittura possa dare una dimensione diversa ad un’esperienza meravigliosa: quell’eterno ritorno dell’azzuffarsi gioioso verso il gol.

lunedì 1 febbraio 2016

Back on the Punk scene

Non sono di sinistra, questo no! E ovviamente non posso essere di destra. Oggi su Corriere.it vengono mostrate le immagini [ per i turisti! NDR ] della prigione castello di Tobolsk, in Siberia. Costruita fra il 1838 e il 1855, è considerata una delle strutture con il regime carcerario più duro della storia ed in una delle celle venne rinchiuso Fëdor Dostoevskij. Ovviamente parlarne negli anni 70 sarebbe stato un crimine, un eresia e sarei/saremmo stati tacciati di revisionismo. No, non sono comunista. Rimango – come detto spesso su questo blog, un socialista liberale che confuso, inorridito dalla pochezza istituzionale della nostra classe politica e intristito dalla mancanza di umanità di chi ci “governa” ha scelto la via individualista. Francescano, pasoliniano, punk e…anarchico! So what!?
Questo pippone iniziale per dire cosa? Per “lamentarmi di cosa”? Per condividere con voi quale punto? Poca robba, ma mi danno fastidio tutte queste celebrazione relativa alla nascita del punk Rock. Non c’è rivista, patinata o meno, che non si senta in dovere di dire la sua sulle origine del punk. Repubblica.it – dico-Repubblica! E non altri quotidiani, addirittura pubblica un lungo articolo sui 60 anni di Johnny Rotten.
Siamoi fiori della vostra spazzatura”. Ecco il titolo, ma…vaffanculo! Scusate per lo sfogo.
Ma questi “tipi” non hanno più niente del vecchio spirito punk. La rabbia del question authority, il Do-it-by-yourself e la voglia di essere non antagonisti al sistema, ma – almeno non più complici, orai si è accasata in un tranquillo salotto di periferia. In una sana famiglia con figli, cani e veganismo. Nelle grandi città, così come nelle modeste case di campagna, lo spirito si forgia non più sul provocare ( tanto caro a Rotten e ai media on demand ), ma sul riflettere e porre realistiche e misurabili alternative a questo modello di sistema che mostra giorno dopo giorno le ferite del suo fallimento. Pochi giorni fa a Roma c’è stata una giornata punk al Centro Sociale Acrobax con diversi gruppi punk romani. Vedere a 60 anni i Bloody Riot ancora con sangue sano in vena mi ha fatto tornare la voglia di tornare sulla scena.
Ne riparleremo non appena il blog si configurerà come nuova piattaforma ribellistica!
A presto teppisti!
Keep on, keepin'on!

domenica 31 gennaio 2016

Informazione Libera: Riflessioni sull'individualismo. Sapere-Volere-Potere

Individualismo. È stato recentemente pubblicato per i tipi di Les Milieux Libres Edizioni Riflessioni sull'individualismo. Sapere-Volere-Potere di Manuel Devaldès (Soazza/GR - Svizzera, 2015, pp. 48, € 6,00). Dalla quarta di copertina: “Cos'è la società se non la risultante di un insieme di individui? Come può la società avere un interesse (e perché non anche degli appetiti, dei sentimenti, ecc.)? E se potesse avere un interesse, come questo potrebbe essere superiore e antagonistico all'interesse degli individui che la compongono, se sono liberi? [...]
Non possiamo noi, individui, sostituire lo Stato con le nostre libere associazioni? Alla legge generale, collettiva, non possiamo sostituire le nostre convenzioni mutue, revocabili quando sono di intralcio al nostro benessere? Abbiamo bisogno delle patrie parcellizzate fatte dai nostri padroni, quando ne abbiamo una più vasta: la Terra? E così di seguito. Tante questioni che il libero esame dell'individualista risolve giustamente a vantaggio dell'individuo”. L'autore Manuel Devaldès (pseudonimo di Ernest Lohy, Évreux 1875-Parigi 1956) fu uno degli individualisti libertari più noti della prima metà del XX secolo. Collaborò a numerosi giornali anarchici e oltre alle sue Riflessioni sull'individualismo scrisse altre opere sull'antimilitarismo, pacifismo e neo-malthusianesimo.
Contatti:
Les Milieux Libres Edizioni
Borgh, CH-6962 Soazza/GR (Svizzera)
email: lml.edizioni@gmail.com

giovedì 28 gennaio 2016

Pure Dylan, Pure Joy...new blog

Ci risiamo! Ancora la stessa solfa! Bentornati sul blog! Siamo in fase di cambiamento ( ed è vero!). Presto la nuova pagina e una nuova struttura…bla, bla, bla! Ho perso molti lettori in questi mesi, ed è anche giusto. Le nuove forme di comunicazioni liquide esigono velocità, dinamismo e – se possibile! – qualità!
…bhé, nessuna di queste tre condizioni sembra essere stata rispettata dal vostro-semper-vostro Mister Pettini.
Cosa dire…sorry? What a fuc*!
Mentre “lavoro” ai nuovi contenuti [ il blog si occuperà di cultura ribellistica e tradizioni rivoluzionarie! NDR] ascolto in sottofondo un bellissimo disco di Bob Dylan, Pure Dylan, an Intimate look at edito dalla Sony Europa nell’occasione del Tour di Dylan in Europa del 2011. Il CD è disponibile a poco prezzo su qualsiasi e-commerce sito, e – credetemi, è una piccola gemma. Una carrellata di semisconosciute canzoni del Dylan meno commerciale, e più intimistico. Anche se non mi piace questa parola ( intimistico) , alcuni pezzi, come Sugar baby, e anche Born in time, sono davvero pure-Dylan orientated.
Se è vero che il Buddha dimora nei petali di un fiore, ma anche in una economica compilation di Bob Dylan, questa è l’occasione per iniziare il vostro viaggio verso il Nirvana più lontano di ognuno di voi.
Tra l’altro ci sono anche un paio di canzone che si definiscono hard-to-find, anche in questo periodo di super produzione di Bootleg series per Dylan (Comunque gli ultimi due Bootleg Vol.11 e Vol.12 sono due masterpiece di musica ribelle americana !).
Trouble in mind è del 1977, edito con B-side di un singolo del periodo Slow Train are coming ( credo ancora inedito, ma non ne sono sicuro, Spanish Is The Loving Tongue è del 1971, anche qui una B-side, comunque già pubblicata nel 1973 come retro del singolo Watching The River Flow. Siamo più o meno nel periodo del [bellissimo] New Morning.
Bella anche la versione in Digipack…
…sono e rimango un vecchio punk, ma Bob Dylan è uno dei pochi “vecchi” che ha saputo legare le ragioni di una costante protesta con l’intima [!] necessità di una poetica d’amore e non violenta!
…ops, stò perdendo tempo, torno allo scheletro del nuovo blog e…a presto!
PER DAVVERO!!!!

martedì 26 gennaio 2016

Nuove e vecchie idee: da Catilina ai Crass.


Il punk, come molte altre espressioni di cultura ribelle hanno sempre trovato un sereno approdo su questo blog. E la pigrizia con la quale pubblico i miei post, alla quale corrisponde una frequentazione di lettori sempre più diradata, garantisce a questi nuovi pirati una serena latitanza.
Però, a volte capita, che arrivi il momento di lucidare i fucili e prepararsi alla battaglia.
Poche righe per ricordarvi alcuni siti [ o pagine web, decidete un po’ voi! ] dove poter approvvigionare le vostre armi.
Non c’è bisogno di nuovi rivoluzionari, perché le vecchie rivoluzioni non si sono ancora completamente realizzate e immortali pirati sono ancora sul pezzo”. Non so quanti di voi abbiano mai letto i pamphlet della ZonaGrey Alliance [ magari li renderò disponibili in PDF presto, ma devo chiedere la loro approvazione per una disseminazione a-pioggia], ma condivido la loro filosofia che non cerca di stimolare le nuove generazione verso nuove forme di controcultura, ma – di contro, invita questi nuovi giovani a supportare i più vecchi nelle loro in-terminate sommosse.
Il nuovo è un termine che – per forza, si contrappone al vecchio. Ma la cultura delle novità non dovrebbe mai trovare casa nelle tradizioni ribellistiche. La faccio breve l’anarchia non è una novità; è una vecchia idea che non si è ancora completamente sviluppata, perché il nuovo che avanza la banalizza sempre in mille modi ( e sempre diversi).
Il Punk non festeggia quest’anno i suoi quarant’anni, poiché il seme del fuck the system esiste da sempre:  da Gesù Cristo a Catilina, dalla Repubblica romana ai CRASS, da William S. Burroughs a Franti che festeggia la morte del re!
Enjoy the Revolution, love yourself!
http://www.necessitohc.com/
http://celticfolkpunk.blogspot.it/
http://www.accaci.org/
http://www.thesoundprojector.com/2010/06/18/heard-pains/
http://kalashnikov-collective.blogspot.it/
https://crassahistory.wordpress.com/

lunedì 28 dicembre 2015

Zelone...libera nos a malo [ What a Fuc*!]

Leggo su un sito di una testata giornalistica nazionale la recensione del prossimo film di Checco Zelone, Quo Vado, e una frase mi ha lasciato, come si dice…basito? Ecco il testo: “La forza di Zalone sta proprio nella capacità di parlare alla ”pancia” della gente”.
Wowowoow! Cosa? La “pancia della gente” in mano a Checco Zalone?
Questo vuol dire che per ribellarsi ad un Governo di non eletti, di Ministri improvvisati che non-hanno-mai-lavorato in vita loro, per liberare da un Commissario di Governo un Comune – come quello di Roma, che non ha la possibilità di eleggere un proprio Sindaco [ non accadeva da millenni che Roma non avesse un leader Politico!]…per garantire il lavoro e le pensione a migliaia di ex lavoratori, dobbiamo affidarci a Zalone? What a Fuc*!
Ebbene si, sarò un vecchio nostalgico ma ho sempre guardato con ammirazione a figure di rivoluzionari come Robespierre, Danton, Garibaldi, Che Guevara, Bobby Sand e alimentato la speranza che dietro l’angolo ci possa essere un nuovo vero leader, come in passato l’italico paese ne ha saputo esprimere…ma un comico no!
…credo che sia giunto il momento di scender ein campo! Nella peggiore delle ipotesi sarò deriso, ma tant’é…non sono i comici a parlare alla “pancia della gente”?
BUON ANNO POPOLO!

mercoledì 23 dicembre 2015

People have the Power...e buon natale Popolo!

...è Natale ed è tempo di auguri! Quindi...auguri!
Poi, però, vorrei dedicare due, dico-due, righe a quello che stà accadendo un pò in giro per il mondo, quello nostro per intenderci...quello occidentale dell'Europa-delle-banche e dei governi-dei-non-eletti.
Una situazione che definirei veramente triste, se non fosse che è proprio da questi momenti duri, beceri, cattivi...di istituzioni impassibili e autoreferenziali, di poteri forti [con i deboli ] e di diffuso distrattismo politico, che possono nascere realtà importanti che potrano indicare una nuova via alle nuove generazioni...
....cosa intendo? beh, in primis l'uscita di un nuovo periodico europeo dal nome bellissimo Roar Magazine. Il numero #0 è scaricabile online gratis ed il titolo del "barilotto" di carta [ più di 150 pagine! ] è Building Power! Da avere e supportare con l'abbonamento che vi costerà solo €20!
Un'altro bel segnale sono state le elezioni spagnole, dove i Podemos - diversi anni luce dal nostro M5S! - non hanno vinto, ma stanno costrigendo i finti socialisti a politiche più verso la gente e meno verso le banche! E che dire diquesto video bellissimo. Dove sul palco ci sono non solo i leaders, ma giovanissimi militanti.
Non sono mai stato un comunista, ma sicuramente la mia linea politica l'hanno dettata George Orwell [ the Road of Wigan Pier ], Pier Paolo Pasolini e il Red Wedge Movement inglese. Ho conosciuto Billy Bragg e letto - con avidità - la storia di Gobetti. Sono, in sostanza, un vecchio socialista!
...vorrei un giorno vedere un palco con centinaia di ragazzi giovani che, con pugno chiuso, inneggino a Victor Jara e Patti Smith! E no a Napolitano, Cossutta e vecchi commu-salottieri!
People have the Power...e buon natale Popolo!
 

giovedì 17 dicembre 2015

Henry ROllins on my blog! Wowowoow!

Non ho mai nascosto le mie origini punk e questo nonostante gli anni siano passati veloci e le ragioni della mia ribellione un po’ cambiate. Da giovane studente universitario feroce a futuro-sicuro proprietario di immobili [ con relativo mutuo] il mio processo di imborghesimento è, almeno in parte, stato ispirato a coerenti principi punk. Ci sarò riuscito? Boh!...anche se io credo di si…
Magari non appena questo blog sarà reimpostato ( ci siamo quasi buddies!) cercherò di essere un po’ più chiaro, ma – per ora – cerco di condividere con voi l’evoluzione di Henry Rollins un po’ come se fosse anche la mia! Recentemente il nostro Rollins è un po’ ovunque, dalla televisione globale  ( National Geografic canne) a riviste patinate di moda ( Essex), però l’anima è la stessa e, come dicevano i Negazione, Lo spirito continua
Ed è con questo spirito che questo blog pubblicherà, con cadenza quando-mi-interessa gli articoli di Henry Rollins per il LAWeekly on-line magazine.
Cominciamo ora con
Henry Rollins: No One Cares That You Saw The Interview
There is nothing like the Christmas holiday to remind me just how strange things can be. No, scratch that. How strange I can be, is more like it.
There is a level of pure bleakness I experience during this time of the year that I thankfully don’t encounter at any other time. I don’t think I could handle it.

mercoledì 16 dicembre 2015

…forse i miei pochi lettori ricordano ancora la mia passione per il Punk! Non è l’unica, anzi – un giorno – tornerò sulle mie “famose” Top-five per condividere con voi i miei “gusti”, per ora, visto che le feste sono dietro l’angolo e la pigrizia [ in forma di ferie] mi corteggia, voglio solo segnalarvi una delle migliori riviste in giro…Vive Le Rock Magazine!
E gustatevi queste belle copertine!!!!
Happy Xmass buddies…and  fuc* Santa!!!

 
 

giovedì 10 dicembre 2015

Santa Claus, l'albero di Natale e...Bob Dylan

Arriva il Natale ed è tempo di regali. Per gli altri, ma – soprattutto, per noi stessi!
Che “bazzica” Amazon spesso assembla una whising list dei propri sogni, così non sarà per me, però mi voglio divertire a fare un memo per ricordarmi cosa comprarmi, prima poi.
Sarà una coincidenza ma molti delle mie voglie commerciali convergono su un solo soggetto, Bob Dylan.
So, let’s start with my wish!
The Cutting Edge 1965 - 1966: The Bootleg Series Vol. 12 (6 CD Deluxe Edition).
Certamente il dodicesimo volume della serie Bootleg è – tra i tanti sino ad ora disponibili, il più interessante. Fa riferimento agli anno del Dylan del Greenwhich. Tutto il materiale viene dalle out-takes degli album Bringing It All back Home, Highway 61 Revisited e Blonde on Blonde. Album che hanno fatto la storia della musica popolare mondiale e della cultura ribellistica degli anni sessanta. Per anni ho pensato che Bob fosse un vecchio e quindi incompatibile con lo spirito punk, poi, però, i capelli diventano grigi e la rabbia dei suoni viene sostituita dalla saggezza delle parole e il loro significato sovversivo.
Dylan Goes Electric!: Newport, Seeger, Dylan, and the Night That Split the Sixties, dei titpi della Dey Street Books. Il libro si trova facilmente sia su Amazon che su qualsiasi e-commerce sito. Pete Seeger: "That noise is terrible! Make it stop." Questa la reazione del Padre del più purista Folk americano non appena il giovane Dylan amplificò la sua chitarra al NewPort Folk Festival. Per capire la portata della bestemmia, per la mia generazione, provate ad immaginare lo shock per vecchi punk come me, quando i Clash firmarono per la CBS! SCANDALO!
Lucky Luk, un-officila bootleg Disponibile ( con molta difficoltà) tramite i tipi della Wilbury Record Co. 001, e realizzato nel 1996. Conosciuto anche con il nome di Peco’s Blues.
Suonato dallo stesso Dylan tra il Messico e la California nel 1996, durante la registrazione del Film, Pat Garrett, questo CD, di altissima qualità – poiché i suoni provengono direttamente dalla sala di registrazione -, è un gioioso compendio di note in libertà, chiacchiericci in studio con divertenti intermezzi tra Dylan e lo stesso ingegnere del suono, diversi strumentali e ben tre versioni del classico Knockin' On Heaven's Door . Per me e per voi: da avere!
Bob Dylan Music Masters Collection Box Set [4 DVD]
Ben 4 DVD per raccontare un pò tutte le apparizioni di Bob Dylan nei circuiti televisivi europei. Non difficile da reperire sul mercato, ma neanche molto economico. Molti di queste apparizioni, alcune davvero “toccanti”, erano e sono ancora già disponibili in altri singoli DVD, però averle tutte insieme aggiunge un valore “filologico” all’intera opera che, per sua, natura è sempre e semplicemente…entertainment!

lunedì 7 dicembre 2015

Scrivo, perché mi annoio!

…ho voglia di perdere tempo, mi dedico al mio sonnolento blog [..ma grandi novità sono dietro l’angolo!]. Di cosa scrivere? Della vittoria del combo LePen? C’è tempo e mi devo documentare. Del nostro paese, naaaaaa…noioso! Allora di cosa? Boh?
…ci sono! Ieri sono andato alla fiera del libro piccolo! Ovvero Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria e con il mio amico Luca, ci siamo persi tra tanta carta. Ne è valsa la pena, primo perché – contrariamente a quanto si pensa, c’è ancora gente che si sbatte per rendere disponibile vecchie e nuove idee e non solo on-line; secondo perché ho trovato ( e comprato) tre o quattro cose che condivido con voi.
Jack London, “Lotta di classe” | Edizioni Nuova Delphi
I racconti riuniti in questo volume parlano di un Jack London per certi aspetti inedito. "L'apostata", "Il sogno di Debs" e "A sud dello Slot" sono, tra i suoi scritti, quelli che meglio esprimono l'impegno sociale e la sensibilità dello scrittore americano verso gli emarginati delle moderne società capitalistiche. Il rifiuto del lavoro alienante, il crollo del mito americano e delle sue promesse, gli schemi e le dinamiche dello scontro di classe sono i temi forti di queste opere. In appendice al volume l'interessante ( forse la parte più interessante ) scritto "Come sono diventato socialista".
Edmondo De Amicis, “La maestrina degli operai” | Edizioni Bel’Ami
Pubblicato originariamente a puntate a partire dal 1891, "La maestrina degli operai" rappresenta uno dei primi e più politici testi di Edmondo De Amicis, giunto alla svolta socialista e all'adesione al movimento nel 1892. Protagonista è la maestra Varetti, donna di famiglia nobile, cresciuta in collegio e terrorizzata dal "popolo". Sullo sfondo una scuola di un sobborgo torinese e una realtà industriale e operaia, descritta da De Amicis come un variegato e a tratti crudele affresco fatto di studenti e soprattutto insegnanti, pieni di incomprensioni per il mondo che li circonda. Per chi non lo sapesse De Amicis è il papà di Franti!
Laura Fezia, “La magia del gatto: Storie, leggende, misteri (Uomini storia e misteri)” | Edizioni dell’Acquario
Tra tutti gli animali domestici il gatto è certamente quello più affascinante, ma anche quello nei cui confronti esistono più pregiudizi. Non lo so se è vero, ma lo chiederò a Gio e a Luca, loro si che mano i gatti. Io? Un po’ meno!
Moreno Burattini, “Dalle storie dell'orrore a Zagor e Cico, l'arte e il mestiere di fare fumetti” | Edizioni ComicOut
Ebbene si, stò lavorando su un paio di soggetti per dei fumetti da proporre un po’ in giro. Il primo è un personaggio da inserire nella Milano post-secondo conflitto e all’inizio del boom economico, Il secondo è un giovane cattolico irlandese che si innamora di una prostituta inglese ( protestante) dei bordelli di Londra. Insieme decidono di affronatre la nuova vita e si imbarcano sul Mayflowers con destinazione “Nuovo mondo”. Il viaggio li cambierà ambedue, sino a stravolgere la loro stessa natura.
…ma ne riparleremo presto!
Ora vado a leggere un po’!
A voi…keep in touch! Grandi cambiamenti sono alla prossima…fermata!

domenica 6 dicembre 2015

E arrivano i Vinyl di Milano!

...E finalmente arriviamo al nostro primo e sudatissimo EP. Il titolo: “Tales from Hardcore City”. In fondo i nostri pezzi sono semplici spaccati di vita. I testi li scrivo io, lasciando la parte musicale a chi di musica capisce veramente (cioè tutti gli altri tre), raccontando pezzi o schegge (per dirla alla Crash Box) della mia vita nella periferia milanese … tra palazzi imbruttiti, amici, bevute, speranze e ancora bevute. E quindi ci siamo immaginati una “Hardcore City” da dove arrivano tutti questi racconti (Tales appunto).. un po' come la Gotham City di Batman... ahaha … ma con pochi supereroi e tanti Joker !
Il disco – che uscirà nella seconda metà di settembre in cd – è stato prodotto dalla nostra neonata etichetta Ghe n'è minga Records in collaborazione con “2 Life Sentences”, nuovissima etichetta punk oi di Milano gestita da Ricu e Andrea, sempre dai mitici Brutti e Ignoranti !
Il resto continua sul blog OfficineMilanesi!

giovedì 12 novembre 2015

Una vacanza punk a Kuala Lumpur [ Support RUMAH API]


Hi Dudes! [ quoted from Great Lebonski ],
avevo promesso un re-styling del blog e – sopratutto – una spersonalizzazione del titolo, da Andrea Pettini a Cantina Anarchica…beh, ci sto lavorando sopra…
…però non volevo perdere l’occasione di contribuire a diffondere un antipatico incidente che ha visto vittime i nostri amici punk di Kuala Lumpur! Lo so che a molti di voi sembrerà incredibile che si sia uno squat a Kuala Lumpur, ma credetemi c’è – anzi, forse c’rea! – ed è veramente attivo. Tanto attivo che il 28 agosto di quest’anno è stato “visitato” dalla polizia locale e con la [tipica] violenza comune a tutte le forze di polizia che agiscono per conto della (libera) collettività nel contrastare fenomeni terroristici, hanno sequestrato libri, CD, computers e quant’altro possa essere ritenuto utile a documentare la (sedicente) terribile attività eversiva. Più di 160 attivisti sono stati arrestati , compresi punks inglesi, americani, polacchi, Spagnoli…insomma europei!
Conseguenza di queste operazioni di “sicurezza” il Centro di RUMAH API – questa il nome del Centro e parola “chiave” per internet – ha ridotto la sua attività e di conseguenza anche la possibilità di reperire i soldi necessari per sostenere le spese legali ha visto una forte limitazione.
…ma la solidarietà del circuito punk globale – la famiglia punk! – non ha fatto mancare una dimostrazione di appartenenza e forte sostegno alle loro battaglie per l’indipendenza delle idee e la libertà dei contenuti che queste generano…
Ogni pensiero è un isola libertaria ( A.Pettini)
Personalmente ho già ordinato del materiale (per un imposto di €50) al loro fornitissimo distro. Sono curioso di sentire punk band dall’isola, ma – soprattutto – di essere al loro fianco nella lotta e non solo nei momenti edonistici!
Qui il link del Centro di RamahApi.
Punk Will never die!

lunedì 24 agosto 2015

Alzi la mano chi conoceva questo sito/rivista?

...questo la loro presentazione...
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Date un occhiata su questo link [ QUI ]
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